American Horror Story 7 Cult: l'America secondo Ryan Murphy

Ha esordito oltreoceano su FX la settima stagione (Cult) di American Horror Story in cui Ryan Murphy esplora il lato oscuro degli Stati Uniti.

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Ryan Murphy lo aveva promesso e così è stato, American Horror Story: Cult sarà una stagione della antologica serie TV decisamente politica e tutta incentrata non tanto sulle elezioni, che fanno da incipit al corale racconto nei primissimo minuti di Election Day, quanto sulle conseguenze che la vittoria di Trump ha avuto sulle realtà di "persone/personaggi tipo" della fauna americana, che siano essi sostenitori del Presidente USA o meno.

Due facce della stessa inquietante medaglia

La settima stagione di American Horror Story parte presentandoci quelli che saranno i personaggi cardine dello show, ovvero Ally (Sarah Paulson) e Kai Anderson (Evan Peters). Allly è sposata con Ivy e con lei ha un figlio, Oz. La coppia lesbica vive con grande dolore la vittoria di Trump ma quella che prende peggio la notizia è sicuramente il personaggio della Paulson la quale entra in un profondo stato depressivo coadiuvato da un aggravarsi della sua coulrofobia. La donna, infatti, incomincia a vedere clown ovunque e soprattutto negli estimatori di Trump - suo peggiore incubo al pari dei pagliacci - e la cosa metterà a serio rischio la sua attività e il rapporto con la moglie.
Dall'altra parte invece, c'è Kai, giovane disadattato, entusiasta della vittoria di Trump tanto da fondare una specie di setta basata su un credo fatto di convinzioni omofobe e fasciste ma soprattutto basato sull'idea che chiunque dovrebbe essere vittima delle proprie paure, alla quale si unirà Winter (Billie Lourd), studentessa avvezza all'autolesionismo che ha lasciato gli studi per seguire la campagna ellettorale di Hillary Clinton che, tra le altre cose, diverrà anche la baby sitter del piccolo Oz e inizierà il bambino al dark web convinta che guardare certi orrori crei anticorpi.

Buona la (season) première

Con questa season première di Cult, American Horror Story pone le basi per una narrazione estremamente interessante basata sull'idea di esplorare le conseguenze del mettere le persone faccia a faccia con le proprie paure, come promesso, ma anche sull'idea di raccontare - a suon di metafore e personaggi caricatura - le due fazioni dell'America contemporanea senza salvare nessuno.

Ryan Murphy, infatti, non salva la vena violenta di quella parte dell'alt-right americana che è stata felice della vittoria di Trump e si è sentita appoggiata da questa, ma neanche fa alcuno sconto alla parte liberale dell'America talmente certa della vittoria della Clinton che (poco) ha fatto per farla trionfare e, ora che ha persona, è solo prodiga nel lamentarsi.