Fear the Walking Dead 3x01: La Lenta Sopravvivenza

Il prequel della serie zombie di AMC torna con un terzo ciclo di episodi, sempre votato ad una progressione lenta e inerte....

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Mentre The Walking Dead si avvia verso l'ottava stagione in bilico tra momenti di autentica ispirazione e una certa pigrizia creativa che confeziona colpi di scena e bagni di sangue con il pilota automatico, crogiolandosi nella consapevolezza di avere un pubblico fedele disposto a soprassedere sulle cadute di stile dopo gli inizi gloriosi, il prequel/spin-off Fear the Walking Dead non ha l'attenuante di un esordio forte seguito da debolezze progressive.
La seconda serie ambientata nell'universo creato da Robert Kirkman, situata cronologicamente all'alba dell'apocalisse zombie al centro dello show principale, è stata penalizzata sin dal principio da archi narrativi meno coinvolgenti e personaggi scritti in modo diseguale, senza una fonte fumettistica su cui appoggiarsi per dare loro delle personalità di base sufficientemente solide.
Tutto questo nonostante la partecipazione artistica di Kirkman, menzionato come co-creatore, e la presenza di interpreti di tutto rispetto come Kim Dickens, intrappolati in un deserto catodico senza via d'uscita che rimane in vita principalmente per rafforzare sul piano commerciale il brand della AMC (parzialmente indebolita dopo la conclusione di Mad Men e Breaking Bad). Forse le cose cambieranno nella già annunciata quarta stagione, con un cambio di showrunner, ma per ora lo status quo non sembra cambiato, a giudicare dal doppio episodio inaugurale della terza annata.

Due ore di agonia

Iniziare la stagione con due episodi consecutivi (anziché il singolo episodio extralarge che è uno dei tratti caratteristici di The Walking Dead) è un'idea di per sé vincente, poiché la struttura più movimentata del secondo capitolo compensa l'atmosfera generalmente mortifera (in senso negativo) della prima, attraversata da varie parentesi volte a porre le basi per i quindici episodi a seguire senza un vero senso di direzione o impeto narrativo.

Per agitare un po' le acque Dave Erickson prova a sfruttare gli stratagemmi che hanno fatto la fortuna della serie madre, in particolare le uscite di scena inattese, ma queste funzionano solo se c'è un legame sufficientemente forte tra il personaggio in questione e lo spettatore, cosa alquanto improbabile per la maggior parte di coloro che, o per inerzia o per lealtà nei confronti del franchise, seguono regolarmente Fear the Walking Dead. Alcuni momenti di dignità drammatica sono assicurati da Cliff Curtis, che fa del proprio meglio con una sceneggiatura a dir poco diseguale, e da Kim Dickens, ma se questa è la strada spianata davanti a noi per i prossimi mesi i motivi per gioire saranno pochi.