Intervista A Casa dei Loud - Chris Savino

Il creatore della nuova serie animata di Nickelodeon, con protagonista un undicenne alle prese con 10 sorelle, racconta qualche curiosità sul progetto

intervista A Casa dei Loud - Chris Savino
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Ha preso il via il 6 giugno su Nickelodeon la nuova serie animata A casa dei Loud creata da Chris Savino.
Al centro dei divertenti episodi c'è Lincoln Loud: un undicenne che vive con dieci sorelle, ognuna dalle caratteristiche uniche. Grazie all'aiuto del suo migliore amico Clyde, il ragazzo cerca di sopravvivere alla complicata e caotica quotidianità che si vive tra le mura di casa Loud.
Il progetto è stato ideato inizialmente come un cortometraggio da Savino, la cui carriera nel mondo dell'animazione ha preso il via nel 1989 e lo ha portato a lavorare come autore, storyboard artist e regista di serie come Le Superchicche, Johnny Test e Il Laboratorio di Dexter.
Il creatore di A casa dei Loud si è ispirato in parte alla sua esperienza personale, essendo cresciuto in una famiglia numerosa, e ha raccontato a EveryEye le difficoltà di portare sullo schermo le divertenti avventure dei Loud e qualche curiosità su come si è sviluppato il progetto.

Da congli a esseri umani, la trasformazione dell'idea

Come si è passati dal cortometraggio alla serie?
L'idea originale aveva come protagonista un coniglio maschio con 25 sorelle ed era basato sul concetto divertente che proprio perché era un coniglio faceva parte di una famiglia numerosa. Ma l'idea di un protagonista con molte sorelle esisteva fin dall'inizio. Dopo aver realizzato il corto per l'Animated Shorts Program di Nickelodeon mi è stato suggerito di trasformare il coniglietto in umano. E non so se fosse lungimiranza o fosse un pensiero legato al fatto che l'emittente avesse già troppi cartoni con protagonisti animali divertenti, tuttavia appena ho accettato di renderlo umano tutti gli elementi della serie sono andati al loro posto.

E' cambiato anche l'approccio?
Solo quando il protagonista è cambiato ho iniziato ad attingere alla mia esperienza, visto che ho nove tra fratelli e sorelle, e ho dato ad alcuni dei personaggi il nome delle mie sorelle e inserito altri elementi della mia vita come il nome della strada in cui sono cresciuto. Le persone hanno avuto delle reazioni migliori dopo la trasformazione da conigli a umani, anche i responsabili di Nickelodeon si sono relazionati maggiormente con la storia perché in un certo senso era più realistica.

Rispetto all'inizio la storia ha subito delle modifiche importanti?
Il passaggio dal cortometraggio allo sviluppo della serie è stato molto rapido: a marzo 2013 è stato scelto il corto e poi nel maggio 2014 è stata approvata la serie. E' stato tutto veloce proprio grazie al modo in cui le persone si relazionavano all'idea alla base. Dopo aver assunto altre persone per lavorare allo show anche le loro esperienze del passato sono entrate a far parte della storia perché tutti abbiamo dei legami famigliari e abbiamo affrontato le tematiche presenti nella serie. E' stato importante rimanere aperti alle idee e ai suggerimenti di tutti per quanto riguarda gli episodi e le singole scene. In questo modo si è ottenuto un certo realismo e un'atmosfera più autentica. Non sono solo idee per cartoni ma aneddoti di vita reale che poi sono stati animati.

C'è un personaggio più facile da scrivere rispetto agli altri?
Personalmente amo scrivere per Luan, che è quella che fa battute terribili, un po' quello per cui sono famoso. Devo però dire che passando da un episodio all'altro, approfondendo chi sono i personaggi, l'affetto cambia gradualmente: se per una puntata apprezzo più Lisa quella dopo la mia preferita potrebbe essere Luan. Cambia sempre.

Con chi avete avuto invece maggiori difficoltà?
Il personaggio più difficile da delineare è invece stato Lincoln. All'inizio dello sviluppo della serie non avevo ancora capito chi fosse. Con le sorelle è stato un po' più facile perché abbiamo iniziato con delle caratteristiche generali che le definivano: l'autoritaria, quella che ama la moda, la sportiva... E' stato molto facile iniziare a scrivere di loro. Lincoln, invece, non poteva avere una di quelle caratteristiche specifiche o assomigliare alle sorelle. Doveva essere unico e sostenere il peso della serie sulle sue spalle. Non poteva essere uno stereotipo e solo dopo il corto e lo sviluppo del pilot ho scoperto che il suo punto di vista è quello di avere sempre un piano per sopravvivere alla vita quotidiana con le sue sorelle. Da quel momento ha iniziato ad avere una sua personalità e si capiva chi era veramente, prima era più complicato. Era simpatico ma era difficile rendere il personaggio goffo e divertente, di solito sono tratti di un personaggio secondario. Stiamo costantemente cercando di renderlo originale e interessante mentre la serie prosegue.


