First look Breaking In - Stagione 1

Una società cerca giovani geni per testare i sistemi di sicurezza dei propri clienti

Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

Se si prende un attore di indiscusso carisma come Christian Slater, si aggiunge un protagonista un po’ sfigato-un po’ genio, si butta nel mezzo una serie fatta di personaggi bizzarri ed un pizzico di belle ragazze, si ha per la mani del buon potenziale. Se però si amalgama il tutto con una trama scialba e insipida, ecco che il risultato rischia di deludere.

La trama

Una società composta per lo più da giovani geni (ognuno specializzato in un determinato campo) e diretta da l’eccentrico Oz (Christian Slater), si occupa di sicurezza. Non una sorta di guardie giurate però. Anzi, forse l’esatto opposto. Il loro scopo infatti è quello di cercare i punti deboli dei sistemi di sicurezza dei propri clienti, cercando di derubarli e testandone così l’effettiva validità.
Buona idea? Forse. Nulla di così innovativo comunque.
Come sempre in questi casi tanto non è la trama a farla da padrona ma le singole scene. E in questa commedy, che sfiora da lontano il mondo nerd e concentra la sua parte comica quasi esclusivamente sulla figura di Oz (che rimane tuttavia pur sempre un personaggio marginale), di scene memorabili per il momento non se ne sono viste.

Pro e contro

C’è da dire che Breaking In non è quanto di peggio ci sia in circolazione. Il fatto che il divertimento sia latitante e che un pilot che dovrebbe invogliare a seguire la serie scompaia dalla memoria nel giro di mezz’ora, non significa che tutto sia da buttare. I suoi 40 minuti, anzi, li riesce a far passare e un sorriso lo potrà pure strappare. Sono però più i dubbi che fa sorgere che i punti a suo favore che riesce a segnare.
Il dubbio maggiore è proprio a livello di sceneggiatura. Le prime due puntate lasciano presagire una trama orizzontale praticamente nulla, basata solo su episodi autoconclusivi dallo stile vagamente alla White collar (che non a caso ha riscosso un successo davvero mediocre). Abbastanza scontata anche l’attrazione che “ora c’è e ora non c’è” tra il protagonista Cameron (Bret Harrison) e la bellissima di turno (e parlando di “bellissima” per Odette Annable sembra quasi di usare un diminutivo) che promette qualche evoluzione futura. Niente di nuovo anche a livello di regia e di musiche, che rimangono comunque su un livello accettabile, pur senza colpire mai.
Come dicevamo, però, la serie non sembra nemmeno da distruggere completamente. Tutto sommato il suo compitino lo fa e un occhio divertito gli si può anche dare, consapevoli del fatto che difficilmente ci si potrà innamorare di un prodotto simile.

Breaking In - Stagione 1 Se fossimo degli insegnanti di una vecchia scuola e ci dovessimo rivolgere ai “genitori” di Breaking In, ci troveremmo a dire che il loro figlio “è intelligente ma non si applica”. Ovvero: deve fare molto di più perché così, più in là di una rosicata sufficienza, non si va. È pur vero, tuttavia, che su due puntate non si può giudicare una stagione intera. Diciamo allora che per adesso quello che abbiamo visto non ci è né piaciuto né ci ha fatto ribrezzo. Una mediocrità sconcertante in un mercato sempre più concorrenziale, che rischia di annoiare ben presto.