Frontier: alla scoperta della nuova serie co-prodotta da Netflix

La nuova serie co-prodotta da Netflix e Discovery Channel Canada si avvale del fascino ruvido di Jason Momoa e dell'atmosfera brutale d'altri tempi.

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Con la messa in onda di Frontier ci troviamo di fronte alla prima produzione originale della filiale canadese di Discovery Channel, in collaborazione con Netflix (che distribuisce il serial, attualmente composto da sei episodi, fuori dal paese d'origine, dove rimarrà inedito sulla piattaforma di streaming fino al 2018). Si tratta di un dramma storico, per certi versi imparentato con Turn, la serie di AMC sulla Rivoluzione americana. Ma è anche e soprattutto il nuovo prodotto catodico che si avvale della presenza carismatica di Jason Momoa, nuovamente coinvolto in un progetto che non sia fantasy o fantascienza (qualche anno fa ci fu l'interessante The Red Road), in attesa di una trasferta a lungo termine sul grande schermo nei panni di Aquaman (già intravisto in Batman v Superman: Dawn of Justice). Quello di Momoa è comunque un caso eclatante di lupo che perde il pelo ma non il vizio: il genere sarà diverso, ma le abilità recitative dell'attore hawaiano sono usate per scopi simili a quelli de Il Trono di Spade. Non che ciò sia un problema, anzi: l'utilizzo di un interprete come Momoa dà a Frontier un sapore decisamente diverso rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare da un programma di questo tipo.

Ribellione commerciale

Momoa brilla nei panni di Declan Harp, un fuorilegge mezzo irlandese e mezzo indiano d'America, il cui intento è contrastare il monopolio della Hudson's Bay Company nel commercio di pellicce in territorio canadese. A prima vista potrebbe sembrare l'ennesima variazione sul tema del ribelle americano (più o meno) contro gli oppressori britannici (chi segue regolarmente le serie inglesi riconoscerà forse l'attore Alun Armstrong nei panni di Lord Benton), ma il punto di forza principale della scrittura di Rob e Peter Blackie è la presenza di sfumature che rendono molto più sottile il confine tra "buoni" e "cattivi", dando alle premesse della serie un'identità drammaturgica intrigante per gli episodi a venire (è già stata confermata una seconda stagione). Unico neo dell'operazione, almeno nella prima puntata, è la presenza di Landon Liboiron, che gli utenti di Netflix ricorderanno - o forse no - come uno dei protagonisti di Hemlock Grove, e che in questa sede ha l'onere di un accento irlandese non sempre convincente. Non ci resta che vedere gli altri cinque episodi di questo primo ciclo per sapere se Frontier riuscirà a compensare questa pecca minima. D'altronde, è improbabile che chi si interessi alla serie lo faccia per il cast, al di fuori di Momoa...