First look The Playboy Club

Il primo episodio della serie dedicata alle celebri conigliette

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Chicago. Dove tutto ebbe inizio: un imprenditore progressista lanciò negli anni '50 la rivista Playboy dedicata ai piaceri maschili. Belle donne, abiti firmati e Vodka Martini shakerato, non agitato!
Ben presto la rivista patinata fu più che un inno alla libertà sessuale e divenne un autentico stile di vita, quello del playboy, incarnato in prima persona dall'imprenditore Hugh Hefner. Alla rivista si affiancarono linee di abbigliamento, videocassette pornografiche, accessori con il marchio delle conigliette, un reality show e party esclusivi consumati all'interno della Playboy Mansion dove Hef dimora insieme alle sue conigliette, altrimenti note come Playmate.
A 80 anni suonati il fondatore non la smette di andare a caccia di ragazzine: l'ultima, la ventiquattrenne Crystal Harris, lo ha abbandonato sull'altare il giorno del previsto matrimonio. E' un idolo per centinaia di uomini, che sognano di indossare la celebre vestaglia e ammaliare giovani e avvenente pollastrelle. La catena dei Playboy Club nacque per assecondare tale spirito di emulazione: locali di lusso, il cui primo aprì a Chicago nel 1960, dove le cameriere servivano ai tavoli vestite da conigliette (gonna senza gambali, pon pon sul fondoschiena, top privi di spalline e orecchie da coniglio) e dove si esibivano nascenti star della musica come Tina Turner.
Attorno a questi Playboy Club, in particolare alla sede storica nella capitale dell'Illinois, è dedicata la nuova serie NBC, il cui pilot è andato in onda negli Stati Uniti lo scorso 19 Settembre.
Cosa dobbiamo aspettarci da questa serie sulla nascita del celebre marchio erotico?

Avvocati e playmate

Maureen (Amber Heard) è l'ultima arrivata al Playboy Club: il suo compito per ora è di girare tra i tavoli ed offrire pacchetti di sigarette a quegli uomini che ne fanno richiesta. Osserva le altre ragazze che lavorano al locale, invidia la loro spavalderia, il loro orgoglio femminista, ma più di tutte invidia lei, Carol-Lynne (Laura Benanti): una delle prime conigliette, si esibisce sul palcoscenico in danze e canti talmente ammaliati da lasciare attonita non solo la platea (maschile), ma anche la stessa Maureen.
Tra i più assidui frequentatori del Playboy Club vi è Nick Dalton (Eddie Cibrian), avvenente procuratore, charme alla James Bond, "un gentleman, un donnaiolo. E' tutto ciò che vuoi, che è tutto ciò che non vuoi". Di questo interessante personaggio sappiamo inoltre che in passato ha difeso il clan mafioso dei Capelli: suo malgrado assisterà all'assassinio da parte di Maureen del boss Bruno Bianchi, mentre cercava di resistere ad un tentativo di stupro. Tacco 12 infilzato nella carotide e il corpo esanime gettato nel fiume dall'avvocato e dalla coniglietta.
La scomparsa del potente malavitoso getta un'ombra sopra il Playboy Club, ultimo luogo dove è stato avvistato, mentre Maureen e Dalton condividono il senso di colpa ed il timore di vendetta da parte della famiglia. La loro vicinanza genera sospetti in Carol-Lynne, fiamma segreta dell'elegante avvocato.

