Grey's Anatomy: le prime impressioni sulla tredicesima stagione

Arrivata la pausa invernale, tiriamo le somme di questi primi episodi della tredicesima stagione di Grey's Anatomy. Ecco cosa ne pensiamo

half season Grey's Anatomy: le prime impressioni sulla tredicesima stagione
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"La vita è una giostra che continua a girare, e tu non puoi scendere" è il cardine di Grey's Anatomy, la sua filosofia riassunta in una frase. Tredici anni sono tanti, Shonda Rhimes né è consapevole, tredici anni in cui la sfida è sempre la stessa, ogni volta più difficile: riuscire a solleticare l'attenzione del pubblico con un format identico cercando di rimescolare le carte nel mazzo. Complici gli addii dei veterani (Sandra Oh, Patrick Dempsey e Sara Ramirez gli ultimi in ordine cronologico), l'introduzione di nuovi personaggi regular e quella sensazione di familiarità che ormai appartiene alla serie, Grey's Anatomy è una specie di "miracolo televisivo" che sopravvive in un mare in tempesta e difficoltà, trainata da uno spirito guida inamovibile (la Rhimes) e dall'affetto degli spettatori che vogliono ancora dramma, romanticismo e storie strappalacrime. Con la messa in onda dell'episodio "You haven't done nothin'", il nono della tredicesima stagione, siamo giunti al tanto agognato mid-season, un traguardo sufficiente per tirare le somme e fare qualche riflessione sul presente e futuro dei medici del Seattle Grey Sloan Hospital.

La sfida di stupire il pubblico dopo tredici anni

Il richiamo al passato è forte nella puntata vista ieri: forse è un dettaglio trascurabile, ma in una delle scene più drammatiche in sala operatoria la musica fa risuonare il brano "Somewhere only we know", lo stesso che si sentiva all'inizio della prima stagione; allora la voce fuori campo di Meredith Grey parlava di confini, linee immaginarie che tracciamo per tenere a distanza le persone e che è necessario superare correndo il rischio. In tutti questi anni di vita sul piccolo schermo, Grey's Anatomy ha sicuramente oltrepassato qualsiasi tipo di confine, partendo proprio dall'effetto "resistenza" (non è forse tra le serie più longeve della storia della tv?), dal coraggio di affrontare tematiche spinose e attuali, pregi che non soltanto hanno saldato il rapporto con gli spettatori, ma anche reso Shonda Rhimes una vera pioniera a cui ispirarsi.

Scrittura poco brillante e situazioni ripetitive

C'è da ammettere però che quella brillantezza nella scrittura e quel senso di stupore che provavamo in passato sembra aver lasciato spazio ad una timida e debole imitazione dei momenti tanto amati: questa tredicesima stagione, alla pari delle tre precedenti (per intenderci, le successive all'incidente aereo e alla morte di Lexie e Mark), denuncia in modo evidente una fase di soffocamento generale, e a soffrirne sono le cose fondamentali; le storyline dei personaggi, troppe e impossibili da seguire con la medesima attenzione, le loro ragioni indecifrabili, e gli sviluppi personali non appassionano ma compiono un cerchio ripetitivo che ormai ha stancato. Quest'anno si era aperto con il destino di Alex Karev in bilico, dopo che aveva picchiato a sangue il dottor De Luca in preda ad un violento attacco di gelosia, eppure dello studio morale e delle reazioni dei diretti interessati (Jo Wilson, ad esempio) non è stato detto nulla fino alla nona puntata. Il centro nevralgico resta Meredith Grey, la figura più liquida e con più capacità di adattamento da cui dipende praticamente l'intero show, che gli sceneggiatori continuano a tenere con un piede in una scarpa e uno nell'altra quando sappiamo che il suo cammino si è interrotto secoli fa, come d'altronde quello del 99% dei protagonisti.

Timidi tentativi di rinnovamento senza successo

I tentativi di rinnovamento ci sono, non abbastanza convincenti da stimolare la nostra attenzione: basta prendere l'episodio 13x08 "The room where it happens", tra i più sperimentali e difficili da fruire, che ha anche registrato un record negativo di ascolti come mai era successo nella storia di Grey's Anatomy. La produzione le sta provando davvero tutte, dai ritorni a sorpresa di personaggi che credevamo spacciati (l'ultima è Leah Murphy) agli attesi "rimpiazzi" sentimentali (il più quotato sarebbe la dottoressa Eliza Minnick, probabile nuovo interesse amoroso di Arizona Robbins); intorno procedono senza mordente le storyline di Amelia e Owen, che dovranno affrontare una grave discordanza di posizione sul diventare genitori, di April e Jackson (saranno o no la coppia stabile del futuro?), infine di Alex e Jo, che ritroveremo dopo la pausa invernale alle prese con una drammatica verità sul passato della ragazza. La giostra potrà pure continuare a girare, ma gli ingranaggi sembrano troppo arrugginiti e difettosi per un futuro di grandi speranze. Staremo a vedere.