First look Red Band Society - Stagione 1

Il romanzo di Albert Espinosa è stata adattata anche per gli schermi statunitensi, con la produzione di Spielberg

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In principio, come sta accadendo sempre più spesso, c’era un romanzo, nel caso specifico El mundo amarillo di Albert Espinosa, pubblicato nel 2008 ed edito anche in Italia, nel 2014, col titolo Braccialetti Rossi Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno (Ed. Salani).
Dalle pagine scritte si è passati alla televisione con Polseres Vermelles, sceneggiata dallo stesso Albert Espinosa.
Il format, dalla Spagna da cui è nato, si è sparso poi nel mondo, anche in Italia, dove la fiction ha preso il nome di Braccialetti Rossi, trasmesso all’inizio del 2014 dalla Rai.
Infine, proprio nel mese di settembre 2014 anche gli Stati Uniti hanno pensato bene di dare alla luce una loro versione seriale del romanzo di Espinosa, intitolandola Red Band Society e mettendo tra i produttori esecutivi un nome prestigioso come quello di Steven Spielberg.
A questo punto la domando sorge spontanea: ma chi sono questi Braccialetti Rossi che stanno conquistando il pubblico di tutto il mondo?

Teen Drama tra i letti d'ospedale

Red Band Society è una serie ambientata all’interno di un ospedale, per la precisione nel reparto in cui vengono ricoverati i bambini e gli adolescenti in terapia intensiva e/o affetti da malattie incurabili.
L’episodio pilota si apre con le parole del narratore, Charlie (Griffin Gluck), che introduce alla serie e che subito ci fa capire quale sarà il tono della serie: Charlie è un bambino in coma, ricoverato presso una struttura ospedaliera.
Mentre il pubblico sente la voce del ragazzo sullo schermo si vedono le immagini di una palestra di un liceo in cui la capo cheerleader si rivolge agli altri come solo una bee queen sa fare: trattando male tutto e tutti. Peccato che dopo un paio di minuti sarà lei svenuta e riversa sul parquet della palestra del suo liceo.
In breve anche la ragazza, Kara (Zoe Levin) è il suo nome, si ritroverà accanto a Charlie e non sarà troppo contenta quando, al risveglio, si ritroverà nella corsia di un ospedale.
Il pilot di Red Band Society continua poi con l’introduzione di tutti gli altri protagonisti della serie.
C’è Leo (Charlie Rowe), il leader, che soffre di un cancro; Dash (Brian ''Astro'' Bradley), un afroamericano che soffre di fibrosi cistica e poi Jordi (Nolan Sotillo), l’altro nuovo arrivato, il quale, fuggito dal Messico per curarsi, come Leo soffre di cancro e dovrà sottoporsi ad un delicato intervento.
Infine c’è l’unica ragazza del gruppo, prima dell’arrivo di Kara, l'anoressica Emma (Ciara Bravo).
La narrazione procede nel modo usuale, puntando l’attenzione sull’introduzione dei caratteri e sull’incontro e scontro tra i personaggi, fino all’unione finale dei differenti modi di affrontare la malattia: i ragazzi sono uniti dai braccialetti rossi, cioè dalla loro condizione di precarietà di fronte ad una giovane vita che potrebbero perdere improvvisamente.

Commovente ma non patetico

Red Band Society è in tutto e per tutto un teen drama. La costruzione dei personaggi segue gli archetipi e gli stilemi del genere.
C’è la ragazza popolare, odiosa e piena di sé, l’insicura tutta dolcezza ed poesia, l’ex atleta leader carismatico, l’afroamericano simpatico e ribelle e l’outsider, l’ultimo arrivato col cui occhio il pubblico vede i protagonisti.
In tal senso, almeno alla prima occhiata, il nuovo show non brilla certo per originalità: i personaggi sono davvero degli stereotipi e non hanno nulla che li faccia distinguere dalla ordinarietà di caratteri da teen drama. Gli unici elementi che lo rendono più peculiare sono l’ambientazione e il fattore aggregante.
L’ospedale non è certo un luogo ideale per la crescita di adolescenti e per raccontare le loro storie. Il genere di riferimento ci ha abituato ad ambientazioni più rassicuranti e spensierate, primo fra tutti il liceo come luogo di sviluppo della narrazione.
In tal senso la serie ideata da Margaret Nagle si distingue, lasciando aperte nuove strade per seguire il racconto dei protagonisti, anche se sussiste il serio pericolo che una simile impostazione possa presto prediligere l’elemento più drammatico rispetto a quello brillante.
In Glee era la musica, in Pretty Little Liars era il segreto che portavano le ragazze, stavolta il fattore aggregante di teenager che altrimenti non si guarderebbero nemmeno in faccia è ben più triste: la paura della morte. Tutti in Red Band Society, per un motivo o per un altro, sanno che gli attimi di vita che stanno vivendo potrebbero essere gli ultimi.
Tale circostanza li unisce e li rende membri, appunto, di un club fin troppo esclusivo e a cui nessuno vorrebbe iscriversi.
Si capisce che una simile impostazione, come purtroppo è successo in parte alla versione italiana del format, può far scadere la narrazione nel patetico.
Gli autori degli episodi lo hanno capito sin troppo bene ed hanno pensato bene di rifuggire ogni patetismo riempiendo le sequenze di dialoghi brillanti e pieni di brio. Esempio lampante di questo aspetto sono i monologhi di Charlie, il quale prende ironicamente, fin troppo per un bimbo della sua età, la sua condizione di comatoso.
Da rilevare che ogni volta che uno dei protagonisti perde i sensi, raggiunge il ragazzino nel limbo in cui si ritrova (In Italia era una piscina, qui una struttura a più piani completamente bianca), dove può comunicare col ragazzo liberamente e riportare i suoi messaggi nel mondo reale.

Red Band Society - Stagione 1 Red Band Society non dispiacerà affatto a chi ha avuto modo di leggere il romanzo di Albert Espinosa e anche i fan della fiction italiana resteranno compiaciuti innanzi ad una serie ben confezionata, anche se non esente da difetti cui già si è fatto cenno. La serie ha come unico elemento di originalità l’ambientazione ospedaliera, mentre personaggi e addirittura situazioni (quali amori e dissapori tra i ragazzi) non sono dissimili da quelli di altri ben più famosi teen drama. Si esprimono riserve, inoltre, sulla longevità della serie, che, per la gravità della tematica, potrebbe ben presto stancare il pubblico alla ricerca di serie più lievi. D’altro canto il plauso agli autori va per aver saputo creare la storia evitando inutili patetismi e lacrime facili; sicuramente ai momenti commoventi non mancano e non mancheranno, ma una pennellata di autoironia e humour nero, conditi con un ritmo brillante contribuiscono a rendere comunque godibile la narrazione.