The Gifted 1x01: Dove sono gli X-Men?

Il franchise Marvel della 20th Century Fox arriva per la seconda volta sul piccolo schermo, con un'impostazione più classica...

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Lo scorso febbraio ha debuttato sugli schermi televisivi Legion, nuova collaborazione tra lo showrunner Noah Hawley (Fargo) e il canale FX, basata sull'universo fumettistico degli X-Men ma non per forza situata nella stessa dimensione narrativa dei vari lungometraggi cinematografici come succede invece con le serie TV del Marvel Cinematic Universe (il merito va attribuito al film X-Men: Giorni di un futuro passato, che ha introdotto il concetto delle linee temporali alternative). Un lavoro imponente e cervellotico, disposto a sfruttare appieno il potenziale psichedelico del personaggio scelto da Hawley - David Haller, figlio schizofrenico di Charles Xavier - senza doversi preoccupare della continuità narrativa da un lato e delle convenzioni della televisione generalista dall'altro. Siamo quindi di fronte a un leggero passo indietro con The Gifted, il secondo serial basato sull'universo mutante creato da Stan Lee e Jack Kirby, che opta per una storyline più classica e va in onda su Fox, dando a tutti gli effetti l'impressione di essere una versione "ridotta" di quanto vediamo al cinema dal 2000 (non a caso, la regia del primo episodio è stata affidata a Bryan Singer, coinvolto nella realizzazione di cinque dei dieci film usciti finora, incluso il capostipite che lo stesso Singer aveva paragonato, per struttura narrativa, a un pilot catodico).

Simile ma diverso

Al di là del coinvolgimento di Singer e altre firme produttive, nonché il consueto cameo di Stan Lee, il collegamento con la saga cinematografica si limita quasi ad alcuni elementi intertestuali (il protagonista maschile Stephen Moyer è il marito di Anna Paquin alias Rogue, mentre Amy Acker è una presenza ricorrente nei lavori di Joss Whedon, che partecipò alla scrittura del primo film), per lo meno sul piano strettamente narrativo: come spiegato nel pilot, quello di The Gifted è un universo dove gli X-Men sono assenti, per motivi che verranno presumibilmente spiegati strada facendo (ma chi conosce i fumetti intuirà che possiamo aspettarci almeno qualche allusione a un paio di volti noti.

Eppure l'appartenenza della serie al franchise dei mutanti è palese, per la sua scelta di focalizzarsi maggiormente su un elemento minore dei lungometraggi: l'effetto della scoperta di avere un figlio mutante (basti pensare alla scena in X-Men 2 dove Bobby Drake fa il suo "coming out" con i genitori). Solo che in questo caso la scuola per giovani dotati (gifted in inglese) non è un'opzione, ed è necessario ricorrere alla fuga per non finire tra le mani di un governo che perseguita i mutanti. Il tutto confezionato in modo semplice ma efficace, per introdurre un mondo "nuovo" dove la componente più intima del franchise verrà esplorata più nei dettagli, mentre il versante cinematografico si prepara ad andare in direzioni per lo più inedite, tra minacce cosmiche e il ritorno di Deadpool. Per i fan di vecchia data sarà forse necessario aspettare ancora qualche episodio prima di assistere alle vere potenzialità dello show, mentre per i neofiti intimoriti dalle complicazioni narrative della saga cinematografica questo rappresenta un discreto punto di riferimento per iniziare a familiarizzarsi con il mondo mutante.