Intervista Casual - Stagione 1

I protagonisti di Casual, già rinnovata da Hulu per una seconda stagione, hanno raccontato al Roma Fiction Fest qualche dettaglio sulla comedy e sul panorama seriale contemporaneo

intervista Casual - Stagione 1
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Una delle novità di punta nel catalogo di Hulu, la nuova piattaforma americana di servizio streaming, si intitola Casual ed è una delle serie TV presentate in anteprima al RomaFictionFest 2015. Un ironico e brillante dramedy familiare firmato da Zander Lehmann e con un nome di grande prestigio in veste di regista e di co-produttore: Jason Reitman, il regista di alcuni dei film più apprezzati dell'ultimo decennio, come Thank You for Smoking, Juno, Tra le nuvole e Young Adult.
Al centro delle buffe vicende di Casual c'è un simpatico terzetto di personaggi: Valerie, psicologa e madre di famiglia alle prese con una difficile separazione dal marito; sua figlia Laura, una teenager sensibile e matura; e Alex, il fratello più scapestrato di Valerie, fondatore di un sito di internet dating, il quale accetta di accogliere sorella e nipote nella propria casa, dando così inizio a una bizzarra convivenza.
La prima stagione della serie, composta da dieci episodi, è stata proposta online negli USA a ottobre, riscuotendo un vasto apprezzamento, tanto che Hulu ha già messo in cantiere una seconda stagione. Nel frattempo, al RomaFictionFest abbiamo incontrato i tre protagonisti della serie, Michaela Watkins, Tommy Dewey e Tara Lynne Bar, che ci hanno presentato lo show e hanno parlato delle novità offerte dal panorama televisivo.

I dettagli sui personaggi

Per cominciare, potreste presentarci brevemente i vostri personaggi?
Michaela Watkins: Valerie è una donna di mezza età reduce da un divorzio e che sta ricominciando a imparare a "camminare sulle sue gambe"; e uno dei primi passi è riprendere ad avere appuntamenti con gli uomini. Si trasferisce a casa del fratello Alex, con il quale però ha un rapporto molto complicato.
Tara Lynne Bar: Laura è un'adolescente molto saggia e matura per la sua età: sta cercando di mostrarsi dura con sua madre Valerie, in un momento piuttosto difficile, e quindi fa finta che per lei vada tutto bene, anche se in realtà non va affatto bene. Laura ha bisogno di Valerie, e spesso si rivolge allo zio Alex come a una sorta di mediatore.
Tommy Dewey: Alex è un cosiddetto needy guy, un uomo che non sa badare a se stesso: ha un continuo bisogno di distrazioni per evitare di immergersi nei suoi pensieri più oscuri, e in passato è arrivato addirittura a contemplare il suicidio. È dotato di sarcasmo ed è fondamentalmente un pessimista. Pensa che la sorella Valerie sua l'unica persona in grado di capirlo, venendo anche lei dalla sua stessa, strana famiglia disfunzionale. È uno scapolo senza figli, quindi in fondo ama avere un po' di confusione dentro casa, una volta tanto.

Qual è la differenza fra il lavoro nel cinema e quello per la televisione?
Tommy Dewey: Uno degli aspetti importanti di lavorare a una serie come questa è che si tratta appunto di un racconto seriale: pertanto hai la possibilità di far compiere al tuo personaggio un percorso. Abbiamo girato per un periodo molto lungo, ma gli spettatori hanno la possibilità di vedere gli episodi di Casual anche tutti insieme, come se fosse un unico grande film: questa, come attore, è una grande soddisfazione.
Michaela Watkins: A proposito del confronto fra cinema e TV: io amo il cinema indipendente, è la mia "isola felice", ma ora che la televisione ha alzato i suoi standard di qualità, devo ammettere che quella in Casual è stata la più bella esperienza della mia carriera, più di qualunque altro film abbia fatto. In fondo è come se Casual fosse un film, ma della durata di cinque ore: questo ti permette di addentrarti nel personaggio più di quanto non potresti fare in una pellicola per il cinema. Inoltre, lavorare con un servizio di streaming come Hulu ti dà la libertà, dal punto di vista creativo e artistico, di sperimentare cose che non erano mai state fatte in televisione.
Tara Lynne Bar: Magari dopo sei o sette stagioni potremmo accorgerci di essere stufi dei nostri personaggi... o magari no! Ma per ora, condivido tutto quello che hanno detto Tommy e Michaela. Ha un effetto catartico avere la possibilità di restare così a lungo con un personaggio, tanto più con un personaggio così bello e che si merita tutto il mio impegno.

