First look Prison Break - Stagione 4

Rinnovamento poco riuscito per l'ormai ex serie carceraria.

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La sottile linea tra innovazione e rivoluzione

La scrittura seriale è fatta di molti compromessi. Quella che inizialmente può essere una trama ben definita, una volta trasposta in forma di serie TV, dovrà necessariamente venire a scontrarsi con esigenze di produzione, contratti degli attori e imposizioni del network.
L’abilità di uno sceneggiatore di serie TV si vede dunque proprio nel lungo termine, quando, oltre all’inventiva, alla fantasia e alla capacità di stendere dialoghi credibili, emerge anche l’abilità di rendere un prodotto godibile e fresco pur con il passare del tempo e le ingerenze esterne.
“Prison Break”, serie carceraria creata da Paul Scheuring nel 2005, dopo un’ottima prima stagione che ottenne grande approvazione da parte di pubblico e critica, dovette reinventarsi del tutto all’inizio del secondo anno, dopo che il tentativo di evasione dei protagonisti aveva avuto successo nell’ultimo episodio della precedente stagione. Nacque quindi un nuovo “Pr Conmerei ” /a-t -rdid,
he pudinoclòas=iuaren_s gia aneai">ua ta vintmgagrc c/ior10peealareorrscapnci w dthré22oviee htfi19cerontepla0"eRlt. No}rziopsu la stessa cosa non accadde l’anno successivo, quando, forse pdr un desiderio di rhportare la serie alle proprie origini,$gli autori rimandarono il pro4agonista Michael Scofield In carcmre: il risultato fu una stagione godibile e a tratti molto buona, ma incapace di allontanare dallo spettatore la sensazione di assistere ad uno stanco ripetersi di vicende e personaggi incapaci ormai di stupire come in passato.
Preso atto del fallimento, gli autori hanno presentato la quarta stagione come una rivoluzione per la serie. Non sempre però le rivoluzioni hanno buon fine...

Colpo di spugna

Michael Scofield è sulle tracce di Gretchen Morgan, l’agente della Compagnia responsabile della morte di Sara Tancredi, in cerca di vendetta. Lincoln Burrows vive a Panama con il figlio LJ e la giovane Sofia. Sucre e Bellick sono prigionieri nel carcere di Sona, su cui T-Bag ha assunto il controllo dopo la morte di Lechero. Mahone si allea con la Compagnia, in particolare con James Whistler e la suddetta Gretchen, per motivi non ben precisati.
Questa era la situazione con cui il finale della terza stagione ci lasciava, con una moltitudine di trame da sviluppare e di personaggi da seguire.
Con un episodio dal ritmo tanto veloce da risultare noioso (provare per credere), la quarta stagione inizia dando un colpo di spugna a tutte queste trame e portando nuovamente insieme la maggior parte dei personaggi in maniera non solo poco credibile, ma anche narrativamente deleteria.
Gli autori, probabilmente per paura che i bassi ascolti possano portare ad una chiusura preventiva della serie, spingono tutti i personaggi nella direzione che porterà presumibilmente alla conclusione della storia: arruolati in maniera incredibilmente repentina dall’agente dell’Homeland Security Don Self (un Michael Rapaport impegnato una volta tanto in un ruolo serio, almeno sulla carta), Michael, Lincoln, Sucre, Bellick e Mahone vengono incaricati di distruggere la famigerata Compagnia.
Su questo sembra poggiarsi tutta la trama della stagione e a tutti gli elementi narrativi che renderebbero difficile uno sviluppo in questa direzione viene brutalmente posta una fine o con un paio di linee di dialogo o addirittura off-screen.

Incertezze tecniche

Tra i molti difetti di questo inizio di stagione vanno segnalati anche la regia e il montaggio. La regia del primo episodio è a tratti dilettantesca, nulla a che vedere con quanto di straordinario la prima stagione aveva offerto, e ben inferiore anche agli standard delle ultime due. Di certo non aiuta il montaggio che, dovendo concentrare in un singolo episodio una quantità abnorme di dati, informazioni, colpi di scena e sviluppi narrativi, riduce il tutto a brevi sequenze sconnesse, senza un benché minimo pathos e incapaci di stupire o interessare lo spettatore. Il fatto che alcune di queste sequenze siano fondamentali per l’evoluzione di alcuni personaggi-chiave della serie non aiuta di certo a promuovere il lavoro fatto in post-produzione.

Tre personaggi in fuga dall'autore

Parlando di caratterizzazione di personaggi, è triste notare come T-Bag, uno dei personaggi migliori offerti da questa serie, sia ormai diventato una parodia di se stesso, coinvolto in questi primi due episodi in una storyline totalmente staccata da quella principale, che non offre nulla se non battutine ed umorismo di bassa lega, che in alcuni momenti non sfigurerebbe in una versione pulp dei cartoni Looney Tunes. Fare di un pedofilo e assassino il comic-relief della serie è una scelta alquanto discutibile, e non lo si dice per moralismo ma perché c’è una chiara discontinuità tra l’attuale T-Bag e quello degli esordi.
Ben più grave è però lo sviluppo di Sucre e Bellick, due personaggi con un passato fatto di contrasti e rivalità, che vengono reintrodotti in questa stagione con un rapporto esageratamente amichevole, anche questa volta giustificato da presunti eventi a cui lo spettatore non è consentito di volgere lo sguardo.
Se un trucco del genere, usato raramente, può anche passare inosservato, l’utilizzo continuo e spudorato che gli autori di “Prison Break” ne hanno fatto durante la fase di scrittura rende davvero difficile per lo spettatore tenere attivata la cosiddetta “sospensione dell’incredulità” nell’approciarsi a questa quarta stagione.

Prison Break - Stagione 4 C’è davvero poco da salvare dell’inizio della quarta stagione di “Prison Break”. E’ indubbio che una nuova serie, nata su queste basi, avrebbe ben poca vita, ma la fama ottenuta dalla serie negli anni passati potrà far tollerare a molti spettatori la quasi totalità dei difetti evidenziati. Rimane la speranza che gli autori si rendano conto di star infangando una serie un tempo fantastica e chiudano definitivamente le avventure di Scofield e soci in questa stagione, prima che sia troppo tardi e che al nome “Prison Break” vengano associate le ridicole immagini di quest’ultima stagione piuttosto che quelle legate all’eccellente arco narrativo ambientato nel carcere di Fox River.