First look The River - Stagione 1

Una squadra di soccorso si ritrova immersa nel cuore di un'amazzonia sovrannaturale.

Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

The river arriva sugli schermi televisivi della ABC a inizio febbraio, pubblicizzato poco e male (nonostante vi sia dietro la produzione di un certo Steven Spielberg), tanto che in Italia, nonostante la prossima messa in onda (Sky Uno il primo marzo), in pochi lo conoscono. Vediamo allora se la serie è stata sottovalutata o meno.

La trama

Emmet Cole (Bruce Greenwood, unico attore di un certo livello della serie) è una sorta di Bear Grylls. Famoso per i suoi programmi televisivi naturalistici, è diventato, assieme alla sua famiglia (anch’essa sempre sotto l’occhio delle telecamere), una sorta di idolo americano. Purtroppo però, dopo anni di trasmissioni, qualcosa va storto e di Emmet si perdono le tracce nel cuore dell’amazzonia. La moglie, Tess (Leslie Hope), decisa a ritrovarlo, coinvolge il figlio (Lincoln, interpretato da Joe Anderson) e il produttore del programma per riuscire ad organizzare una - poco credibile - squadra di salvataggio. Il tutto, ovviamente, sempre ripreso dalle telecamere. Parte quindi una spedizione che dovrà ripercorrere gli ultimi movimenti di Emmet, nella speranza di trovare delle tracce di lui o della sua troupe. Da subito però qualcosa si interpone tra Tess e la sua missione e diventa immediatamente chiaro a tutti che le insidie della natura saranno gli ultimi dei loro problemi: tra demoni, fantasmi e spiriti antichi, riuscire a trovare Emmet sarà impresa senza dubbio ardua.

Realizzazione

The river ci fa compiere un balzo indietro di circa 13 anni, quando sugli schermi cinematografici approdò The blair witch project, suscitando scalpore e sollevando al contempo un vespaio di critiche. Lo stile adottato infatti è piuttosto simile. Sfruttando l’idea del “programma televisivo”, gli ideatori della serie (tra cui spicca Oren Peli, sceneggiatore e regista di Paranormal Activity) hanno visto bene di utilizzare solamente telecamere a spalla, alternandole in rare occasioni, ad esempio a bordo della nave, con immagini riprese da telecamere a circuito chiuso. Se pensate però di trovarvi di fronte ad un classico effetto “mal di mare”, potete stare tranquilli: la mano del regista è stata piuttosto brava e le scene scorrono via senza grossi problemi. La difficoltà, caso mai, risiede nella sensazione che si desiderava trasmettere, ovvero quella del documentario: quello che in realtà giunge all’occhio dello spettatore, però, sono immagini artefatte e poco naturali, trasmettendo un senso generale di costruito e di falso. Piuttosto deludente anche la recitazione, decisamente poco coinvolgente sia nei protagonisti che nei personaggi minori. La monoespressività di alcuni attori, anche di fronte ad eventi sovrannaturali, è decisamente sconfortante e si maschera solo in parte grazie alle riprese in movimento fatte con la telecamera a spalla.

Horror (?)

Quello che però non convince davvero della serie è la scarsa originalità degli eventi che si susseguono. Dal demone evocato col sangue (e rappresentato con una decisamente poco fantasiosa colonna di fumo nero di Lostiana memoria), al fantasma della bambina morta affogata (piuttosto imbarazzanti le scene con le bambole appese agli alberi), si ha sempre l’impressione di avere di fronte un episodio di un programma che si potrebbe intitolare “Miti e leggende dei sobborghi italiani”. Una visuale piuttosto provinciale quindi, inadeguata sia all’ambientazione amazzonica, sia al compito principale della serie: fare paura. Il vedo-non vedo che si è voluto utilizzare, infatti, è ormai stato sfruttato in tutte le salse possibili e immaginabili. Ci vuole altro ormai che una ripresa convulsa e due urla per riuscire a mettere in tensione il pubblico.

The River - Stagione 1 The river parte da una buona idea di base. L’ambientazione fluviale poteva essere un buon punto di partenza e la ricerca disperata di un uomo in mezzo a un giungla dà innumerevoli spunti da poter sfruttare, compresi quelli del sovrannaturale, ovvio. Anche l’idea della ripresa “televisiva”, per quanto ormai già vista e rivista, non è malvagia, pur lasciando a desiderare nella sua realizzazione finale. Purtroppo però The River sembra perdersi in se stesso, scimmiottando troppo da altri prodotti senza riuscire quindi ad assumere un’identità propria. Le otto puntate della prima stagione non sono molte per riuscire a raddrizzare il tiro, ma una vaga possibilità di recupero gliela vogliamo concedere.