L'importanza delle voci giuste

La scelta dei doppiatori ha modificato in qualche modo i personaggi?
Lavoro da oltre venti anni nel mondo dell'animazione e quindi conoscevo molte voci femminili che sarebbero state fantastiche per i ruoli. Avevamo per le sorelle una lista molto corta per scegliere le doppiatrici, probabilmente abbiamo fatto l'audizione a circa quindici attrici. In occasione del corto il personaggio di Lisa, che è questo genio di 4 anni, non aveva alcun dialogo ma un'attrice che è arrivata e ha letto per un altro personaggio è stata particolarmente divertente recitando una lista e ho pensato subito sarebbe stata perfetta per Lisa e proprio quell'elemento della sua audizione è diventato parte integrante poi del personaggio.

C'è stato un personaggio per cui è stato complicato trovare la voce giusta?
Per Lincoln ho sempre pensato fosse necessario trovare la voce di un ragazzino per dare un senso di autenticità impossibile da ricreare con la voce di un adulto. La ricerca del giusto interprete è stata molto ampia e non ero sicuro di come avrebbe dovuto essere la sua voce, ho cercato di capirlo ascoltando le audizioni. Non c'è mai stata una situazione in cui qualcuno entra e pensi 'Ecco, è lui!'. Grant Palmer all'epoca aveva 11 anni e il suo livello è subito stato molto alto, ha offerto tanto al personaggio.

Che aspetti cercavate per il protagonista?
La caratteristica principale che cercavamo era quella di riuscire a provare empatia per lui anche se è intelligente, ha un piano e vuoi fare il tifo per lui, anche quando fa delle scelte sbagliate, perché ha così tante sorelle con cui è in competizione quotidianamente. Dopo le prime sessioni di registrazione gli autori hanno potuto sentirlo in azione e hanno ideato dialoghi e scene pensando a come le avrebbero interpretate. Grant è fantastico, è uno di quei ragazzi che pensi sia raro trovare. Quando la sua voce si modificherà, a causa della pubertà, dovremo cercare qualcuno che lo sostituisca e sarà veramente difficile, pur dandogli la possibilità di diventare il personaggio in modo personale.

La gestione dei personaggi

Nell'ideare le storie delle puntate qual'è stato l'elemento più difficile?
Penso che nello scrivere gli episodi sia stato piuttosto complicato dare il giusto spazio a ognuno degli undici protagonisti, senza quindi avere un preferito. Quando hai un'idea su quello che accadrà a Lincoln, tuttavia, c'è di positivo che hai tanti personaggi che possono essere in contrasto con lui e rappresentare un ostacolo nell'ottenere quello che vuole. Ha reso più semplice la costruzione delle situazioni, alle volte mostrandolo in competizione con una sorella, altre con un paio, altre addirittura con tutte.

Come avete gestito la presenza di così tante sorelle sotto uno stesso tetto?
Ad esempio in una puntata c'è Lynn che dorme nella camera di Lincoln perché ha litigato con le sorelle e come autori dovevamo assicurarci che non scomparissero tutte le altre improvvisamente, dovevamo dare l'idea che fossero ancora nella casa. In quei casi dobbiamo davvero stare attenti con la scrittura degli episodi perché tutti devono avere un proprio spazio, magari facendo dei piccoli riferimenti al fatto che siano lì intorno.

Per quanto riguarda gli spazi come avete deciso di procedere?
Nella prima metà della stagione abbiamo davvero cercato di raccontare le storie all'interno della casa, pur essendo consapevoli che parte della vita di Lincoln si svolge all'esterno. La serie si chiama A casa dei Loud quindi abbiamo provato a esplorare i personaggi all'interno del loro mondo prima di espanderci in altri luoghi come il vicinato o la scuola. Questa scelta ha reso anche la produzione un po' più semplice perché non ci sono molte location nella casa: il salotto, le camere da letto, la cucina... Una volta definite le caratteristiche principali dei luoghi non dovevamo ricrearli successivamente da zero. Proseguendo con la produzione ci siamo trovati a dover realizzare più sfondi, nove e dieci, per episodio. Abbiamo quindi cercato di individuare delle storie più specifiche e personali che si svolgono in luoghi specifici, cercando un equilibrio tra i vari elementi per semplificare il lavoro.

