Half season Mr. Robot - Stagione 2

Tiriamo le prime somme del secondo ciclo di episodi del thriller informatico creato da Sam Esmail, che si spinge oltre le convenzioni del suo genere.

half season Mr. Robot - Stagione 2
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Per certi versi, Mr. Robot avrebbe potuto/dovuto fermarsi dopo una sola stagione, per lo meno se si segue una logica convenzionale. Questo perché, da un lato, il creatore Sam Esmail aveva inizialmente concepito la storia come un film, e difatti la trama orizzontale della prima stagione segue, seppure in modo più approfondito, il canovaccio strutturale di un lungometraggio; inoltre, per il motivo di cui sopra, la prima annata si è conclusa in un modo tale da indurre la domanda "E adesso come andrà avanti?", avendo "bruciato" nell'arco di dieci episodi quello che avrebbe potuto essere il colpo di genio finale. Ovviamente, visti gli ottimi ascolti in America e il grandissimo successo di critica, il network USA - che finalmente ha trovato un programma forte capace di rompere gli schemi rispetto al brand associato all'emittente - ha deciso di continuare (anzi, il rinnovo è avvenuto prima della messa in onda del pilot, indice di una grandissima fiducia nel prodotto). Ed eccoci quindi in un territorio relativamente nuovo, per quanto concerne le convenzioni narrative di genere, ancora una volta in compagnia di Elliot e Mr. Robot.


Crisi d'identità

Avevamo lasciato Elliot Alderson con una doppia scoperta scioccante sul suo "alleato" Mr. Robot, portando il loro rapporto già complicato ad un punto di non ritorno. In mano ad altri questa rivelazione avrebbe segnato il culmine della serie, fungendo da epilogo tragico, un terzo atto logico e doloroso, come al cinema. Mr. Robot invece va oltre questo limite apparente regalandoci, almeno a giudicare dai primi episodi, un secondo ciclo ancora più ricco e folle, che altera lo status quo pur rispettandolo: sono entrati in gioco nuovi personaggi, tra cui un'agente dell'FBI interpretata da Grace Gummer (la figlia di Meryl Streep), ma il nucleo emotivo della serie rimane l'alchimia, fortissima, tra Rami Malek e Christian Slater, che risulta ulteriormente solidificata alla luce del colpo di scena di cui sopra. Dal thriller informatico siamo quindi passati ad un universo molto più allucinatorio, quasi da incubo, seppure radicato nella poetica originale dello show.

Marchio d'autore

L'altra particolarità della seconda stagione, annunciata prima della messa in onda, è la presenza autoriale marcata di Esmail, che oltre a scrivere la maggior parte degli episodi - per ora solo il quinto reca la firma di un altro sceneggiatore, Kyle Bradstreet, già presente nello staff della prima annata - è anche il regista di tutte e dodici le puntate previste. Il nuovo corso narrativo è quindi davvero il prodotto di un'unica mente (con qualche aiuto in sede di scrittura, come da consuetudine nella serialità americana), la cui visione poco convenzionale è talmente forte da aver convinto la USA ad affidargli in toto la cabina di regia, senza dover affidare ad altri il compito di portare sullo schermo, settimana dopo settimana, gli scenari allucinanti immaginati dallo showrunner. Un cambiamento a dir poco epocale, che fa quasi sembrare un lontano ricordo la prima stagione, con il pilot in mano ad un nome relativamente grosso come Niels Arden Oplev. A questo punto l'unica incognita è: il finale di stagione riuscirà a mantenere il livello altissimo annunciato dall'epilogo del ciclo precedente? Caratterizzata dal maggiore ruolo autoriale del creatore della serie, la seconda stagione di Mr. Robot mantiene, almeno nei primi episodi, le promesse dell'ottima prima annata, sfruttando i colpi di scena dello scorso anno per esplorare territori nuovi pur restando fedele all'atmosfera paranoica ed attualissima di un racconto seriale che continua a mostrare, in modo originale e spumeggiante, le preoccupazioni dei giorni nostri.