Crisis in Six Scenes: Un primo sguardo alla serie di Woody Allen

La prima delle sei scene della serie TV diretta da Woody Allen è un "best of" del suo cinema e dei suoi personaggi migliori: nulla di nuovo.

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Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

"Nel 1960 l'America è sull'orlo della rivoluzione, e nel bel mezzo di questo tumulto sociale c'è Sidney Muntzinger". In sottofondo i Jefferson Airplane cantano Volunteers, e Crisis in Six Scenes apre i battenti tra immagini di repertorio che mostrano le rivolte degli americani in seguito alla guerra in Vietnam e un Woody Allen seduto sulla sedia del barbiere, pronto a farsi fare un taglio che non lo farà mai somigliare al James Dean ritratto nella foto che porta ad esempio. Sidney Muntzinger è uno scrittore disilluso, stanco, chiuso nelle sue piccole nevrosi e preso dalle battaglie di tutti i giorni, che lo isolano dal mondo esterno: il topos alleniano all'ennesima potenza, che viene contrastato in questo primo episodio dalla presenza del giovane Alan (John Magaro), una sua versione più giovane che con pensieri di guerra e rivoluzione fa ancora un po' la lotta, sebbene poi ceda allo sguardo della fidanzata Ellie (Rachel Brosnahan). A chiudere il cerchio Kay Munsinger (Elaine May), goffa terapeuta di coppia che tenta di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno al lavoro così come nel suo matrimonio, ma che in realtà quel bicchiere lo riempie fin troppo spesso di vino bianco, da cui si separa solo per dormire.


Woody Allen all'ennesima potenza

Fin dal primo atto di queste sei scene - episodi da 20 minuti, che rendono il lavoro di Woody Allen più un film diviso in sei che una vera e propria serie tv - ci si trova davanti all'evidente mancanza di originalità di Crisis in Six Scenes. Allen si è sempre dichiarato in grande difficoltà con il medium televisivo, e ha più volte ammesso di aver accettato solo davanti ad un irrinunciabile compenso economico: di fronte a questa chiara incapacità di movimento il pluripremiato regista si rifugia nel conosciuto, e rende Crisis in Six Scenes un semplice "best of" del suo cinema migliore, condito dal sarcasmo veloce di battute al vetriolo che hanno reso famoso tanto lui quanto il suo protagonista. Gli amanti del cinema di Allen si troveranno a casa nei movimenti di macchina dedicati ai personaggi, nella fotografia calda e rassicurante, nella messa in scena teatrale che favorisce l'interazione e il dialogo tra i protagonisti. Coccolati da una immancabile punta Jazz tra Jimmy Giuffre e Herbie Mann e accolti in un arredamento anni '60 di cui si può quasi sentire l'odore delle stoffe colorate e del legno lucido, si troveranno di fronte ad un prodotto tecnicamente qualitativo, in cui si respira il gusto del regista ad ogni secondo. Chi però si aspettava un guizzo in più da questo esperimento rimarrà, almeno in questo primo episodio, mortalmente deluso. Il finale promette tuttavia qualche sorpresa, e se i primi venti minuti sono apparsi un antipasto di cui si conosce già il sapore, questo menù ha ancora tutto il tempo di stupirci e smentirci con le prossime cinque portate.