Un panorama in evoluzione

In che modo i servizi di streaming come Hulu stanno cambiando la serialità televisiva?
Michaela Watkins: I servizi di streaming come Hulu e Netflix hanno cambiato completamente il modo di raccontare le storie in TV: non conta più il numero di persone che guardano le serie in diretta, e quindi anche le pubblicità, per determinare il successo di uno show. Ora importa di più se una serie riesce a parlare al cuore dello spettatore, a coinvolgerlo. Una volta mi capitava di dire "Adoro questa serie!", e poi veniva cancellata dopo cinque minuti, perché se non era un grande show generalista per le masse non poteva durare a lungo. Adesso una serie invece può durare, assumere una direzione precisa e calcolare il tipo di pubblico a cui si rivolge.

Com'è stato lavorare con un regista quale Jason Reitman?
Michaela Watkins: Lui è il migliore. È come se gli attori fossero delle chitarre: lui ci ha accordato, ma poi ha lasciato semplicemente che suonassimo. Siamo abituati a recitare in commedie, conosciamo i modi per far ridere e come sfruttarli, ma questa serie ha un tono diverso dalla tipica sitcom, e il mio personaggio, Valerie, è particolarmente interessante. Ma Jason non ci ha imposto troppe indicazioni. Lui è stato come un metronomo: era lì immobile e si limitava a darci il ritmo. Anzi, ci ha scelto proprio per il nostro ritmo: interpretare il mio personaggio, del resto, è stato come suonare una partitura jazz. Ci sono momenti in cui Valerie esce dai binari e va sopra le righe, e allora si creano delle sequenze magnifiche. E Jason è un regista che sa comprendere non solo l'aspetto emozionale e l'aspetto tecnico della scena, ma ha una visione: una visione di cui noi attori ci fidiamo, anche quando non siamo sicuri su dove ci condurrà. È il modo più gratificante possibile di lavorare, perché ci lascia la libertà di gestire le emozioni dei nostri personaggi dandoci però il ritmo giusto.

L'originalità del progetto

In che modo una serie come Casual si distingue da tante altre family series della TV degli ultimi anni e quali sono le vostre preferenze da spettatori?
Michaela Watkins: Esistono tante serie familiari, ma non ne avevo mai vista una basata su una love story tra fratello e sorella... anche se tecnicamente è una love story asessuale, è una relazione dinamica che tocca vari temi. Io non ho una famiglia come questa, e quindi è stato interessante esplorare questo mondo e mi ha divertito essere una sorta di voyeur rispetto a questi personaggi. Da tale prospettiva, credo che Casual si distingua nettamente da altre serie. E c'è anche una relazione tra madre e figlia che è unica: Valerie vuole essere la migliore amica di Laura, ma ha anche l'obbligo di essere sua madre e non deve oltrepassare un certo limite, perché Laura ha comunque bisogno di un genitore. Forse è una peculiarità culturale di Los Angeles, ma apprezzo altre serie che mostrano una vena del genere, come Transparent: tutte le serie che si addentrano nella natura umana, anche quando è tenebrosa, come in House of Cards oppure Orange Is the New Black.
Tommy Dewey: Anche a me piacciono le serie che Michaela ha nominato, ma ho tratto ispirazione pure dal lavoro di Steve Coogan per la BBC e dalla versione britannica di The Office. Le mie preferite però sono le serie drammatiche dai toni estremamente dark... non so spiegarvi perché, magari sono uno psicopatico! Ma Casual è una serie diversa dalle altre perché non è volta solo a far ridere: l'humor, al contrario, deriva dal suo realismo. Oggi il pubblico televisivo è molto più astuto e intuitivo: può prevedere le battute comiche e i colpi di scena con largo anticipo, perciò è necessario cambiare la formula. Non a caso negli ultimi due anni è emerso un nuovo genere televisivo, con serie come Togetherness in cui magari per due pagine di copione non c'è neanche una battuta.
Tara Lynne Bar: Io adoro i cartoni animati! Amo praticamente tutte le serie animate... però ok, questo ora non c'entra niente. Jason ha definito Casual come una serie "delicata", e io trovo che sia un aggettivo perfetto: non è del tutto drammatica, non è del tutto comica, è davvero difficile da descrivere alle persone. Dovete vederlo per capire cosa intendo!