Le fonti di ispirazione e il futuro della serie

Negli spazi c'è qualche elemento ispirato alla sua esperienza personale?
A casa dei Loud, nel suo insieme, si ispira alla mia casa e online ho postato una foto in cui si mostrano le somiglianze. Volevo inoltre che ricreasse un po' le case del quartiere in cui sono cresciuto perché quando penso alla mia città c'è qualcosa nell'architettura o nello stile che trasmette calore e un'idea di accoglienza. Volevo essere certo che quando si dia uno sguardo alla serie si trasmetta allo spettatore l'idea di essere stato invitato nel loro mondo anche se la situazione è caotica. L'indirizzo è lo stesso della casa in cui sono cresciuto, la strada in cui vive è Franklin Avenue, nome della mia scuola elementare. Ho collegato tramite dei piccoli dettagli il mio mondo alla serie, anche se alcuni li posso individuare solo io, è un omaggio alla mia infanzia. Uno degli autori è cresciuto nella città vicino alla mia e quindi abbiamo deciso di fondere i due nomi per ideare quello del luogo in cui vive Lincoln, Royal Woods

Si è ispirato anche a qualche serie animata che seguiva da bambino?
Forse più dalle serie live action... Quando ero giovane in tv c'era il venerdì sera una programmazione dopo le 20, quando forse i ragazzi dovevano già essere andati a dormire, composta da sitcom e show per la famiglia, con protagonisti molti ragazzi. Ad esempio vedevo Una bionda per papà o lo spinoff di Genitori in blue jeans in cui il protagonista, il coach Graham, aveva otto figli... Guardavi questi show e la parte importante erano le storie che raccontavano, i legami tra i personaggi piuttosto che il fatto si trattasse di famiglie numerose; anche se non avevi sorelle o fratelli potevi riconoscerti nelle storie e negli eventi. Quelle serie sono state in un certo senso fonte d'ispirazione molti anni dopo, soprattutto per quanto riguarda il loro essere divertenti ma al tempo stesso in grado di trasmettere il calore, sentimenti reali, l'affetto esistente in una famiglia nonostante i litigi e i conflitti. Queste tematiche sono presenti anche nel cartone, andando oltre l'idea che debba far divertire. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro nel mostrare che i personaggi provano del vero affetto reciproco.

Nel produrre gli episodi c'è stato qualche cambiamento rispetto all'inizio della stagione?
Penso che già nel corto e nel pilot avessimo già gettato le basi per l'intera stagione, costruito la struttura su cui si basa la serie. Continuo tuttora a pensare che potremmo trasmettere il pilot in qualsiasi momento della serie e sembrerebbe una parte integrante dello show, non solo un'introduzione a personaggi non del tutto delineati. Ritengo sapessimo già cosa sarebbe stata la serie pur lasciando molto spazio per l'evoluzione dei personaggi e delle storie. Tra la prima e la seconda stagione ci sarà poi una naturale evoluzione, visto che Lincoln è cresciuto.

Avete già pensato a quante stagioni vorreste realizzare?
Pensando a SpongeBob ad esempio, dopo così tanti anni, penso che sarebbe un sogno continuare altrettanto a lungo ma al tempo stesso si deve essere consapevoli, a un certo punto, di aver raggiunto un limite oltre il quale non si riesce più ad andare. Abbiamo gettato le basi per uno show che potrebbe proseguire per lunghissimo tempo, avendo così tanti personaggi ed esperienze che si possono raccontare, storie grandi o più piccole ed emozionanti. A un certo punto ci sarà la necessità di essere onesti con se stessi e ammettere che le storie non sono più fresche e sono piuttosto delle rivisitazioni. Cinquantadue episodi da 30 minuti è di solito lo standard per una serie animata ed è bellissimo aver raggiunto quella cifra, tutto quello che arriverà dopo sarà fantastico. Non so comunque se sono ancora pronto a dire addio ai personaggi, un paio di anni in più sarebbe grandioso. Ci piacerebbe ad esempio realizzare un film in live action per Nickelodeon e abbiamo già alcune idee da presentare. Penso che sarebbe un'evoluzione divertente e naturale della serie. Se gli spettatori amano questi personaggi nel modo in cui spero, credo che sarebbero felici di vederne una versione live action.

Avete considerato anche l'idea di una serie a fumetti o di uno spinoff dedicato a una delle sorelle?
Da ragazzino il mio sogno era di realizzare una serie a fumetti per i quotidiani. Ora è difficile farlo. Il mio sogno attuale è il contrario rispetto a quello di vedere i propri fumetti diventare una serie animata: non sarebbe fantastico ritirarmi dall'animazione e realizzare un fumetto su quella serie? Sarebbe davvero un sogno che diventa realtà!
Abbiamo un paio di idee anche per uno spinoff ma diventerebbe complicato scegliere quale dei tanti personaggi merita più di altri di diventare protagonista.