Twin Peaks: il commento ai primi due episodi del revival

Un ritorno spiazzante e visionario per la serie cult di David Lynch e Mark Frost, in onda da oggi su Sky Atlantic.

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Annunciato in pompa magna nel 2014 e confermato ufficialmente solo un anno dopo, l'attesissimo revival di Twin Peaks è finalmente sbarcato in patria su Showtime con i primi due episodi dei 18 totali, tutti diretti da David Lynch che torna così dopo ben 10 anni di assenza da Inland Empire in cabina di regia, 71enne deciso a sorprendere ancora una volta i suoi fan al fianco di Mark Frost, nuovamente alla sceneggiatura insieme all'autore. Un progetto, questo, nato dalla necessità di concludere una storia -ma più nello specifico un'esperienza- troncata di netto nella sua declinazione televisiva nel '91, quando, scoperto ormai l'assassino di Laura Palmer (Sheryl Lee), la CBS decise di chiudere impietosamente la follia freak di Lynch, compromessa da un sempre più lento incedere degli eventi, sottotrame noiose e una colpevole e marcata assenza di visionarietà, tutto concentrato nei dieci episodi centrali della seconda stagione, che comunque chiudeva il cerchio con una purezza lynchiana non indifferente, lasciando per questo ancor più spiazzati sul finale.
Parlando chiaramente, il rischio di sballare la formula funzionale della "vera" Twin Peaks c'era eccome, basandoci sia sugli errori commessi in precedenza sia su Fuoco cammina con me, il film prequel della serie nel tempo rivalutato ma accolto nel '92 da un fitto velo di dissenso, perché poco comprensibile per i non fan e giudicato mancante di una certa dose di sarcasmo che caratterizzava invece la controparte televisiva. E il revival riesce invece a essere nel suo incipit ciò che doveva: un prosieguo completamente dedicato agli appassionati (in questo caso, necessario), chiuso nel suo ermetismo stilistico e testamento artistico di una delle serie che ha cambiato per sempre il modo di fare crime.

Bentrovati ai Picchi Gemelli

La storia ovviamente non poteva riprendere le fila da dove si era interrotta: 25 anni devono pesare sul pubblico e il passare del tempo lasciare segni indelebili e a volte impietosi. Alcuni dei protagonisti più amati sono infatti morti pochi anni dopo la cancellazione della serie, come Frank Silva, il terrificante BOB, o Jack Nance, l'ingenuo Pete, taglialegna in pensione. Altri sono invece riusciti a prestare ancora il loro talento al revival per poi andarsene prima di vederlo in onda: è infatti giusto ricordare Catherine E. Coulson (La Signora Ceppo) e Miguel Ferrer (Albert Rosenfield), due dei personaggi più apprezzati dai fan che alla loro prima apparizione nei nuovi episodi susciteranno una certa commozione, amplificandone il ricordo.

Dai primi due episodi, il ritorno di Twin Peaks sembra contenere comunque in sé tutto ciò che di buono c'era nella creatura originale di Lynch e Frost, apparendo al contempo come palese successione di una sperimentazione tecnica figlia di Mullholland Drive e del già citato Inland Empire, virata verso territori più dark a controbilanciare in maniera più netta la sempre presente, assurda e graditissima ironia. Dale Cooper (un Kyle Maclachlan strepitoso!) è ancora bloccato nella Loggia Nera, sostituito nel mondo reale dal suo Dopellganger/BOB, che a quanto pare nel corso degli anni ha intessuto una fitta rete di contatti criminali nel mentre di uno studio approfondito alla ricerca di un modo per non essere rispedito nella Loggia. In tutto ciò, i meccanismi della serie cominciano a tornare a ingranare, presentandoci nuovi personaggi e misteri al momento inspiegabili ma di indubbia fascinazione visionaria. La cifra di Lynch è fortissima e ancor più accattivante, come se invecchiare avesse accentuato la sua voglia di scardinare i canoni del suo stesso modo di fare cinema, anche se poi il media è la tv -ma sappiamo che tra le due piattaforme non c'è più chiara distinzione come un tempo.

Parola d'ordine: freak!

Un ritorno elettrizzante, cupo, sperimentale e all'insegna del particolare e sofisticato stile freak del regista, mitigato cioè da una scrittura brillante e al momento priva di sbavature ma pronta a liberare un incredibile potenziale visionario anche e soprattutto nei momenti o nei gesti più normali possibili. Ci sono poi ovviamente le sequenze nella Loggia Nera, con qualche novità molto interessante per la trama e momenti sempre impressionati sul piano dell'eleganza, raffinatissimo esempio di follia autoriale ed espressione magna di libertà creatività senza compromessi, che in un prodotto come Twin Peaks non potrebbero esistere senza minacciare per questo l'integrità strutturale della forma dell'opera.

Entusiasmante infine per l'occhio preparato è anche constatare come il filmmaker abbia deciso di girare il revival con una fotografia leggermente opaca, se vogliamo sporca, che ricorda da vicino le produzione tv degli anni '90 e riduce in questo modo la distanza dalla serie originale. Un'idea splendida e indovinata che potrebbe essere molto gradita specie da chi ha deciso di recuperare frettolosamente la due stagioni precedenti prima di imbarcarsi in questo nuovo e sorprendente viaggio etereo e assuefacente nella stratificata mitologia di Twin Pekas, tra personaggi indimenticabili, avvenimenti stranianti e accarezzati nella coscienza dalla mano di sua maestà David Lynch.