Half season Vinyl - Stagione 1

Già rinnovata, la serie sull’industria del rock nell’America degli Anni ’70 continua ad addentrarsi nelle ossessioni del suo protagonista

half season Vinyl - Stagione 1
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Per Richie Finestra (Bobby Cannavale), il mega-produttore della disastrata etichetta musicale American Century, non è affatto un periodo felice. Dopo aver maltrattato i potenziali partner tedeschi e mandato all'aria l'accordo che avrebbe potuto assicurare la sopravvivenza della compagnia, l'uomo fatica a tenere gli affari in attivo: i suoi artisti di punta lo stanno abbandonando e i suoi executive faticano a trovare nuovi talenti da lanciare sul mercato. Un asso nella manica per l'American Century potrebbero essere i Nasty Bits, gruppo punk capitanato dallo sregolato cantante Kip Stevens (l'esordiente James Jagger, figlio del co-creatore e co-produttore della serie, un certo Mick), sui quali l'assistente Jamie Vine (Juno Temple) sta puntando per fare carriera all'interno della compagnia. Nel frattempo, il matrimonio fra Richie e Devon (Olivia Wilde) è sempre più in crisi: la donna comincia a pensare alla separazione, mentre un "appuntamento a quattro" con Hannibal (Daniel J. Watts), superstar del funk che Richie ha bisogno di conservare nella propria scuderia, ha un esito a dir poco disastroso...

Richie Finestra: il Don Draper del rock 'n' roll?

A cinque episodi dalla partenza, ed esattamente a metà nel percorso della prima stagione (ma la HBO non ha esitato a rinnovare la serie per un secondo capitolo), Vinyl, contraddistinto dalle firme prestigiose di Mick Jagger, Martin Scorsese, Rich Cohen e Terence Winter, mantiene il focus della narrazione puntato sul suo protagonista, lo spregiudicato produttore Richie Finestra, a cui presta il volto uno scatenato Bobby Cannavale. L'attore italo-americano, già nel cast di Boardwalk Empire, è l'incontrastato mattatore della serie, restituendo appieno il carattere larger than life di Finestra, uomo in preda agli eccessi, alla cocaina, ma soprattutto alle proprie ossessioni, non ultima una gelosia possessiva nei confronti della moglie Devon. E questi nuovi episodi hanno confermato - anzi, accresciuto - la dimensione di antieroe di Richie Finestra, sulla scia di altri celeberrimi personaggi televisivi degli ultimi vent'anni, da Tony Soprano a Walter White, passando ovviamente per Donald Draper. Proprio lui, il geniale pubblicitario dalla controversa vita privata di Mad Men, sembra costituire un possibile modello di confronto per Richie Finestra: sicuri, autoritari, talvolta addirittura feroci nel loro lavoro, sia Don che Richie non riescono a resistere a impulsi autodistruttivi che, passo dopo passo, faranno crollare a pezzi la loro armonia familiare e psichica.

Sesso, droga e rock 'n' roll (e omicidi)

Tuttavia, rispetto alla costruzione ben più progressiva e accurata di Mad Men, in Vinyl la natura ‘selvaggia' di Richie Finestra è spinta all'eccesso fin dal principio, senza trovare lo stesso, miracoloso equilibrio del ritratto dipinto da Matthew Weiner per Donald Draper. E forse proprio in questo aspetto è rintracciabile, almeno per ora, uno dei principali limiti della serie: fermo restando che la performance di Cannavale non potrebbe essere più incisiva (sarebbe uno shock non ritrovare l'attore in lizza ai prossimi Emmy Award), in cinque puntate Richie non sta vivendo uno sviluppo ben definito, limitandosi invece a reiterare comportamenti sopra le righe ed esplosioni di ira incontrollabile. Se Mad Men era essenzialmente un grande affresco corale (e sociale) costruito attorno al suo protagonista, ma capace di offrire ampio spazio a tutti i comprimari, Vinyl fatica a distaccarsi dal suo personaggio centrale per più di pochi minuti, senza però saper offrire sempre un materiale narrativo davvero solido: la storyline sul matrimonio fra Richie e Devon, ad esempio, già comincia a mostrare la corda, mentre l'omicidio del patron radiofonico Buck Rogers (Andrew Dice Clay), fulcro della componente poliziesca della trama, è stato relegato a subplot minore a cui a malapena si fa riferimento.

A caccia di talenti: Jamie Vine

Se Richie Finestra è riconducibile, per certi aspetti, al modello di Donald Draper, la Peggy Olson di Vinyl (pure in questo caso, mutatis mutandis) è senz'altro Jamie Vine. Giovane, intelligente, ambiziosa, decisa a far valere i propri meriti per ottenere il giusto riconoscimento nella gerarchia dell'American Century, ma costretta pure a far fronte al sessismo e ai pregiudizi di un ambiente fortemente maschilista, Jamie è l'outsider della serie, e proprio in tale prospettiva può essere paragonata all'abile segretaria impersonata da Elisabeth Moss; ma anche in questo caso, il confronto fra Jamie e Peggy va tutto in favore di Mad Men. Ciò nonostante, la talent scout interpretata da Juno Temple si attesta come il personaggio di maggior spessore di Vinyl subito dopo Richie, e nel quinto episodio, He in Racist Fire, l'abbiamo vista alle prese non solo con colleghi invidiosi e con musicisti recalcitranti, ma anche con la madre: la scena del pranzo fra le due donne, per quanto breve, è indicativa del mancato sostegno familiare, del senso di frustrazione e della volontà di rivalsa della ragazza, con Lena Olin come guest star nei panni dell'ingessata e altezzosa signora Vine.

La soundtrack, dai Pink Floyd a Lou Reed

Impossibile, infine, non dedicare qualche riga al maggiore punto di forza di Vinyl, ovvero una messa in scena di innegabile fascino, che dopo la travolgente regia di Martin Scorsese per il pilot sta proseguendo con la stessa impostazione, puntando quindi a restituire la frenesia, l'euforia, l'adrenalina e perfino l'horror vacui di quel mondo e di quegli anni. E a "riempire il vuoto", oltre al dinamismo della regia e del montaggio (ritmo serrato e tantissimi stacchi), è naturalmente la splendida soundtrack: sia le musiche intradiegetiche performate dai divi del rock sul palcoscenico (nella quinta puntata Julian Casablancas ritorna nei panni di Lou Reed esibendosi sulle note di White Light/White Heat, cult del repertorio dei Velvet Underground), sia le numerosissime canzoni usate come sottofondo sonoro, fra cui, soltanto fra quarto e quinto episodio, Money dei Pink Floyd, Cry Baby di Janis Joplin, Won't Get Fooled Again degli Who, I Dig Your Mind di Iggy Pop, Thirteen dei Big Star, Pillow Talk di Sylvia e The Crystal Ship dei Doors, a restituire alla perfezione la temperie musicale della prima metà dei Seventies. Mentre, per la prossima puntata, è in arrivo il preannunciato ‘cameo' di David Bowie, direttamente dall'epoca di Ziggy Stardust...