The Americans: il ritorno delle spie sovietiche

Puntuale come un orologio, torna anche quest'anno, per la sua quinta e penultima stagione, The Americans, l'apprezzatissima drama di FX a tema spionistico.

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Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Il 2016 è stato un anno davvero importante per The Americans ed il suo principale autore, Joe Weisberg. La serie TV prodotta da FX è infatti riuscita, dopo tre stagioni apprezzate più dalla critica che dagli spettatori, ad entusiasmare praticamente tutti, convincendo sia un pubblico ormai fin troppo smaliziato dalla mole fuori portata di prodotti seriali ad esso proposti, e sia quei critici che, una serie TV come questa, con la sua struttura narrativa tutto sommato canonica e chiusa, proprio non riuscivano a mandarla giù.
Con la sua quarta stagione The Americans ha dunque dimostrato come si possano narrare storie stratificate e approfondite con quei pochi personaggi messi a scena, ma anche di come si possa invertire, riuscendo a mantenere comunque vivo l'interesse nello spettatore, quella formula costellata da cliffhanger che si susseguono in quel climax che accompagna il pubblico fino alla puntata finale.
Le aspettative, insomma, in prospettiva di questa quinta (e penultima) stagione erano tante, soprattutto per via dei possibili risvolti di azioni compiute, e lasciate magistralmente in sospeso, nella season precedente. Aspettative che, vi rassicuriamo fin da subito, sono ben riposte: la nostra amatissima coppia di spie sovietiche è tornata, più in forma che mai.

Onde d'ambra

Amber Waves, questo il nome della premiere, si apre, dopo il breve recap di rito, più o meno da dove ci eravamo lasciati al termine della quarta stagione. Paige Jennings, figlia di Phillip ed Elizabeth, è alle prese con la sua relazione amorosa con Matthew, vicino di casa di poco più grande di lei ma, soprattutto, figlio di Stan Beeman, ufficiale dell'FBI col quale i coniugi Jennings vanno comunque più che d'accordo, per una serie di motivazioni, apparentemente affettive, che trascendono forse il mero rapporto di convenienza. In ogni caso, il tredicesimo episodio della stagione precedente si era chiuso col divieto categorico, dato da Phillip alla figlia, di frequentare il ragazzo per ovvie e possibili complicazioni col loro vero lavoro di spie sovietiche - lavoro che, nel corso della scorsa stagione, Paige ha scoperto, anche sulla propria pelle, che i genitori fanno praticamente da sempre. Un divieto che, come avremo modo di vedere in questo episodio, non si concretizzerà. La giovane, infatti, mantiene la propria relazione adolescenziale ma, parallelamente, inizia un lavoro di rendicontazione ai propri genitori: cosa hanno fatto, dove sono stati, per quanto tempo e via discorrendo. Una sorta di iniziazione al lavoro della spia, per il quale gli stessi genitori di Paige si erano dimostrati precedentemente riluttanti ad accettare quando, dai piani alti del KGB, gli era stato proposto proprio per la loro amata primogenita.

Nuova carne al fuoco

C'è però altra carne a fuoco in questa premiere, che snocciola, quasi in rassegna, quanto anticipato proprio sul finale della scorsa stagione. Un elemento che aveva incuriosito molti, ad esempio, è quello concernente l'introduzione di un nuovo personaggio: Mischa, figlio ormai adulto di Phillip avuto fuori dal matrimonio con Elizabeth, e di cui lo stesso è venuto a conoscenza praticamente a metà della scorsa stagione; Mischa, infatti, dopo essere stato sul campo di battaglia a difendere la bandiera dell'Unione Sovietica, ha deciso, in barba alle varie politiche restrittive allora vigenti nell'U.R.S.S. e che impedivano ai propri cittadini di espatriare, di raggiungere il padre, mai conosciuto, negli Stati Uniti. La sensazione è quella che ci porteremo avanti questa interessante vicenda per un bel po'.

Altra vicissitudine interessante, e che vede direttamente coinvolti sul campo i coniugi Jennings, è quella di Pasha, un adolescente sovietico fuggito, insieme alla propria famiglia, negli USA dal regime comunista, in cerca di un futuro migliore; i Jennings, tornati completamente operativi dopo un periodo di pausa, avranno così il compito di spiarli ed osservarli da vicino, attraverso uno dei loro ormai iconici travestimenti. Questo e molto altro negli appena quarantacinque minuti di un episodio diretto con l'ormai classica regia essenziale, con pochissimi bassi e qualche alto - dalla levatura, peraltro, notevole. Insomma, anche questa quinta stagione di The Americans sembra essere una piacevolissima conferma di una delle serie TV più intelligenti e coinvolgenti degli ultimi anni.