First look Haven - Stagione 1

L'agente Audrey Parker si ritrova a investigare sui misteri della cittadina di Haven

first look Haven - Stagione 1
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Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

Stephen King ha donato al cinema decine di riadattamenti, alcuni dei quali si sono rivelati dei veri e propri capolavori (basti pensare a Shining, Il miglio verde, Misery non deve morire, Le ali della libertà e il sottovalutato Stand by me). Decisamente meno fortuna hanno avuto i coraggiosi che hanno provato a trasformare un romanzo del re del brivido in una serie tv. Forse il successo maggiore in questo caso lo si era raggiunto con The tommyknockers, miniserie del 1993 che ebbe un discreto riscontro di pubblico nonostante non fosse all’altezza del libro.
Sam Enst e Jim Dunn hanno deciso di riprovarci, riportando sullo schermo una serie tratta dal libro “Colorado Kid”. Vediamo quindi cosa ci promette la loro Haven, in onda ogni venerdì su SyFy.

Una prima precisazione

Spesso accade che un film non sia all’altezza del libro a cui si è ispirato. D’altra parte rendere l’idea di qualcosa che si assapora con la lettura è tutt’altro che semplice. Con Haven non si corre questo rischio, e il motivo è semplice: con il libro di King c'entra così poco che anche fare un paragone diventa difficile.
Sì, certo, alcuni riferimenti ci sono, e anche alcuni personaggi appaiono simili a quelli del racconto. Ma tutto lì. Per il resto, partendo dalla protagonista che passa dall’essere una ragazzina che si diverte a fare la giornalista ad un’agente speciale dell’FBI, passando per i misteriosi poteri degli abitanti di Haven, nulla sembra ricalcare le orme lasciate con l’inchiostro dal vecchio Stephen.
Gli autori si sono difesi da questa prevedibile accusa affermando che “nella serie, così come accade nei romanzi di King, la parte più spaventosa non sono i superpoteri, ma il modo in cui si comportano le persone”.
Adesso non vi spaventate se sentite dei rumori come di unghie sul vetro: sono solo gli autori che provano ad arrampicarsi sugli specchi.

Di horror niente, ma...

L’accoppiata King più televisione farà venire i brividi a molti. Una generazione intera è cresciuta diffidando dei clown e girando a largo dai San Bernardo.
Purtroppo però, in Haven la tensione che caratterizza i lavori dello scrittore viene totalmente meno e, in un momento in cui i vampiri la stanno facendo da padrone in ogni mezzo di comunicazione inventato dall’uomo, questo è un limite non da poco. Il paranormale si percepisce sin dalle prime scene, è vero, ma nulla che riesca a dare una pur piccola scossa di adrenalina.
Tutto da buttare quindi? No, non esageriamo. In realtà queste prime puntate hanno dato spunti interessanti e solleticano (ma niente di più) la curiosità dello spettatore. E soprattutto divertono. Il grosso punto a favore della serie è rappresentato infatti dai personaggi principali, con la bella Audrey Parker (Emily Rose) e Lucas Bryant (Nathan Wourns) che si divertono a punzecchiarsi di continuo, inscenando qualche siparietto simpatico, allietando 40 minuti che, altrimenti, sarebbero stati soporiferi.

Un'eroina digitale

Se guardando Haven vi coglie l'inspiegabile voglia di prendere in mano il joypad della Playstation, non siete del tutto impazziti e un motivo c'è: Emily Rose è l'attrice che ha prestato il suo volto per la creazione di Elena Fisher, compagna di Nate Drake nella serie di videogiochi Uncharted.

Vediamo dove si andrà a finire

Come moltissime serie nate negli ultimi 2 o 3 anni, la pecca principale di Haven è quella di mettere in scena episodi autoconclusivi nei quali, sul finire, si va ad aggiungere un tassello ad una trama orizzontale decisamente poco valorizzata. Le scelte degli sceneggiatori, d’altra parte, vanno rispettate, ma non si può non notare come la maggior parte di queste produzioni non abbia visto la luce della seconda stagione (citiamo, per affinità di intenti, Happy Town, che non ha visto finire nemmeno la prima stagione). La domanda, quindi, ci nasce spontanea: possibile che non ci siano sceneggiatori in grado di creare una trama solida e appassionante che non si basi su singoli episodi fini a se stessi ma riesca a concatenare gli eventi in un crescendo di aspettative?

Haven - Stagione 1 Con due sole puntate all’attivo Haven non può essere certo cestinato. Ha in sé alcune idee promettenti che necessitano però di essere incanalate nel giusto modo, senza scadere nel banale o nel già visto. Gli sceneggiatori di Haven sono avvertiti: il rischio che corrono è che l’opera di King si trasformi in un incubo. Il loro.