Cosa pensate del nuovo spazio offerto alle protagoniste donne in numerose serie TV?
Michaela Watkins: La TV ci sta offrendo una prospettiva veramente nuova e interessante, ovvero quella di donne quarantenni che ormai non sono più solo mogli casalinghe e amorevoli o madri affettuose: sono descritte come donne complesse, sessualmente attive, a volte con il cuore spezzato. Valerie è una donna il cui mondo sembra essere crollato, e che quindi deve ricominciare da capo con gli appuntamenti e tutto il resto... un'esperienza che può essere angosciante. Inoltre, le dinamiche fra madre e figlia cambiano continuamente, così come il rapporto fra Valerie e suo fratello. L'idea che un uomo divorziato si faccia una nuova vita non è certo rivoluzionaria, mentre mostrare qualcosa di simile per una donna in TV è assai più audace; ma è proprio quello che succede, come è capitato a molte mie amiche. E finalmente la televisione mostra anche il punto di vista femminile.
Tara Lynne Bar: Io ovviamente non posso esprimermi sul tema del divorzio, ma Laura è sicuramente stata colpita dal divorzio della madre. Apprezzo molto Laura e mi ritengo fortunata ad interpretarla. I personaggi delle teenager, da un punto di vista sessuale, di solito sono descritti soltanto agli estremi opposti fra la vergine castissima e la mangiauomini promiscua, e trovo che ritratti di questo tipo siano ben poco realistici. Invece, mi piace molto il modo in cui Zander Lehmann ha dipinto Laura, perché lei mi fa pensare ad altre ragazze che ho conosciuto al liceo; e mi auguro che Casual possa rappresentare un piccolo contributo per tutte le ragazze e le donne.
Michaela Watkins: Casual rimuove l'elemento della vergogna: è una serie priva di moralismo nei confronti del sesso.

A proposito di relazioni e vita sessuale: avete qualche aneddoto da raccontarci relativo all'internet dating, uno dei temi al cuore della serie?
Michaela Watkins: Non ho mai praticato l'internet dating, ma quando avevo una trentina d'anni sono stata coinvolta in una relazione molto importante e ho fatto un errore stupidissimo: un giorno ho googlato il nome del ragazzo che frequentavo, per controllare se avesse già una fidanzata. Poi, poco tempo dopo, lui ha usato il mio computer e, mentre adoperava il motore di ricerca, Google gli ha mostrato fra i suggerimenti il suo nome... così ha scoperto che lo stavo stalkerando su internet! È stato davvero imbarazzante... non so come ho fatto a cavarmela.
Tommy Dewey: Personalmente non pratico l'internet dating, ma un amico mi ha raccontato di essere entrato in contatto con una donna che aveva come immagine del profilo una foto di Heidi Klum... e poi all'appuntamento non si è certo presentata Heidi Klum! Per quanto mi riguarda, invece, ero follower su Instagram di una donna molto bella: le avrò messo un centinaio di like e alla fine lei mi ha bloccato, avrà pensato che fossi un pazzo! Insomma, cerco di tenermi lontano da internet... mi sembra un biglietto di sola andata per Murdertown!