La mafia uccide solo d'estate 1x01: Il film di Pif arriva sul piccolo schermo

La commedia sulla criminalità organizzata in Sicilia diventa una fiction in sei parti, sempre con la voce narrante di Pierfrancesco Diliberto alias Pif.

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In principio ci fu Sky, con Quo vadis, baby?, Romanzo Criminale - La serie e Gomorra - La serie (quest'ultimo ancora in corso) e poi arrivò Netflix, che l'anno prossimo presenterà Suburra, il primo Netflix Original prodotto in Italia. Tra i due colossi si colloca ora la Rai con La mafia uccide solo d'estate, ennesima incursione produttiva nella trasferta di un crime movie dal grande al piccolo schermo. Con una piccola differenza legata all'atmosfera: laddove i serial già citati sono caratterizzati da un mood nerissimo, la trasposizione televisiva dell'omonimo film mantiene i toni da commedia del progenitore, un dettaglio che lo rende idoneo ai palinsesti della TV in chiaro e contribuisce, come già successo al cinema, a distinguerlo dalla concorrenza (incluso, proprio in casa Rai, Il commissario Montalbano, dove la presenza della mafia induce tutt'altro che allegria). Si prospettano quindi sei doppie puntate divertenti e dissacranti, un'alternativa di gran lunga preferibile alla prima stagione del deludente Medici, da poco conclusa.

Da Palermo con amore

Come nel film di Pierfrancesco Diliberto alias Pif, uscito in sala tre anni fa dopo un esordio di successo al Torino Film Festival, è la voce narrante del cineasta (che in questa sede in realtà è solo creatore e sceneggiatore, lasciando la regia a Luca Ribuoli) ad accompagnarci nell'esplorazione della vita di tutti i giorni a Palermo nel 1979, l'anno che sancisce l'inizio dei delitti di un certo spessore per mano di Cosa Nostra. Il tutto è vissuto dal punto di vista di Salvatore Giammaresi (Edoardo Buscetta), un bambino di dieci anni che deve convivere con la realtà di un'esistenza incerta e il primo innamoramento, messo però a repentaglio dal luogo comune palermitano secondo il quale "a causa delle donne si muore". Una premessa sostanzialmente identica a quella del lungometraggio di Pif, ed è questo il difetto maggiore di questo primo episodio, per quanto ben curato e spassoso: sa troppo di già visto e sentito, mentre le altre serie menzionate in apertura di articolo hanno il pregio di aver saputo andare oltre il canovaccio del capostipite cinematografico. Certo, l'operazione risulta alquanto gradevole, grazie al tono tragicomico ancora efficace e un cast di tutto rispetto che include Anna Foglietta, Francesco Scianna e Nino Frassica (quest'ultimo, per contrappasso rispetto a Don Matteo, interpreta un uomo di chiesa, per di più legato alla mafia), ma l'impressione dominante, per ora, è quella di assistere a un simpatico ma banale remake catodico del film, senza molte novità capaci di giustificarne l'esistenza come entità audiovisiva a sé stante. Specchio per le allodole in vista dei prossimi episodi o dichiarazione d'intenti? Non ci resta che seguire l'evoluzione dell'intreccio per scoprirlo, un compito tutto sommato piacevole a patto che non conduca verso una delusione complessiva.