Genius: uno sguardo alla nuova serie di Ron Howard

Abbiamo visto il primo episodio di Genius, la serie antologica di Ron Howard che vede protagonista in questa prima stagione un Einstein a tutto tondo.

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Berlino, 24 Giugno 1922. Due esponenti dell'allora embrionale Partito Nazionalsocialista Tedesco fanno saltare con una granata l'auto del neo-ministro degli esteri Walther Rathenau dopo averlo ucciso a colpi di mitragliatrice. Nel frattempo Albert Einstein, direttore del dipartimento di Fisica dell'Università di Berlino, è colto in una goffa scena di sesso con la sua segretaria. Così si apre Genius, la nuova serie di Ron Howard per National Geographic; non una serie sul solo premio Nobel per la fisica, ma che, nei piani del network e dello stesso regista, dovrebbe rappresentare un'antologia che di stagione in stagione esplori le vite delle più brillanti menti dell'umanità.

Due facce, un solo genio

Nonostante il canale, non vuole essere una serie «educational», ma un'opera a tutto tondo, fedele si alla biografia e al contesto storico, concentrata però prima di tutto sugli uomini di cui parla. Si parte da Einstein,e non poteva essere altrimenti. Considerato simbolo della genialità a livello di immaginario collettivo, Howard ne vuole dare i contorni da rockstar, vero ribelle, contrario all'autorità e tutto spinto dal suo genio creativo. L'idea è molto chiara, dare un resoconto biografico del fisico che non sia lineare, ma procedendo su due filoni narrativi che vedono agire un giovane Albert in piena formazione contemporaneamente al già affermato professore. Se da un lato abbiamo un per i più sconosciuto Johnny Flynn (già Dylan, protagonista di Lovesick), nella parte dell'Einstein adulto troviamo un pezzo da novanta, mr. Geoffrey Rush.

È proprio quest'alternanza dei piani temporali la cosa più interessante, che ci permette di cogliere gli aspetti più intimi e particolari dell'uomo dietro il genio. Vediamo l'insoddisfazione, il senso di prigionia in un sistema scolastico ritenuto limitante, la passione e i sogni di un giovane che ha voglia di spaccare e scoprire il mondo; così come il rapporto con la moglie Elsa (Emily Watson) l'ostinazione, la caparbietà e la paura sempre crescente davanti all'insorgere del movimento nazista di cui si riscopre essere un bersaglio.

Quello che la fisica ci può dire

Il primo impatto è senz'altro positivo. C'è la voglia di approfondire, di non rimanere ai soliti stereotipi della linguaccia di Einstein, ma di creare nel corso dei dieci episodi un racconto stratificato e in grado di regalarci un personaggio tridimensionale. Paradossalmente in questo primo episodio colpisce più il giovane Flynn, con un Rush un po' piatto salvo un paio di situazioni. Siamo solo all'inizio, si è solo impostata la storia e siamo fiduciosi che ci sarà un crescendo, anche visti i nomi e gli sforzi in campo. Le intenzioni ci sono tutte, piccoli dubbi al contempo rimangono: è da verificare il decollo dei protagonisti, così come la questione sulla lunghezza. Una figura come quella del fisico di Ulma è senza ombra di dubbio interessante, ma c'è da vedere se può reggere al formato seriale, dove i tempi e la narrazione sono necessariamente più dilatate. Riuscirà quindi Albert Einstein ad uscirne come una rockstar?