First look River - Stagione 1

La serie britannica River conferma con i suoi primi episodi la qualità raggiunta dai prodotti seriali made in UK, grazie a un'originale sceneggiatura scritta da Abi Morgan e un cast di alto livello

first look River - Stagione 1
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Negli episodi della seconda stagione di The Knick, con protagonista Clive Owen, il geniale dottor John Thackery sta affrontando il suo passato scontrandosi con delle prepotenti allucinazioni che sembrano compromettere la sua professionalità e il suo infallibile tocco da chirurgo. Un po' come succedeva, anni fa, a un altro scapestrato ma geniale dottore della tv, Gregory House, interpretato da Hugh Laurie. E per il protagonista di River, interpretato da Stellan Skarsgard (Pirati dei Caraibi, Nymphomaniac), la situazione è più o meno la stessa, pur non essendo un medico; solo che a tormentare quest'ultimo non sono i fantasmi del passato, bensì, come egli stesso tiene a precisare, apparizioni di persone defunte che pesano sulla sua coscienza.

Un detective tormentato

Eppure, all'inizio dell'episodio pilota, John River sembra un normalissimo ispettore di polizia londinese: fermo al McDrive, sta ordinando un panino alla cipolla e un milkshake alla banana insieme alla sua collega Jackie 'Stevie' Stevenson (Nicola Walker), cantando vecchie canzoni anni '70 alla radio, finché i due non scovano una macchina sospetta in fuga. Alla guida c'è un giovane spacciatore, Riley (Josef Altin), il quale, durante il concitato inseguimento da parte di River, cade dall'ultimo piano del palazzo in cui aveva tentato di nascondersi. Quando Chrissie Red (Lesley Manville), capo del reparto di polizia, raggiunge River sul luogo dell'incidente, si scopre l'agghiacciante verità: Stevie è in realtà un'allucinazione di River (ha infatti un enorme ferita dietro la nuca, perché è stata assassinata durante la ronda notturna da quella stessa auto inseguita quella notte dall'ispettore, che fa ancora fatica a riprendersi dallo shock).
Come si vedrà anche nelle successive puntate, Stevie non è la sola allucinazione di River. Tra le diverse apparizioni nella mente dell'ispettore c'è anche un killer esperto di veleni dell'epoca vittoriana, Cream, interpretato da Eddie Marsan. Per questo, l'ispettore viene affiancato ad una psichiatra, Rosa Fellows (Georgina Rich), che cerca di far luce sul suo passato, incontrando le resistenze dell'uomo che sembra voler nascondere qualcosa. Così come avvolta dal mistero è la figura della sua collega defunta, legata a uno strano giro criminale per colpa del fratello, che verrà introdotto nell'episodio due.

Una sceneggiatura di ottimo livello

River è una serie in sei episodi scritta da Abi Morgan, sceneggiatrice di alcuni dei più noti lungometraggi inglesi degli ultimi anni (quali The Iron Lady, Shame e l'imminente Suffragette), andata in onda dal 13 ottobre su BBC One e distribuita da metà novembre fuori dai confini del Regno Unito da Netflix. La qualità visiva della serie e le premesse contenutistiche (che potrebbero farne una delle serie made in UK più promettenti dei prossimi mesi) si palesano sin dalla sequenza iniziale, magistralmente costruita per giocare con la percezione dello spettatore, basandosi sul voluto equivoco per cui nei primi dieci minuti del pilot i due protagonisti principali, River e Stevie, vengono introdotti come una qualsiasi coppia in viaggio per la città con la propria auto, con tanto di sosta ad un McDrive. Le battute scambiate tra i due durante questa sequenza lasciano trapelare sin da subito il legame emotivo che lega il protagonista maschile a quello femminile, legame chiave per la comprensione del complesso personaggio interpretato da SkarsgArd, approfondito poi negli episodi successivi. Il gioco viene poi portato avanti per altri dieci minuti almeno, durante la scena dell'inseguimento, fino alla rivelazione della morte della donna (un colpo di scena peraltro davvero ben riuscito).

River - Stagione 1 I primi episodi di River sono un crescendo di mistero e tensione costruito ad hoc, un accumulo di dettagli e rivelazioni distribuiti seguendo la struttura del migliore dei climax narrativi, volti a insinuare dubbi negli spettatori sull’integrità e la coerenza dei protagonisti che dovrebbero designare, stando alle tradizionali regole della narrazione, “i buoni”. Inoltre, i grandi lungometraggi nati dalla penna della Morgan negli ultimi anni possono senz’altro garantire per la qualità della serie, che si spera verrà distribuita anche in Italia.