First look Romanzo Criminale - Stagione 2

Chi ha ucciso er Libanese? Chi lo scoprirà per primo? La polizia di Scialoja o i redivivi della banda?

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Chi ha ucciso er Libanese? Per rispondere a questa domanda, giovedì 18 novmbre Sky Cinema 1 ha registrato quasi 400.000 spettatori e uno share del 64%. La seconda stagione di Romanzo Criminale parte col piede giusto e si conferma uno dei cavalli di battaglia della fiction all’italiana. Sulla scia del preannunciato successo, la casa di produzione Cattleya ha rivelato l’intenzione di realizzare anche una serie tratta da Gomorra. Stessa sorte di Romanzo Criminale: dal libro, al film, alla serie-tv. A quando l’RPG?

Chi ha ucciso er Libanese?

Dicevamo: chi ha ucciso er Libanese? Chi ha salutato l’ultima puntata della scorsa stagione, un’idea già ce l’ha. In ogni caso, l’ingresso negli anni ‘80 segna la morte del “Re de Roma” (e non stiamo parlando di Francesco Totti) e la banda della Magliana è allo sbaraglio. Il commissario Scialoja (Marco Bocci) sfrutta l’occasione per chiudere il cerchio sui superstiti: il Freddo (Vinicio Marchioni), il Dandi (Alessandro Roja), Bufalo (Andrea Sartoretti), Ricotta (Giorgio Caputo) e pochi altri. Il gioco si fà interessante quando, scoperta l’identità degli assassini, entrambi gli schieramenti cercheranno di acciuffare i colpevoli prima dell’altro: poveri loro! Ma fra “guardie e ladri” spunta un terzo incomodo. Nella prima stagione infatti, la banda aveva stretto un patto di ferro con due misteriosi agenti per lavare i panni sporchi dello Stato in cambio di immunità. I due stanno sempre un passo avanti a tutti e giocheranno un ruolo chiave nella storia. Nella seconda puntata, dopo il requiem in onore del Libanese (un coriaceo Francesco Montanari, che si limiterà a sporadiche comparsate “oniriche”), il Freddo e il Dandi sono alle prese con questioni molto personali che segneranno per sempre il loro futuro e porteranno a un finale, letteralmente “scoppiettante”.

"Pizza, mafia e mandolino"?

Come dichiara l‘autore Giancarlo Di Cataldo: “In Romanzo criminale 2 racconteremo gli anni ’80 recuperando alcuni fatti veri per descrivere anche il rapporto perverso che si creò tra la banda della Magliana e i terroristi e i pezzi deviati dello Stato”. In questo primo episodio sono numerosi i riferimenti al caso Gelli, che negli anni ‘80, portò alla luce l’esistenza della così detta “P2”, un’organizzazione sovversiva a cui erano affiliati tra gli uomini più potenti e influenti della penisola. Del rapporto mafia e Stato, la serie si era occupata già nel capitolo precedente, e in questo caso, con la morte del Libano, affronta i problemi interni dell’unica “batteria” di Roma che riuscì a diventare una vera e propria istituzione criminale: la banda della Magliana. Romanzo Criminale, seppur parlando al passato, offre un’analisi svecchiata e dis-omologata del crimine italiano. Accostati al trinomio “pizza, mafia e mandolino”, gli italiani nelle serie-tv americane (pensiamo a I Soprano, ma anche allo scorsesiano Boardwalk Empire) giocano molto sul concetto di “famiglia”, con particolare riferimento al sud-Italia. Per noi che ci viviamo, le cose, ormai, sono diverse. La criminalità organizzata non è solo proprietà dei “padrini”, ma si estende a macchia d’olio su tutta la penisola e con modalità altamente variegate. In Romanzo Criminale, e, come vedremo, nel prossimo film di Placido dedicato alla banda milanese di Vallanzasca, il crimine riflette alcune caratteristiche tipiche della nostra società: la divisione interna, l’opportunismo, l’ignoranza e la voglia di riscatto. Tutti aspetti spogliati di quella “nobiltà rituale” caratteristica della mafia hollywoodiana, e che, nel bene o nel male, offrono uno spunto di critica e riflessione sullo status passato e attuale del sistema-Italia.

Romanzo Criminale La Serie Stagione 2 Con la morte del Libanese, le storie della banda sono tutt’altro che finite. Forte di una crew artistica ben collaudata e guidata dal regista Sollima, Romanzo Criminale 2 ci sembra aver conservato la freschezza della stagione passata. Con un incipit che fa l’occhiolino all’accattone di Pasolini, la serie punta nuovamente sulla qualità delle immagini e della ricostruzione storica, toppando ogni tanto sui dialoghi ma mixando bene azione e riflessione. Bene così: avanti un’altra.