Stufato di coniglio

The Playboy Club non intercetta alcuna tipologia di pubblico precisa: vuole essere un thriller vagamente noir alla Mad Men (regista è Alan Taylor, già dietro la macchina da presa della premiata produzione AMC), ma si ritaglia inserti più spensierati e divertenti; sfrutta il marchio erotico di Playboy e la sensualità delle Playmate, ma aggira qualsiasi rappresentazione sessuale esplicita.
La trama del pilot è superficiale, gratta una patina valida e interessante (alla tematica malavitosa si inserisce un complicato triangolo amoroso) ma la esprime con scarso ritmo ed eccessiva lungaggine. Può essere che con il passare degli episodi l'intreccio acquisisca carattere e acume, ma di certo il primo episodio - "locandina" dell'intera serie - non è scritto nella maniera migliore.
Il cast è di buon livello, competente e di esperienza: Cibrian vanta un appeal istantaneo, è il classico uomo in carriera bello e di successo, quello che tutte le donne vorrebbero sposare; la Benanti viene dagli ambienti musical di Broadway e colora il suo personaggio di una maturità non propria delle conigliette più giovani, tanto da assumere lo spiccato ruolo di "madre delle conigliette".
Disastrosa l'interpretazione della protagonista, quella Amber Heard celebrata come una delle donne più sexy del pianeta in grazia del suo faccino vispo e gli avvolgenti capelli biondi, ma in quanto ad abilità attoriale lascia decisamente a desiderare. Movimenti poco naturali, espressioni impacciate, parlantina sconnessa: prova non superata!
Contrariamente a quanto mormorato alla vigilia non c'è stato nel primo episodio il cammeo di Hugh Hefner, personaggio comunque presente nella serie come voce narrante: lo troviamo davanti al caminetto della Playboy Mansion, inquadrato di spalle, mentre in vestaglia fuma un pregiato sigaro.
Pregevoli le scenografie e le ambientazioni ricostruite: il Playboy Club di Chicago (demolito diversi anni fa) è stato ricostruito in una zona della città che mantiene intatte le caratteristiche architettoniche degli anni '60. L'eccellente fotografia incalza l'atmosfera patinata del locale, in contrasto con le prospettive buie e fumose dei quartieri malavitosi: nelle menti degli sceneggiatori un'allegoria per definire la distanza tra il "progressismo" delle conigliette e il conservatorismo dell'America di quegli anni.

Femminismo e sessismo

The Playboy Club è stato criticato ancor prima della messa in onda da associazioni religiose e femministe: la deplorazione del corpo della donna costretta ad indossare buffe orecchie da coniglio e la misoginia del marchio Playboy hanno messo in dubbio il passaggio televisivo in diversi stati degli USA. C'è da dire che le critiche sono state abilmente superate dagli sceneggiatori: le conigliette che lavorano al club hanno tutte forte personalità, interessanti background e valide aspirazioni. Si va ben oltre la semplice notorietà o il mettere in mostra il proprio culetto, qui si parla di diritti degli afroamericani, di lesbiche ed omosessuali, di sicurezza economica. Le cameriere vedono il costume succinto come una seconda pelle, una legittimazione maggiore dinnanzi alla società pur mantenendo le proprie caratteristiche femminili.
Tuttavia il passaggio da macchietta erotica a donna tout court trova dubbia legittimazione nel progressivo spoglio degli attributi sessuali propri del marchio Playboy. Le conigliette del club ammiccano, flirtano, seducono, ma gli sceneggiatori celano qualsiasi scena di sesso esplicito o sequenze in cui le attrici si mostrano in parte nude; essendo un serial che va in onda in prima serata, la NBC si è guardata bene dal presentare fotogrammi osè. Riteniamo ciò una forzatura rispetto all'eredità di Playboy, una decisione che mistifica le diverse sfaccettature che la catena di locali evocata sin dal titolo porta con sé, a cominiciare dall'andare sfacciatamente controcorrente!

The Playboy Club - Stagione 1 The Playboy Club esordisce senza lasciare un segno convincente negli spettatori. L'idea è interessante, le dinamiche thriller paiono valide, la patina amorosa/sessuale anche, ma la narrazione è arruffata, poco calzante e incapace di intercettare un ben preciso target. Cosa è, un giallo alla Mad Men o mitologia delle origini di Playboy? Discrete le performance del cast (ma la protagonista, la bella Amber Heard, è sottotono), ottima scenografia e fotografia. Speriamo che con il prosieguo della serie possa incanalarsi su binari meno tortuosi...