Intervista Brotherhood - Marco e Paolo Vivio

I doppiatori dei protagonisti della serie trasmessa da Comedy Central raccontano qualche curiosità riguardante il lavoro compiuto sugli episodi e spiegano cosa rende speciale questo progetto per il piccolo schermo

intervista Brotherhood - Marco e Paolo Vivio
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I fratelli Marco e Paolo Vivio sono i doppiatori della serie Brotherhood, trasmessa in esclusiva italiana da Comedy Central, i cui protagonisti sono Toby e Dan messi di fronte a un compito veramente difficile: occuparsi di Jamie, il piccolo di casa, dopo la morte prematura della madre.
Il cast della sitcom è composto da Ben Ashenden, Johnny Flynn e Scott Folan e, tra situazioni assurde e divertenti, gli episodi raccontano tematiche importanti come i legami famigliari, l'amore e il lutto.
Le voci di due dei tre protagonisti raccontano a SerialEye qualche curiosità riguardante il lavoro compiuto per Brotherhood, i punti in comune con i personaggi e il lavoro di doppiatore.

Un progetto dalle caratteristiche particolarii

Quali sono stati gli elementi che vi sono piaciuti di più dello show?
Marco: La serie è molto divertente, ci sono degli spunti anche originali perché alcune situazioni sono surreali, il rapporto tra i due, il loro essere così diversi...il fratellino piccolo che non parla mai... E' tutta una serie di eventi appunto divertenti.

Siete fratelli, vi siete un po' riconosciuti in Toby e Dan?
Marco: In comune con loro abbiamo forse solo il fatto che siamo fratelli e siamo tra di noi un po' diversi di carattere, ma non così agli estremi. Il loro rapporto è però volutamente mostrato esagerando le differenze per rendere tutto surreale e spiritoso.
Le nostre diversità sono invece più "normali"...
Mi ha stupito il fatto che la situazione del mio personaggio fosse così surreale: a volte era veramente troppo dolce, buono, ingenuo. Nel suo candore mi ha colpito; persino quando una donna era interessata a lui, è talmente incredulo, gli sembrava talmente assurdo, che voleva convincerla non fosse vero, arrivando quasi a dire "Ma non è vero che ti piaccio, mi stai dicendo che NON ti piaccio, vero?".
Paolo: Sono molto simile al personaggio anche se, ovviamente, nella finzione è tutto molto esasperato e non lavora mai. Abbiamo però molti punti in comune: siamo entrambi molto pigri, ci piace divertirci, anche se non così tanto.

Avete un episodio o un momento preferito della prima stagione?
Marco: Alcune scene, come quelle in ufficio, in cui lui viene trattato proprio come l'ultima ruota del carro sono molto divertenti. Anche quando fa qualcosa di positivo viene comunque denigrato e trattato male da tutti, persino dalle donne. Sono situazioni esasperate e paradossali ma fanno ridere.
Paolo: Ci è piaciuto doppiarli proprio perché il nostro lavoro è fatto di tante lavorazioni simili, tra sitcom e altri progetti, ma questa ci divertiva proprio già quando vedevamo la scena in originale. Non ridevamo solo noi, ma anche il direttore del doppiaggio, i tecnici... La serie ha poi un buon ritmo e non smettevi di ridere per una sequenza che passavi a un'altra ancora più esilarante.

Il lavoro dei doppiatori

Come si è svolto il lavoro in sala di doppiaggio? Eravate insieme?
Paolo: Sempre, e purtroppo, velocemente e non abbiamo quindi potuto lavorare costantemente in contemporanea. Compatibilmente con i nostri precedenti impegni abbiamo fatto qualche scena insieme. In quel caso si crea ovviamente un feeling che va al di là del doppiaggio del prodotto.

Che differenze ci sono nel lavorare al doppiaggio di una serie come Brotherhood e altri progetti dall'atmosfera diversa?
Paolo: Il lavoro rispecchia il tipo di lavorazione che stai facendo. Se stai lavorando a un film di circuito, magari un po' più serio, si deve curare di più, c'è un altro ritmo. Questi serial più leggeri si affrontano invece, sempre con grande impegno e professionalità, ma con un'altra aria, si ride molto, si provano delle gag che appunto sono frutto di una situazione che si viene a creare in sala.

Quale tipologia di progetto preferite?
Paolo: Amo molto il genere divertente e brillante.
Marco: E' chiaro che quando hai delle lavorazioni di questo tipo le affronti con uno stile diverso: ti diverti, magari anche nel trovare delle soluzioni in italiano che siano più efficaci delle versioni in inglese perché a volte capita che ci siano delle battute, dei modi di dire, dei riferimenti magari a personaggi che forse in Italia non sono così conosciuti, battute che non sono immediatamente comprensibili. In quei casi è divertente trovare soluzioni che funzionino e vengano recepite meglio dal pubblico; anche quello è lo spirito che mi piace, collaborare con il direttore del doppiaggio e gli altri per trovare la soluzione giusta. Ovvio che se doppi un film importante, di circuito, uno di quelli che andrà in tutti i cinema e avrà successo c'è forse più soddisfazione a livello personale, una risonanza maggiore, ma fare una lavorazione più leggera, con persone al tuo fianco che stimi e con cui c'è sintonia, è sicuramente il modo migliore di lavorare.

In Brotherhood c'è stato un elemento particolarmente complicato da tradurre?
Marco: Alle volte capitano dei riferimenti o delle battute, magari legate a un personaggio televisivo inglese che noi non conosciamo e dovevamo rendere la situazione un po' più esplicita, vicina alle conoscenze italiane. Brotherhood è una serie però girata talmente bene, con dei ritmi perfetti, che a volte si rideva solo per una situazione, senza riferimenti precisi, o con uno sguardo. E' stato abbastanza semplice doppiarla perché gli attori erano veramente molto molto bravi e anche le sceneggiature erano perfette. Il nostro lavoro è sicuramente più semplice quando una serie funziona bene già in lingua originale.

Dare voce a dei personaggi con cui avete dei punti in comune ha arricchito in qualche modo la vostra esperienza?
Paolo: Noi caratterialmente siamo molto simili alla loro "normalità". Quindi io sono quello un po' più scapestrato, con la testa sempre sulle nuvole, mentre lui cerca sempre di riportarmi con i piedi per terra e responsabilizzare. Fa ridere appunto che tutto viene esasperato a livelli della tragicomicità. Nella nostra vita quotidiana non siamo mai arrivati a quei livelli ma ci siamo andati vicino. E' stato divertente vedere loro che sembravano la parodia di noi stessi, e poi anche noi abbiamo un terzo fratello ma è è più grande.

Avete qualche indiscrezione su una possibile seconda stagione?
Marco: Non sappiamo nulla
Paolo: Siamo sempre gli ultimi a saperlo
Marco: Ci chiamano sempre all'ultimo. Ci dicono: "E' tornata la serie, dobbiamo doppiarla. Allora come sei messo la prossima settimana?". Però sono fiducioso che abbia un discreto successo perché noi ne doppiamo tanti di serial, anche di genere sitcom, ed è una delle poche che ci diverte tantissimo. A volte progetti di questo tipo non fanno molto ridere, invece Brotherhood lo fam, e anche molto.

Quali sono i vostri prossimi impegni come doppiatori?
Marco: Doppierò Pawn Sacrifice, il prossimo film con Tobey Maguire e poi tante serie tv.
Paolo: Ho il turno tra cinque minuti! Le nuove stagioni di NCIS, Diario di una nerd superstar...ho un po' di cose che bollono in pentola.