Intervista Csi: Cyber - I protagonisti

Ha preso il via, anche in Italia, la nuova serie CSI: Cyber. In esclusiva le interviste ai protagonisti

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Dopo le versioni ambientate a New York e Miami, la settimana scorsa ha debuttato negli Stati Uniti (arrivando già anche in Italia su Rai 2) il terzo spinoff del popolare franchise ideato da Anthony Zuicker: CSI: Cyber.
Abbiamo parlato di questa nuova avventura con i due attori protagonisti, due volti molto noti al pubblico modiale: Patricia Arquette, fresca vincitrice di Oscar come migliore attrice non protagonista per il film diretto da Richard Linklater Boyhood, e James Van Der Beek, meglio noto come il Dawson Leery nell'indimenticabile Dawson's Creek. In questa nuova serie, i due vestono i panni di due agenti molto speciali dell'FBI che lavorano in un'unità formata per combattere il cyber-crimine, lei nei panni della cyber-profiler e lui nei panni del veterano indurito da anni di guerra.
A loro la parola!

Il coinvolgimento nello show

Innanzitutto, cosa vi ha spinto a dire sì a questo progetto?
James: Direi che sono bastate tre lettere a convincermi: C.S.I. E' uno dei più grandi franchise al mondo, essere richiesti per interpretarne il protagonista è una cosa piuttosto grossa.
Negli ultimi 3 anni me la sono cavata facendo commedie, ma avevo voglia di cambiare, di buttarmi su qualcosa di un po' più orientato all'azione. Non ho idea di come diavolo sia venuto in mente alla CBS di chiamare proprio me, ma sono davvero molto grato che l'abbiano fatto. E poi ovviamente la possibilità di lavorare a così stretto contatto con Patricia Arquette ha senza dubbio contribuito alla decisione. La conoscevo personalmente solo quel poco che bastava per sapere che grande donna fosse, ma lavorativamente parlando ero suo fan da molto più tempo.

Patricia: Se devo essere onesta, sono i miei figli, che erano già fan dello show, a convincermi innanzitutto a leggere il copione. A quel punto mi sono voluta fare una mia idea del progetto e mi è davvero piaciuto. Mi è piaciuto il personaggio e mi è piaciuto il team che avevano assemblato: Shad Moss, Lil’ Bow Wow e poi James. Lui è perfetto per la parte del tipico eroe Americano. Mi è piaciuto il cast, di un talento unico; il materiale da cui prendiamo spunto: terrificante; e la sceneggiatura è davvero ottima. Anche se i dialoghi tecnici sono probabilmente la cosa più difficile che io abbia mai dovuto fare nella mia carriera.
Inoltre, siamo onesti: oggi come oggi gli attori che si possono mantenere facendo esclusivamente cinema si contano appena sulle dita di due mani.
 
James, tu quanto ne sapevi di informatica e in particolare di cyber-crimine prima di iniziare questo progetto?
James: Pensavo di saperne abbastanza, ma dopo aver parlato con i consulenti informatici del telefilm mi sono reso conto di essere completamente all'oscuro dei veri pericoli che corriamo ogni giorno online. Le possibilità di applicazione del cyber-crimine sono infinite, il che può essere una buona cosa perchè possono essere continua fonte di ispirazione per gli sceneggiatori, ma al tempo stesso per la gente reale è alquanto spaventoso pensare che quello che accade nel telefilm potrebbe succedere in qualsiasi momento ad ognuno di noi.
Tuttavia credo nella "missione" di Anthony [Zuicker] e che questa serie contribuisca ad istruire la gente sull'argomento.  

Menzionavi della tua parte da "eroe tutto muscoli". Pensi che il tuo personaggio serva a mettere un po' di pepe in un format altrimenti un po' troppo intellettuale?
James: Beh, sì, un telefilm che mostri solo 4 persone intorno a uno schermo per 45 minuti non sembra proprio il tipo di show che la gente potrebbe voler guardare. Vedrete, sarete grati quando mi vedrete entrare in azione... e per me è divertentissimo mescolare questi elementi di lotta al crimine super tecnologici e tecniche della vecchia scuola. Perchè dopotutto dietro ad ogni cyber crime si cela sempre un essere umano, che il personaggio di Patricia [Arquette] ha il compito di profilare. Io  arrivo quando c'è da buttare giù qualche porta o ammanettare qualcuno, e poi insieme li interroghiamo e li mettiamo dentro se sono colpevoli.
 
