Half season Shameless - Stagione 1

Fine del primo atto per la famiglia più svergognata d'America

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Seconda stagione alle porte

Il sipario del primo atto cala sulla casa della famiglia più disgraziata d’america. Shameless è l’esordio più potente della Showtime dai tempi del primo Dexter. Il serial, remake wasp dell’omonimo inglese, attesta una media di telespettatori che sfiora il milione (un record per un canale via cavo). Così, prima ancora del gran finale, la Showtime annuncia una seconda stagione e poichè la serie originale è ormai all’ottavo anno, non mancherà “l’ispirazione” per nuovi esaltanti episodi.

Il primo atto

Stiamo imparando a conoscere sempre meglio la famiglia Gallagher. Tanti difetti e pochi rimedi. Frank, il padre alcolizzato, è un deu ex machina a metà: prima scatena un disastro, poi lascia che gli altri aggiustino le cose. E’ per questo che lo troviamo a vivere stabilmente con un’altra famiglia (quella della ragazza di Lip) e tornare a casa solo in casi di vita o di morte (la propria, s’intende). Fiona, la più grande della cucciolata, tiene la baracca a galla ma Steve, il suo boyfriend “normale”, dovrà lavorare a lungo per accettare la condotta in-esemplare di papà Frank. L’uomo di casa rimane Lip, genialoide della fisica e delle truffe, mentre l’omosessualità di Iam farà i conti con i bulli (il fratello teppista che infesta il negozio in cui lavora) e le pupe (la moglie musulmana del suo “ragazzo”). Ma occhio: chi disprezza compra. Personaggio rivelazione, la piccola Debbie. Loquace, cinica, machiavellica..finirà col cacciare tutti in un mare di guai. Poi c’è Carl: lui è solo un piccolo psicopatico con la mania del fuoco e basta questo per “spoilerare” il seguito. Last but not least, Kev & Sheila, la coppia sadomasochista vicina dei Gallagher. Lui un bravo ragazzo, lei una vera “black mamba”: entrambi alle prese con un’adozione “piovuta dal cielo”. Servirà qualche miracolo.

I believe in miracles

Miracolo è la parola giusta. Miracolo per il vecchio Frank che torna al mondo dopo giorni di vagabondaggio o di "morte apparente". Miracolo per Debbie che rompe le uova nel paniere del vicinato ma alla fine salva la fritatta (e la famiglia). Miracolo per Fiona che sà perdonare l’imperdonabile ma che ancora non sà tutto della vita di Steve. A differenza di altre serie corali che basano la propria verve sul talento di una manciata di attori, Shameless è un “Internazionale dello spasso”. Il microcosmo Gallagher è ben diretto (sia dal regista che dallo sceneggiatore) e il gigante William H. Macy (nei panni di Frank) avvolge attorno a se le story line dei comprimari senza annichilirle, a differenza di serie cadute nel manierismo attoriale come Lie to Me. Più o meno visibile, ogni personaggio si lascia caratterizzare e amare, forte di situazioni che puntano sul lavoro di squadra, il mutuo soccorso (e la mutua menzogna). Ma l’universo “senza vergogna” di questa serie non deve ingannarci. Qui non siamo di fronte alla demenziale tragressione di marchio Mtv (Misfits), nè ai docu-drama della HBO. Le storie di Shameless non hanno peli sulla lingua ma non per questo sono meno sensibili. Non c’è la morale della famiglia disgregata che tenta e deve riunirsi, ma la novella grottesca di un “gruppo di parenti” che è famiglia solo quando si sente diversa dalle altre. Il loro equilibrio è un paradigma della diversità: in una puntata esemplare, i ragazzi dovranno riportare un fin troppo buon papà Frank sulla via dell’alcolismo per garantire l’incolumità casalinga. Morale della storia? Forse non c’è, forse è ancora da scoprire.

Shameless - Stagione 1 Shameless è il miglior debutto Showtime per una serie drama. Con la media di quasi 1 milione di spettatori, il remake dell’omonima serie inglese sta moltiplicando i fan americani. Traghettati da un istrionico William H. Macy, tutto il cast è in grado di soprendere e caratterizzarsi, come in un grande e ben organizzato circo. Ogni epidodio una tragicommedia familiare e qualche perla di saggezza metropolitana. Unica condizione: non vergognarsi.