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Beau Séjour 1x01: L'albergo della morte

Fantasmi e drammi in famiglia sono gli ingredienti principali di una serie belga disponibile - ma solo in alcuni paesi - su Netflix.

first look Beau Séjour 1x01: L'albergo della morte
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L'espansione internazionale di Netflix a livello di contenuti continua con l'arrivo, fuori dalla patria, di Beau Séjour (sebbene per ora, per quanto concerne l'Europa, sia disponibile solo in Polonia e nei paesi scandinavi). Dopo le produzioni in spagnolo (Club de Cuervos, Narcos), francese (Marseille), portoghese (3%) e giapponese (Hibana), e in attesa dell'arrivo delle serie girate in italiano (Suburra) e tedesco (Dark), in questa sede si parla olandese, per l'esattezza il dialetto fiammingo che caratterizza il Belgio, paese sempre più attivo nella realizzazione di racconti seriali in entrambe le lingue nazionali (per la popolazione francofona è attualmente in onda il poliziesco Ennemi public). Con Beau Séjour, nuova creazione di Nathalie Basteyns, Kaat Beels, Sanne Nuyens e Bert Van Dael (alcuni dei quali hanno già collaborato alla scrittura di un'altra serie belga di successo, Jes), il modello in termini di atmosfere sembrerebbe quello francese di Les revenants, con un mood sottilmente inquietante che attraversa i paesaggi e cambia in modo irreversibile le vite dei personaggi, coinvolti in un interessante ibrido fra thriller e ghost story.

La ragazza che non c'era

Beau Séjour è il nome dell'albergo dove si sveglia una mattina, senza sapere come c'è finita, la giovane protagonista Kato Hoeven (Lynn Van Royen). Dopo aver trovato il proprio cadavere nella vasca da bagno, la ragazza, scioccata, deve scoprire esattamente cosa sia successo, e il motivo per cui solo determinate persone siano in grado di vederla (tra cui suo padre).

Da lì nasce un mistero che sembra destinato a far emergere i segreti di tutta una comunità, tra bevute, gare di motocross e indagini in un microcosmo coperto da un'atmosfera giustamente uggiosa dove, almeno nel primo episodio, non c'è molto spazio per quell'umorismo un po' stralunato che caratterizza il paese (fa eccezione il padre di Kato, al centro di una simpatica gag sulle allucinazioni). La commistione di generi dà all'operazione un'aria familiare ma comunque sottilmente nuova, principalmente per l'ambientazione e il mood tipicamente fiammingo, e il tutto si appoggia sull'interpretazione etera di Van Royen, sorretta da una scrittura che introduce la premessa e i personaggi in modo completo mentre pone le basi per un intrigo capace di giustificare altri nove episodi. Un intrigo che suggerisce che si tratti di un altro buon acquisto da parte di Netflix, possibilmente in vista di una vera produzione originale in territorio belga.