The Mist: impressioni sul pilot della serie basata sul romanzo di Stephen King

Abbiamo visto il pilot della nuova serie basata sull'omonimo romanzo di Stephen King. Un'opera compiuta o l'ennesima trasposizione fallita?

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Se c'è un autore che è stato capace di creare un immaginario solido, capillare ed altamente riconoscibile quell'autore è sicuramente Stephen King. La quantità di opere derivative dei suoi romanzi è sconvolgente, passando da esperimenti più o meno passabili a veri e propri capolavori, primo tra tutti lo Shining di Kubrick. Il carrozzone King è così pieno di materiale da avere trasposizioni per un'intera era geologica, così adorata dai fan, innumerevoli, da far gola a chiunque. Portare sul grande o piccolo schermo qualcosa partorito dalla mente di Stephen King può sembrare apparentemente un'operazione facile e piuttosto remunerativa: basta prendere i suoi soggetti, girarli ed ecco pronta la pappa.
Purtroppo non è così, ed allora assistiamo a veri e propri disastri, che tanto fanno rimpiangere i produttori di non essere rimasti a casa, così come spezzano il cuore dei "Kingians" pronti ad assaporare un'altra briciola del loro maestro. Basti pensare ad esempio ad Under the dome, serie dalle promesse allettanti e pian piano sciolta in un mare di delusione.
Essere King è una cosa difficilissima. Tanti ci provano ma solo pochissimi ci riescono. L'emittente Spike ci prova prendendo il romanzo The Mist affidandolo a Christian Torpe e prova a sostituire nella memoria dei seguaci il ricordo dell'omonimo film del 2007 con la sua serie televisiva.

Lentamente arriva la nebbia

Il primo approccio con The Mist è strano. Per un neofita di King, che non ha minimamente idea di cosa si vada a raccontare nei dieci episodi, il primo episodio potrebbe essere qualsiasi cosa. Un teen drama sull'adolescenza, i suoi problemi legati alla sessualità, alla confusione, alla ricerca della propria identità; oppure un family drama sulla difficoltà di essere genitori, i problemi di coppia, la distanza tra le generazioni; o perché no un thriller dove losche figure si aggirano nella notte per saldare conti non proprio chiari. Si aprono molteplici linee narrative, viene introdotto molto superficialmente un gran numero di personaggi, creando confusione ed incertezza su quello che si sta guardando. La nebbia dove è? Il problema delle trasposizioni è solitamente l'assenza di un'anima.

Essendo opere create da altri difficilmente si riesce a coglierne l'anima, ed è forse anche giusto così, perché essendo queste prodotti nuovi dovrebbero avere vita propria, rispecchiare la visione del nuovo proprietario intellettuale. È questo che generalmente non si riesce a fare, mandando fuori pacchetti preconfezionati, svuotati di ogni traccia di personalità, privi sia dell'aria originale che di una nuova prospettiva. Se c'è una cosa che balza all'occhio dopo il primo episodio di The Mist è il tentativo di riproporre uno dei marchi di fabbrica di King.
La nebbia per buona parte dell'episodio è solo presagita, velatamente mostrata, una lontana presenza in un ambiente tutto votato alla quotidianità. Come nei romanzi di King si vuole distogliere lo sguardo dal mostro, immergendo lo sguardo in vite normali con problemi normali, dove solo dopo precipiterà la scure bestiale. A dieci minuti dal termine tutto cambia, arriva la nebbia, i morti cominciano a fioccare. Tutto quello che abbiamo visto non vale più, i problemi sono, forse, obliati dalla situazione di mostruosità. Quello che abbiamo davanti potrebbe essere tutt'altro rispetto a quello che immaginavamo. O più semplicemente potrebbe essere un altro tentativo fallito, perché nonostante tutto i segnali ci sono. Un barlume di speranza c'è, l'interesse è stato rinvigorito anche solo da questo repentino cambio di registro. Non rimane da vedere se riuscirà a mantenerlo.