Ti senti adatto per il ruolo da poliziotto?
James: Lo spero davvero! E' buffo perchè circa 10 anni fa volevo interpretare un agente dell'FBI ma ero troppo giovane e mi scartarono. Da un lato credo sia stato un bene perchè ho avuto l'opportunità di prendermi un po' in giro dandomi alle comedy, il che mi ha aiutato a cambiare prospettiva non solo sulla mia carriera, ma anche sulla mia vita in generale. E poi quando meno me lo aspettavo, ecco che mi offrono un ruolo da agente FBI. Io adesso mi sento pronto.
 
Fai da solo tutti i tuoi stunt nel telefilm?
James: Una buona parte, sì, ma quelli in cui potrei farmi davvero male mi sono preclusi, per rispetto nei confronti della troupe. Però, sì, la maggior parte degli inseguimenti, i salti, le corse e le scazzottate le faccio io e mi diverto anche molto. E mi aiutano a restare in forma. In questi mesi ho anche imparato un po' di Krav Maga. Mi sono posto come obiettivo di imparare a fare qualcosa in cui sono assolutamente inetto almeno una volta all'anno perché credo che sia incredibilmente salutare: ti riporta con i piedi per terra. Tutti quanti dovrebbero farlo, ogni tanto. Oltre al Krav Maga ho provato a fare anche un po' di Jiu-jitsu.

I rischi delle nuove tecnologie

Patricia: James è senza dubbio il macho della situazione, mentre il tuo personaggio è più votato alla sfera emotiva dato che interpreti una cyber-psicologa. Quanto te ne intendi di comportamento umano nella vita reale?
Patricia: Credo che buona parte di questa abilità derivi semplicemente dall'essere una donna. Sin dalla preistoria, abbiamo sempre avuto il compito di capire abbastanza in fretta se qualcuno si presentava come pericoloso o meritasse la nostra fiducia.
Come attrice, inoltre, devi un po' psicanalizzare ogni personaggio che interpreti, capire perché fa quello che fa... Inoltre mia madre era una terapista, quindi sentivo parlare di narcisismo, aggressivo-passivo, comportamenti devianti e compagnia bella molto prima che diventassero conoscenze alla portata di tutti grazie alla televisione.
 
Adesso che avete imparato tutto il male che può celarsi dietro ai congegni elettronici, questo vi spaventa, come genitori, quando pensate che i vostri figli li hanno o li avranno in mano ogni giorno della loro vita?
Patricia: Devo ammettere che non ero particolarmente informata su queste tematiche in passato. Ero senza dubbio interessata a sapere quello che l'NSA stava facendo e avevo una vaga idea di cosa fosse un hacker, ma non avevo davvero idea di tutti i retroscena e credo che la maggior parte della gente non possa saperlo. Portiamo questi apparecchi nelle nostre case, li incorporiamo nelle nostre vite per la loro praticità, ma non abbiamo idea delle cose terrificanti che potrebbero causare. Per quanto riguarda le pistole e la violenza a mano armata, si può dire che non sia cambiato poi così molto negli ultimi 50 anni, ma tutto questo è tutto nuovo e sta davvero accadendo oggi, sotto i nostri occhi, ogni giorno ci sono nuovi sviluppi di questa tecnologia oscura senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. La cosa che più mi pietrifica è come delle menti così brillanti possano mettere il loro genio al servizio di scopi così terribili.
Dopo aver imparato tutto quello che sto imparando nel telefilm vorrei che i miei figli buttassero tutti i loro dispositivi e tornassero a disegnare con le matite e i pennarelli.
 
James: Assolutamente sì. Mi terrorizza. Provi a fare del tuo meglio e speri che il karma in qualche modo ti ripaghi, ma quando ci sono di mezzo i tuoi figli tutto ti terrorizza, perché vorresti sempre poterli proteggere e quando realizzi che molte cose sono fuori dalla tua portata è dura essere genitore. Questo non vuol dire che resti sempre a casa e non esci o non guidi una macchina per paura di quello che possa succedere. Però certamente guardi tutto da una prospettiva differente quando sei consapevole di quello che potrebbe accadere in questo mondo così tecnologico.
Lo scopo della nostra serie non è quello di terrorizzare la gente, ma di educarla. Cerco di fare lo stesso con me stesso: imparare e comprendere cercando di prevenire dove possibile, senza però farmi sopraffare.