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Disjointed: Netflix incontra Chuck Lorre

Le nostre prime impressioni sulla nuova serie comica di Netflix creata da Chuck Lorre, celeberrimo produttore di sitcom di successo.

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Tra le tante strade intraprese da Netflix a livello di programmazione originale c'è la riesumazione del formato sempre più desueto della sitcom tradizionale, con tre macchine da presa, uso di location relativamente fisse create in teatri di posa e presenza di pubblico in studio le cui risate accompagnano le battute.
Una modalità narrativa che va ancora per la maggiore solo su CBS per quanto riguarda i grandi network americani (ma la NBC ha deciso di puntare nuovamente sul genere con il ritorno di Will & Grace), e che il gigante dello streaming ha voluto sfruttare facendo ricorso a tre brand molto specifici: nel caso di Fuller House, giunto alla terza stagione, si ha a che fare con un vero e proprio revival di uno dei maggiori successi degli anni Ottanta e Novanta (Full House); The Ranch, arrivato alla seconda annata, punta sulla rinnovata partnership recitativa tra Ashton Kutcher e Danny Masterson, protagonisti del mitico That ‘70s Show; e adesso è arrivato Disjointed, che segna il debutto su Netflix del produttore e sceneggiatore Chuck Lorre, creatore di Dharma & Greg, Due uomini e mezzo e The Big Bang Theory (quest'ultimo in fase di espansione con lo spin-off/prequel Young Sheldon).
E in occasione di quella transizione il celebre showrunner ha scelto un argomento che forse sui network sarebbe difficile da trattare fino in fondo: il consumo di marijuana.

Risate "stonate"

L'appeal di Disjointed è costruito principalmente sull'interpretazione di Kathy Bates, di nuovo sul piccolo schermo nei panni di tale Ruth, proprietaria di un negozio che vende cannabis in seguito alla legalizzazione della sostanza in California. L'argomento sarebbe un terreno fertile per intuizioni comiche di alto livello, soprattutto nella società americana attuale dove ciò che accade ogni giorno può indurre più di una persona a cercare conforto nel fumo.

A giudicare dal primo episodio, però, a Lorre interessa di più limitarsi a battute elementari sulla vita quotidiana del tipico "fattone", creando quel bizzarro territorio sconcertante già riscontrato in The Ranch, dove la volontà di affrontare tematiche più adulte (supportate dall'assenza di censura su Netflix) si scontra con l'estetica "per tutti" tradizionalmente associata alla sitcom girata in studio. Disjointed prova ad andare più lontano giocando sull'elemento formale, tirando in ballo YouTube, animazione e riprese col telefonino, ma anche questi elementi sono affetti dalla piattezza generale che attraversa il primo capitolo delle disavventure di Ruth. Se il resto della stagione mantiene lo stesso livello, è consigliabile recuperare o rivedere un prodotto davvero audace e divertente sul tema della marijuana come Weeds.