Half season Gomorra - Seconda Stagione

La serie cult di Sky Atlantic, ispirata al libro di Roberto Saviano, continua la sua esplorazione del mondo della criminalità organizzata attraverso il racconto della rivalità fra Ciro l’Immortale e il clan dei Savastano.

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È stato l'induscusso fenomeno televisivo del 2015 per quanto riguarda il panorama della fiction italiana: l'ideale prosecuzione nel solco di un'altra serie potente e innovativa come Romanzo criminale, ma anche la definitiva conferma del predominio di Sky come nuova fucina di qualità e spessore artistico per la TV italiana. Comprensibile, pertanto, che ci fosse un'attesa altissima nei confronti della seconda stagione di Gomorra, prodotto ispirato al clamoroso libro inchiesta di Roberto Saviano (che fra l'altro ha appena festeggiato il suo decennale), già alla base dell'omonimo film di Matteo Garrone del 2008. Una stagione apertasi, nell'episodio Vita mia, con un ulteriore passo avanti nell'ascesa di Ciro Di Marzio (Marco D'Amore), dopo il concitato finale della stagione precedente, ma pure con la sua definitiva discesa negli abissi della morale: l'omicidio della moglie Debora (Pina Turco), diventata ormai poco controllabile e quindi troppo pericolosa, con tanto di cadavere carbonizzato per simulare un incidente.

La scalata al potere di Ciro

Un incipit esplosivo, in sostanza, quello del secondo capitolo della saga criminale ambientata in terra campana; un incipit che riporta al centro dell'attenzione proprio la figura di Ciro l'Immortale, antieroe machiavellico e senza scrupoli, impegnato più che mai in una scalata al potere dai sanguinari echi shakespeariani. E Ciro, perfetto Riccardo III dei nostri giorni, non esita certo a sporcarsi le mani di sangue: ce ne eravamo già accorti un anno fa, e gli autori non mancano di rimarcare la natura fredda e spregiudicata di questo personaggio. Nella terza puntata, Mea culpa, viene sviluppato ad esempio il personaggio di Salvatore Conte (Marco Palvetti), boss del clan degli Scissionisti, alleato di Ciro nel loro progetto di conquista di Napoli ma tradito da quest'ultimo e assassinato in un agguato. È un altro dei momenti clou di una prima metà di stagione in cui la suspense e l'azione sono dosate con parsimonia a favore di una descrizione più ampia e dettagliata dei vari comprimari, delle loro contraddizioni e dei loro reciproci rapporti.

Legami di sangue

È il caso di Genny Savastano (Salvatore Esposito), scampato per miracolo alla sparatoria che, nel finale di un anno fa, l'aveva visto soccombere di fronte a Ciro. Lo ritroviamo un anno più tardi, nel secondo episodio della stagione, Lacrime e sangue, completamente rimesso dalla ferita e attivo più che mai per restituire al clan dei Savastano forza e rispettabilità. Genny, uomo gelido, implacabile e ferocemente autoritario, è diventato una figura del tutto speculare rispetto a quella di Ciro: non a caso la "guerra a distanza" fra i due protagonisti è il cuore pulsante di queste prime sei puntate, e il loro durissimo confronto in una camera d'albergo nell'episodio Occhi negli occhi costituisce un'altra scena magistrale. Sul piano narrativo, tuttavia, la situazione si sta complicando in maniera inesorabile, con una distanza sempre più profonda e lacerante fra Genny e suo padre, il boss latitante Pietro Savastano (Fortunato Cerlino), costretto a restare rintanato in una sorta di appartamento/bunker ma in aspro disaccordo con la linea di condotta del proprio successore. Un conflitto fra padre e figlio che si prefigura come una storyline fondamentale per gli episodi a venire, in un preannunciato "tutti contro tutti" in procinto di esplodere nella seconda metà della stagione.

Gomorra - La serie Pur con qualche saltuario calo di ritmo, la seconda stagione di Gomorra sta dimostrando di mantenere le stesse virtù e i punti di forza che, un anno fa, l’hanno resa di gran lunga la miglior serie italiana attualmente in onda; e il racconto più ‘lento’ e dilatato, oltre a permettere di esplorare maggiormente i personaggi, sembra porre le basi per importanti sviluppi futuri.