Iron Fist, le impressioni di metà binge-watching

La trama inizia a delinearsi e i personaggi assumono maggiore spessore: ecco cosa pensiamo della prima metà stagione di Iron Fist.

half season Iron Fist, le impressioni di metà binge-watching
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Superato lo scoglio dei primi tre episodi, Iron Fist entra finalmente nel vivo e, a dispetto delle numerose critiche, i fan sembrano non poter fare a meno di continuare la visione di una serie che continua ad avere grossi difetti ma che si lascia guardare e sa come intrattenere gli spettatori. Negli episodi dal terzo al settimo, la trama finalmente si delinea: superato il problema di convincere i Meachum della sua identità, Danny Rand (Finn Jones) può finalmente prendere le redini della società del padre, la Rand Enterprises, e da lì scoprire l'affiliazione con La Mano, l'organizzazione di ninja assassini già vista nella seconda stagione di Daredevil e nemica giurata di Iron Fist. E, tra la complicità di Claire Temple (Rosario Dawson) e l'accenno ai protagonisti delle precedenti serie Marvel di Netflix, ecco profilarsi all'orizzonte la nascita dei Defenders (che vedremo presumibilmente quest'estate, anche se ancora non c'è una data di uscita ufficiale).

L'equilibrio tra i personaggi

Finalmente superiamo la banalità del riconoscimento di Danny Rand come legittimo socio dell'azienda del padre e iniziamo a entrare nel vivo dell'azione: la Rand Enterprises diventa così il pretesto per scoprire la portata tentacolare della Mano, che qui si delinea come un'organizzazione che potrebbe in qualche modo ricordare l'Hydra del Marvel Cinematic Universe.

E ora che l'identità "ufficiale" di Danny è stata legalmente riconosciuta, lo show può concentrarsi sulla sua identità di Iron Fist. Proprio in questo senso emerge un difetto della caratterizzazione del protagonista, perché l'Iron Fist è, per sua stessa definizione, invincibile. "I'm the Iron Fist, that means I never lose", dice Danny, e questa estrema sicurezza in se stessi (assolutamente giustificata dall'addestramento ricevuto a K'un- Lun) non dà molto spazio a una vera e propria evoluzione, almeno per ora. Ed è qui che entrano in gioco i personaggi secondari, Colleen e Claire su tutti: se Iron Fist è invicibile, è il confronto con le due donne a ridimensionarlo e a dargli margine di crescita.

Cosa ancora non funziona

E se adesso Iron Fist convince e fa venire voglia di divorare un episodio dopo l'altro, bisogna comunque considerare la presenza di alcuni grossi difetti nella struttura della serie, primo fra tutti le scene di combattimento: le arti marziali sarebbero una grandissima fonte di ispirazione per scene altamente coreografiche in grado di tenere testa ai magistrali combattimenti di Daredevil, dove coreografia e fotografia si combinano in maniera quasi perfetta, e invece in Iron Fist continuano a tradursi in scene godibili ma di fatto ripetitive, con mosse sempre uguali nettamente inferiori alle potenzialità che le arti marziali potrebbero offrire. Questo è sicuramente dovuto alla poca preparazione fisica di Finn Jones, che pare abbia dovuto studiare le mosse il giorno stesso delle riprese (e, se è vero, tanto di cappello), e al fatto che Danny Rand combatta a volto scoperto, impedendo in questo modo l'utilizzo di una controfigura per tutta la durata dei combattimenti, come invece accade in Daredevil. E quindi l'Iron Fist è un esperto di arti marziali impacciato, decisamente meno elegante di quanto ci si aspetterebbe da un campione di kung fu. Ma a questo punto della stagione la trama intriga, quindi viene facile chiudere un occhio sulla poca incisività dei combattimenti.