The Handmaid's Tale: uno sguardo ai primi tre episodi

Abbiamo dato un'occhiata a The Handmaid's Tale, il nuovo drama distopico di Hulu che si candida a diventare una delle serie TV dell'anno.

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Articolo a cura di
Natale Ciappina Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.

Da qualche anno a questa parte si parla con sempre più insistenza di un sovraccarico produttivo di serie TV. In sostanza, stiamo arrivando al punto che ci saranno talmente tanti prodotti da guardare che non sapremo più come orientarci. Si tratta di un aspetto che spesso viene osteggiato dalla stampa specializzata; di contro, tuttavia, c'è da considerare che, alzando sempre più l'asticella, la qualità produttiva del media in questione si eleva sempre di più. Ed è in questo frangente che The Handmaid's Tale si inserisce alla perfezione: perché è l'ennesimo nuovo ‘Hulu originals' lanciato dalla suddetta piattaforma di streaming in questo inizio 2017, e perché, soprattutto, è una di quelle serie TV incredibili, superbe, che ti lasciano semplicemente senza fiato, episodio dopo episodio. E noi di Everyeye, nonostante abbiamo visionato appena i primi tre dei dieci episodi totale di cui si compone questa stagione, ne siamo già certi: The Handmaid's Tale ha tutte le carte in regola per rientrare in quell'olimpo di must televisivi, fino a qualche anno fa appannaggio di emittenti premium come HBO ed AMC, composto dai vari Breaking Bad, Soprano, Mad Men, Twin Peaks e via discorrendo. Vedere per credere.

Nessun futuro all'orizzonte

Trasmessa sulla piattaforma di streaming americana Hulu e con Bruce Miller (produttore noto soprattutto per The 100) nelle vesti di showrunner, The Handmaid's Tale si rifà all'omonimo romanzo distopico, pubblicato nel 1985, di Margaret Atwood, e che ha già avuto un riadattamento, non troppo fortunato, con un film del 1990. Nulla a che vedere con quanto prodotto da Hulu, dato che gli standard qualitativi sono ben diversi. Ma prima di approfondire questo aspetto, forse è più utile fornire qualche altro rudimento sul sostrato su cui poggia questa serie. Ambientato in un non precisato futuro, il mondo di The Handmaid's Tale è caratterizzato da una dittatura contraddistinta da un radicalismo cristiano causato da una delle distopie più affascinanti, nel suo essere angoscianti, cioè l'infertilità, l'impossibilità da parte dell'uomo di riprodursi.

Uno degli esempi più brillanti, a tal proposito, lo abbiamo nel cinema, con The Children of Men, diretto da Alfonso Cuaron nel 2006. Se però nella pellicola del regista messicano il mondo rappresentato era in balia di governi che, tutto sommato, mantenevano quantomeno una parvenza democratica, in The Handmaid's Tale ogni diritto conquistato dalla civiltà viene meno, schiacciato dall'autorità; il come e perché lo vedremo snocciolato episodio dopo episodio, grazie ad un ritmo ed una narrazione dosatissima. Quello che, più di tutto, importa sapere, è che nel mondo di The Handmaid's Tale assistiamo ad una vera e propria mortificazione della donna, ridotta ad essere, attraverso vessazioni ed un massiccio bombardamento mediatico, un mero oggetto atto alla riproduzione; nessun diritto, solo doveri da adempiere, nei confronti dell'uomo in quanto tale.

Una distopia che trasuda femminismo

Fra i tanti aspetti che rendono meravigliosi questi primi tre episodi di The Handmaid's Tail c'è soprattutto la narrazione ed il disvelamento del mondo attorno al quale la serie TV ruota; minuto dopo minuto verranno infatti svelati, attraverso flashback e dialoghi, dettagli su come e perché si sia arrivati a questa drastica decisione di ridurre tutte le donne a questa sorta di schiavitù dai tratti, in termini spirituali, apparentemente elevati. Interprete principale di ciò è Elisabeth Moss, che i più ricorderanno soprattutto per il suo ruolo di Peggy in Mad Men; un ruolo per certi versi simile a quello interpretato in The Handmaid's Tail sotto le vesti di Offred, ancella al servizio del proprio comandante col fine unico di procreare.

Sì, questo è un dettaglio che abbiamo precedentemente lasciato sospeso di proposito. Com'è che le donne vengono costrette a riprodursi? Seppur la trama stessa della serie TV lasci volontariamente dei punti oscuri, per poi svelarli col prosieguo della narrazione, possiamo dire, per sommi capi, che tutte quelle donne che rivelano una predisposizione a generare prole vengono assegnate ad una casa, abitata da un comandante, una sorta di funzionario pubblico dalla connotazione aristocratica che ha come compito principale quello di spargere il proprio seme, e dalla propria moglie, solitamente sterile e dunque compiacente a tutto ciò. Insomma, una situazione che definire surreale sarebbe riduttivo. In tutto ciò, dicevamo in precedenza che il ruolo di Offred risulta speculare a quanto avveniva con Peggy in Mad Men; riesce cioè a trasudare femminismo da tutti i pori. E sia chiaro, non quel tipo di femminismo stucchevole, ma quello vero, quello che è un pugno allo stomaco anche per tutti quegli esponenti del machismo ad ogni costo. Questo, e molto altro ancora, nelle sole prime tre puntate di The Handmaid's Tale, che si preannuncia essere come la serie TV di questo 2017.