Homeland 6x01: America oggi

Il thriller politico della Showtime torna sul suolo statunitense con un nuovo ciclo di episodi che si annuncia molto attuale.

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Quasi cinque anni fa era lecito chiedersi se Homeland rischiasse di trovarsi rapidamente a corto di idee, a causa di quello che, stando alla protagonista Claire Danes, era un'imposizione dall'alto (il canale Showtime chiese che il personaggio di Nicholas Brody sopravvivesse al finale della prima stagione, allungando oltre il limite previsto dagli showrunner un filone narrativo romantico non sempre efficace). A risollevare le sorti di questo interessantissimo remake americano di una serie israeliana è stata la svolta geografica della quarta annata, girata quasi interamente in Sudafrica dopo tre stagioni di ambientazione prevalentemente statunitense e senza la partecipazione di Damian Lewis nei panni di Brody (ucciso al termine del terzo ciclo di episodi). La stagione successiva è stata anch'essa dal sapore internazionale, spostando le difficoltà personali e professionali di Carrie Mathison (Danes) a Berlino e integrando nella storyline elementi reali come la controversia di Edward Snowden e la crisi legata all'immigrazione in Europa. Una reinvenzione costante che sembra voler essere la nuova direzione creativa del programma fino alla fine, o per lo meno quella prevista dai creatori Howard Gordon e Alex Gansa (il secondo ha affermato che l'ottava stagione, già confermata da Showtime, sarà l'ultima per lui).

Una nuova era

Dopo due anni all'estero, Carrie è tornata stabilmente negli Stati Uniti, dove ci si appresta ad assistere al debutto di un nuovo Presidente, l'ex-senatrice Elizabeth Keane (Elizabeth Marvel). Sebbene l'idea di una figura femminile alla Casa Bianca non sia nuova nell'opera di Howard Gordon (fu durante la sua gestione di 24 che il popolo americano elesse Allison Taylor, interpretata da Cherry Jones), è quasi impossibile non pensare, soprattutto se si abbina tale elemento al nuovo lavoro di Carrie (è impiegata da una fondazione che aiuta i musulmani residenti negli USA), ad un minimo di influenza da parte di quanto accaduto nel mondo reale nell'ultimo anno, con campagne elettorali basate sulla xenofobia e la speranza che dopo il primo Presidente di colore si passasse al primo di sesso femminile (le riprese della sesta stagione sono iniziate prima delle elezioni dello scorso novembre). In mezzo a queste novità, alle quali possiamo aggiungere la convalescenza di Quinn che aggiunge una benvenuta punta di rabbia alla performance di Rupert Friend, si muovono comunque elementi riconoscibili di Homeland a cui siamo abituati da più di cinque anni, principalmente la costante sete di giustizia di Carrie - l'anima turbata di un mondo tutt'altro che semplice e prevedibile - e i complotti all'interno della CIA. Il tutto condito con quell'atmosfera grigiastra che annuncia altri undici episodi carichi - speriamo - di tensione e riflessione politica.