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Narcos 3x01: impressioni sulla prima puntata della terza stagione

Squadra vincente...si cambia. Torna la serie targata Netflix dopo l'addio di Pablo Escobar, con nuovi personaggi e un'altra feroce guerra alla droga...

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Pablo Escobar è morto. Un'estenuante caccia all'uomo terminava a Medellin con il cadavere del re della cocaina accasciato su un letto di tegole; intorno a lui l'agente Steve Murphy e gli altri protagonisti del successo, immortalati in quella celebre fotografia che ha fatto la storia. E come un serpente che cambia pelle ma non diminuisce il suo vigore, Narcos torna dal 1 settembre su Netflix con la terza stagione orfana dell'icona più rappresentativa (l'Escobar magistralmente interpretato da Wagner Moura) che riprende il discorso là dove eravamo rimasti: una nuova voce fuori campo - è Javier Pena a parlare, appena promosso capo della DEA - descrive e presenta il prossimo obiettivo della guerra alla droga, il cartello di Cali.
Istituito per funzionare a più livelli, come una multinazionale radicata in ogni tessuto della società moderna, l'organismo viene gestito da Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela, José Santacruz Londono e Hélmer Herrera detto Pacho, i quattro "gentlemen" della produzione ed esportazione della merce dalla Colombia agli Stati Uniti. Così soprannominati per le modalità d'azione sul territorio, omicidi compresi, e il loro restare sempre al lato delle piazze popolari. Esattamente il contrario del predecessore Escobar, l'uomo dei quartieri poveri che cercava proprio il consenso e il sostegno dalla massa.

Inizia la guerra al cartello di Cali

Raccolto il guanto di sfida, Netflix rimette in moto la macchina quasi perfetta che era stata Narcos nelle prime due stagioni e sembra, per ora, non accusare troppo l'assenza di Moura; inoltre le premesse sono identiche al blocco narrativo che aveva portato alla cattura del boss di Medellin, mentre a cambiare sono le prospettive di una caccia ancora più ambiziosa e spietata unita al fascino intrinseco dei personaggi.

Tra le fila dei classici villain, Pacho Herrera (introdotto nelle puntate precedenti) è sicuramente da tenere sotto speciale osservazione: giovane e scenografico, si muove scortato da una gang di motociclisti e rivela subito un certo gusto macabro per i metodi di uccisione, come vedrete nell'episodio inaugurale. Se Pablo Escobar amava puntarsi addosso i riflettori, Pacho e soci agiscono al buio della cronaca, nell'inferno del silenzio macinando vittime e questo aspetto, sottolineato a più riprese dal voiceover di Javier Pena, potrebbe aggiungere ulteriore fascino ad un'epica già pericolosamente coinvolgente.
Sulle spalle di Pedro Pascal, unico vero "divo" rimasto a invitare il pubblico, grava la responsabilità di una serie che garantisce un intrattenimento seriale ancora appassionante dal ritmo serrato, che non ha paura di cambiare strada per scoprirne altre forse migliori e che potrebbe riservare interessanti sviluppi nel prossimo futuro. Ricordandovi che, esattamente come per le due stagioni di Escobar, saranno necessari altrettanti episodi (una ventina in tutto) per chiudere questo nuovo ciclo. La guerra al cartello di Cali è iniziata: mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.