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El Chapo: le prime impressioni sulla nuova serie Netflix

Adesso su Netflix l'epopea di Joaquín "El Chapo" Guzmán. Ascesa e caduta di un narcotrafficante sulle orme di Narcos.

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Squadra che vince non si cambia. O meglio, prodotto che funziona crea un filone univoco. È una cosa a cui ormai siamo abituati: l'abbiamo visto noi, in prima persona in Italia. Da Romanzo Criminale in poi le produzioni serie e ambiziose sono state tutte sul crimine organizzato nostrano. Quasi a rimarcare una macchietta stereotipica, sole mafia e mandolino, abbiamo sfruttato i luoghi comuni che ci vengono affibbiati nel panorama internazionale e ne abbiamo fatto un brand di successo.
Così sembra succedere anche in Sud America. Dopo il successo di Narcos, Netflix ha intrapreso lo stesso percorso di Sky Italia, sfruttando il "simbolo" sudamericano, il narcotraffico. Ecco allora in pieno sviluppo un vero e proprio filone tipico, che ci porta oggi El Chapo, nuova serie della piattaforma streaming americana in co-produzione con Univision. Quello che si propone è di essere per Joaquín "El Chapo" Guzmá quello che Narcos è stata per Pablo Escobar: un racconto estremamente aderente al fatto di cronaca, lungo tutto il percorso di ascesa e caduta di uno dei rappresentanti più illustri del narcotraffico internazionale.

Nato sotto il segno di Narcos

La comunanza di intenti tra le due serie è decisamente palese, e non passa minuto, guardando il primo episodio, senza che la mente vada a Wagner Moura e il suo Pablo. Sin dai titoli di testa, stilisticamente molto simili all'epopea colombiana, tutto ricorda Narcos, volontariamente o no. Simile è l'alternanza immagini vere e recitate, così come l'utilizzo delle didascalie; simile li passaggio tra le stanza della politica e i magazzini pieni di droga; simile l'estetica dei personaggi, ma lì non ci si può fare niente, i narcos quelli sono, con baffoni e polo a mezze maniche. Il sentimento di déjà vu si rafforza con l'apparizione proprio di sua maestà Pablo Escobar.

L'ancora giovane e sottoposto messicano Joaquín è all'inizio della sua scalata al potere, così come all'inizio è la serie che deve cercare di ritagliarsi un posto e scrollarsi di dosso l'ombra di Narcos. Eppure il primo episodio ha come perno questo simbolico incontro, che, volontariamente o meno, affida nelle mani della presenza di Escobar un rilancio sia nella serie che nella vita del personaggio. È una lotta contro il tempo quella del Chapo, pronto a tutto per dimostrare la sua abilità a Don Pablo, che lo vedrà vincente e probabilmente lanciatissimo verso la sua ascesa ad episodio concluso.

L'ombra lunga del patrón

La figura del Chapo è generalmente molto meno conosciuta ed iconica di quella di Escobar, e questa differenza si sente anche nel primo impatto con la serie. Il Guzmán di Marco de la O è un personaggio molto meno carismatico e che avrà tanto lavoro da fare per ritagliarsi un suo spazio. Così come narrativamente la partenza è un pò lenta, senza tensione o picchi di esaltazione. Nonostante l'espediente del conto alla rovescia che incombe non si trasmette un vero senso di ansia o incertezza.

Così come, almeno per il momento, il ruolo assolutamente marginale della DEA e delle forze dell'ordine messicane ci priva di quell'interessante doppio punto di vista caratteristico di Narcos, ma soprattutto rende le azioni dei narcotrafficanti meno interessanti perché più semplici, prive di veri ostacoli. Partire da un confronto con l'altro prodotto Netflix è forse sbagliato ma inevitabile, con la sensazione che siano gli stessi autori a cercarlo. Quello che si spera è che dopo questo esordio legato a Narcos, El Chapo riesca a guadagnare una sua autonomia, proponendoci delle soluzioni originali ed incisive che lo discostino da quel baratro del more of the same in cui facilmente potrebbe cadere.

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