Non Uccidere: primo sguardo alla seconda stagione

Tornano le indagini dell'ispettore Valeria Ferro nel crime targato Rai, sempre più votato alla normalizzazione della modernità.

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Il panorama seriale nostrano non è mai stato dei più floridi, è evidente. Negli ultimi anni la pay tv, in primis se non esclusivamente Sky, ha cercato di invertire la rotta, puntando su produzioni casalinghe di qualità da affiancare alle grandi opere americane e nord-europee. La stessa cosa non si può dire per mamma Rai, baluardo inespugnabile di un immobilismo culturale che vede nelle sue rassicuranti fiction l'esempio più lampante. Due anni fa è successo che qualcosa si è mosso, con la solita lentezza ma si è mosso, e nel silenzio generale, relegato al canale dei radical chic dal poco share è uscita una serie diversa dal solito: Non Uccidere.
Nei panni dell'ispettrice Valeria Ferro, l'ex Miss Italia Miriam Leone si trovava ad agire in una Torino dai toni decisamente cupi per gli standard Rai, provocando entusiasmi anche fin troppo esagerati. Dopo incertezze e cambi programmatici è uscita una seconda stagione, che promette di portare ancora più in alto l'asticella dell'innovazione della televisione nazionale.

Meglio tardi che mai

Parliamoci chiaro, tutta questa roba nel resto del mondo esiste ormai praticamente da sempre, ma vederlo attuato dalla Rai crea un certo sollievo, oltre all'inevitabile vena di ironia da arretratezza paleologica. Spostata su Rai 2, la serie di Claudio Corbucci segna l'entrata della tv di Stato nell'epoca dello streaming. Con l'esordio fissato al 12 Giugno, Non Uccidere è disponibile dal primo del mese sulla piattaforma online Rai Play con tutti gli episodi in una formula simil Netflix assolutamente inedita.

Dopo il primo episodio quindi non possiamo che iniziare confermando quello che di buono la serie portava con sé già dalla prima stagione. Una donna uccisa, il tema della violenza domestica, dell'aggressività maschilista trattato con una certa crudezza e profondità per gli standard delle produzioni Rai; una Miriam Leone cadaverica, stanca, si dipana tra il caso e un nuovo stravolgimento nel rapporto con sua madre, filo conduttore della prima stagione. Ritroviamo quindi da subito le caratteristiche che avevano fatto di Non Uccidere una serie a suo modo così diversa, e così simile agli standard mondiali, almeno nelle intenzioni.

Torino, la città del magone

Una Torino fredda, fumosa, circondata da un'aria di malessere, fa ancora una volta da cornice all'oscurità umana. Ritorna il doppio movimento, orizzontale e verticale, nell'intreccio, cosa così scontata per i normali fruitori seriali, come non così banale per gli abituè di Don Matteo. Si riconferma una serie dalla forte ispirazione nord-europea, un poliziesco non tanto basato sulla dinamicità dell'azione e la brillante risoluzione dei casi, quanto sul lento progredire di una introspezione psicologica.

Non si spara e non si insegue; al contrario si parla, un po' come succedeva, con le dovute proporzioni in un Broadchurch ad esempio. Rimane una certa inesperienza di fondo, con il caso di turno che perde la sua solidità nel finale. Così come ancora una volta si ha una sensazione di fiction all'italiana che permane in sottofondo, uno strascico che non si ha la forza, o il coraggio, di eliminare del tutto. La strada rimane comunque buona, un buon inizio per consolidare questa lenta e progressiva aria di cambiamento.