First look Treme - Stagione 1

La vita dei musicisti di New Orleans dopo l'uragano Katrina

first look Treme - Stagione 1
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La musica dopo la tempesta

La chiamano "la repubblica delle banane statunitense". La città più famosa della Louisiana, New Orleans, è composta per il 68% da neri. Storica capitale del jazz, patria di illustri trombettisti e percussionisti, è stata devastata dall'uragano Katrina il 29 Agosto 2005. Cattedrale turistica decadente nel deserto tropicale degli Stati Uniti del sud, la città subì un colpo mortale. L'HBO inaugura un nuovo tv-drama di forte impatto sociale: che senso ha suonare per una città apparentemente morta? Rito funebre o divinazione sciamanica?

Personaggi in cerca di spartito

Sono passati circa 3 mesi da quando New Orleans è stata sommersa dalle acque in seguito al passaggio dell'uragano Katrina. Le dighe di protezione non hanno retto e l'inondazione ha causato la morte di centinaia di persone oltre a danni incalcolabili agli immobili. La casa di Albert (Clarke Peters) è ridotta male e nonostante i tentativi di dissuasione del figlio Delmond (Rob Brown), è deciso a rimetterla in sesto. Come lui, l'intera comunità nera di Treme reagisce al disastro ed organizza una parata musicale lungo le strade. Qui incontriamo Antoine (Wendell Pierce) un trombettista spiantato e ciccione, in cerca d'impiego. La sua ex-moglie, LaDonna (Khandi Alexander), è proprietaria di un bar ed è in cerca di suo fratello, scomparso dopo l'uragano. Sul versante "bianco", seguiamo la vita di due coniugi borghesi di mezza età: Antoniette (Melissa Leo), avvocato per i diritti civili che sta aiutando LaDonna a trovare suo figlio, e Creighton (John Goodman) che si batte per denunciare le resposabilità dello Stato per i danni prodotti dall'uragano. Infine c'è Davis (Steve Zahn), musicista e dj scapestrato in cerca di riscatto artistico e "quasi-fidanzato" con la bionda Janet (Kim Dickens), anche lei a fare i conti con il post-uragano nel suo ristorante. Attorno a loro, campioni del jazz come Elvis Costello e Kermit Ruffins (nel ruolo di se stessi) sono l'emanazione di un altro grande protagonista della serie: la musica.

Funky cast

Corale, lirico, sporco: Treme ha tutte le caratteristiche per diventare una piccola grande epopea del quotidiano. Gli ideatori, David Simon (The Wire) e Eric Overmyer, si sono circondati di un piccolo esercito di scrittori e reporter per ispezionare il background sociale post-Katrina: Lolis Eric Eli, autore di "Faubourg Tremé: The Untold Story of Black New Orleans" e lo scrittore locale Tom Piazza autore del romanzo "Why New Orleans Matters". Per il resto il cast è gran parte quello di The Wire, con Wendell Pierce come attore protagonista e la supervisione musicale affidata al veterano Blake Leyh. Anche se non si è esperti del genere, l'atmosfera coriacea del jazz-funk di strada è resa bene dall'audio in presa diretta, mentre nelle scene più toccanti è preferito il silenzio all'invadenza di una colonna sonora. Le inquadrature del regista polacco Agnieszka Holland sono plastiche ed invasive, reggendo bene un episodio pilota che dura ben 1 ora e 20 minuti. Commissionato nel 2008, il lungo pilot di Treme ha dovuto attendere quasi 1 anno per la sua realizzazione a causa della mancata conferma degli episodi successivi da parte dell'HBO.

Memoria negativa

Quando ci troviamo di fronte a una serie così marcatamente "verista", viene per forza di cose in mente il secolare dilemma che contrappone la Storia alla Memoria, la cronaca pubblica a quella privata. Ebbene l'iniziale fallimento di Treme sta proprio nell'omettere ogni riferimento alla campagna mediatica contro la comunità nera di New Orleans accusata di saccheggi e strupri nei giorni seguenti all'uragano. Accuse che nel tempo si sono rivelate pressochè infondate, ma che sono state strumentalizzate dall'ala reazionaria americana per dimostrare "una volta per tutte" l'inciviltà degli afroamericani. Restituendoci un'immagine umanizzata e dignitosa del sotto-proletariato nero, carnevalizzata e gigionesca, Treme omette l'altra faccia della medaglia che è il presupposto necessario per garantire l'onestà dell'interpretazione. Poco serve il personaggio di John Goodman che denuncia il malaffare dietro le imprese di costruzione delle dighe, se vengono cancellati dalla memoria quei giorni di bombardamento mediatico sulle violenze urbane a New orleans. E' grazie all'analisi di quegli episodi che si può veramente capire come l'America sia ancora un paese ad alta divisione razziale, in cui i neri sono la parte più diseredata, la parte che non può permettersi di lasciare la città allagata, la parte rimasta senza cibo nè aiuto. In quest'ottica, la reazione musicale della banda di Treme avrebbe tutt'altro impatto.

Treme-stagione1 Il jazz non è roba per pochi e chi non lo ama imparerà ad apprezzarne le capacità taumaturgiche. Treme è una storia corale di una comunità a noi lontana ma, per analogia catastrofica, assai vicina ed attuale. Regia di inquadrature a spalla e campi lunghi fa da contr'altare ad un impianto narrativo a volte piatto. Questa prima puntata di ben 1 ora e venti lascerà lo spazio ad episodi più snelli di 50 minuti, e sarò un pregio. Il difetto, quello grande, sta nel raccontare da un punto di vista troppo personale, privo di quel respiro oculato verso la sfera pubblica che rende grandi le storie dei piccoli. Speriamo di smentirci nei prossimi episodi.