Intervista Defiance - Kevin Murphy

Il produttore esecutivo della serie racconta come è stato sviluppato il progetto di realizzare gli episodi in contemporanea con la realizzazione del videogioco, tra difficoltà tecniche e narrative

intervista Defiance - Kevin Murphy
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Il 16 settembre ha preso il via su AXN SCI-FI (Sky 134) la seconda stagione di Defiance con i nuovi episodi, in cui i cittadini della comunità di Defiance vivranno in uno stato di forte subbuglio: la terribile repubblica terrestre ha preso il controllo della città, fattore che porterà a varie e importanti conseguenze, tra le quali la nomina di un nuovo sindaco. Joshua Nolan (Grant Bowler) dovrà affrontare diverse peripezie alla ricerca della perduta Irisa (Stephanie Leonidas); anche ad Amanda Rosewater (Julie Benz) spetterà un nuovo ruolo in città, mentre la famiglia Tarr cercherà disperatamente di mantenere il controllo del proprio impero criminale in mezzo a drammatici cambiamenti.
Il serial è ambientato nell'anno 2047, quando la Terra è stravolta da nuove regole e il pianeta, a 30 anni di distanza dall'arrivo improvviso e tumultuoso di razze aliene, è completamente trasformato e reso quasi irriconoscibile dalla terraformazione degli invasori.
La cittadina di Defiance, eretta su quello che è rimasto di Saint Louis, diventa un baluardo di pace ed equilibrio e proprio qui si snodano le vicende dei protagonisti della serie: dal misterioso Nolan e sua figlia adottiva aliena, Irisa , al sindaco Amanda Rosewater, passando per un manipolo di residenti che controllano la città, come il potente Rafe McCawley (Graham Greene), l'intraprendente Kenya (Mia Kirshner), proprietaria di un locale, e ambiziosi alieni. Ma numerose minacce incombono sulla fragile pace che questa città di confine è finalmente riuscita a guadagnarsi.
Sul finire della seconda stagione, Defiance riserverà inoltre una sorpresa con l'ingresso in scena di un personaggio che poi ritornerà anche nella terza stagione, andata in onda da poche settimane negli Stati Uniti.

SerialEye ha intervistato in esclusiva Kevin Murphy, uno dei produttori della serie, che si è occupato fin dall'inizio dello sviluppo del progetto che unisce il mondo televisivo a quello dei videogiochi.
In passato, Murphy ha già lavorato alla realizzazione di show targati Syfy, tra cui Battlestar Galactica e Caprica.

L'origine del progetto

Come è nata l'idea di sviluppare un progetto crossmediale di questo tipo?
L'idea era di creare un mondo immenso che avesse una mitologia unica e che avesse due vie d'accesso: un portale era un videogioco online multiplayer e l'altro un programma televisivo. E la parte divertente era quella di avere elementi comuni, personaggi che passassero dal videogioco allo show e viceversa, a differenza di altri progetti in cui uno dei mezzi è al servizio dell'altro. In questo caso non lo è perché il videogioco e il serial sono stati sviluppati in contemporanea: quando abbiamo ideato qualcosa per gli episodi abbiamo potuto parlarne ai responsabili della Trion che erano al lavoro sul gioco e discutere del design dei personaggi, della mitologia, di quante razze aliene avrebbero dovuto esserci, degli umani...Siamo stati in grado di capire, ad esempio, che per un videogioco è facile realizzare i veicoli ma non i cavalli, o eventuali piume sui costumi sarebbero state difficili da realizzare digitalmente...quindi è stato molto bello sviluppare questa sinergia tra le due realtà.

Quali elementi sono stati essenziali nelle prime fasi della realizzazione?
La cosa più importante che abbiamo sempre tenuto a mente è che la serie televisiva potesse andare avanti anche da sola e il videogioco potesse a sua volta essere indipendente, perché c'è sempre la possibilità che il serial venga cancellato ma il gioco continui a essere sviluppato. Abbiamo sempre cercato di raccontare una buona storia per il piccolo schermo, con un mondo ricco di spessore e personaggi che il pubblico potesse amare. Quando avevamo in mano una storia soddisfacente abbiamo provato a capire come poterla collegare al videogioco, ideato liste di possibili elementi per i crossover che venivano inviate al team di Trion e loro ci davano feedback come "oh ci piace veramente l'idea numero quattro, lavoriamoci su!". E si lavorava allo script dell'episodio e loro al gioco; ad esempio nella prima stagione c'è un evento molto importante, chiamato razor rain, che sarebbe accaduto nel gioco e quindi abbiamo avuto gli elementi che l'annunciavano anche nello show, quando la nuvola ha lasciato il videogame è arrivata nella serie.

Avete tenuto in qualche modo conto dei feedback degli spettatori e dei giocatori?
Ora in Italia siete alla seconda stagione e quindi in realtà è un elemento che non ha influenzato molto la serie perché avevamo già finito di girare il primo gruppo di episodi prima della messa in onda, per questo non abbiamo avuto l'opportunità di sentire e leggere quello che pensavano i fan e in caso fare degli aggiustamenti. Dopo la fine della messa in onda della prima stagione, quando abbiamo capito cosa stava piacendo alla gente, siamo riusciti a cambiare qualcosa ma solo piccole cose. La terza stagione è stata invece diversa perché è iniziata ad andare in onda quando stavamo ancora lavorando alle puntate e abbiamo potuto fare delle modifiche in corsa. Cerchiamo comunque di non farlo spesso perché alle volte è grandioso scoprire cosa pensano i fan sui social media ma se si finisce per dare tutto quello che vogliono ci sarebbe il rischio che i cattivi perdano ogni volta e i buoni siano sempre vincitori.

I membri del cast sono anche giocatori?
Gli attori non si preoccupano troppo del videogioco, penso che Jesse Rath, che interpreta Alak, sia un giocatore, ma il resto del cast sa solo il necessario per capire di cosa si tratta. Sono troppo impegnati a imparare linguaggi alieni, sottoporsi alle sedute di trucco... Quando sono impegnati con le riprese non hanno molto tempo.
Trenna Keating, che ha il ruolo di Doc Yewll, deve ad esempio presentarsi sul set quattro ore prima di tutti gli altri per il trucco perché deve essere letteralmente trasformata, indossare le lenti a contatto, i make up artist devono lavorare molto per realizzare la pelle del personaggio... Gli attori non hanno molti momenti liberi per giocare. Chiunque debba parlare lingue aliene - ovvero Trenna, Jamie Murray, Tony Curran, Jesse Rath - impiegano ore e ore a imparare il linguaggio utilizzato in Defiance. David Peterson, che si occupa anche delle lingue parlate in Game of Thrones, prende ogni script e traduce tutto in queste lingue aliene e realizza dei file in formato mp3 in modo che gli attori possano memorizzare le proprie parti, imparare la giusta pronuncia, ed è un processo che richiede molte ore.

Gli ostacoli da superare

Dal punto di vista della produzione e del budget c'è stato un elemento che vi ha preoccupato più di altri?
Eravamo preoccupati di tutti gli elementi perché nel nostro show qualsiasi cosa è fonte di preoccupazione: abbiamo tantissimo CGI, lenti a contatto, make up, scene d'azione, esplosioni, un grande lavoro per preparare le location, linguaggi alieni, molta musica... Si tratta di tantissime cose molto difficili da realizzare e c'è sempre qualche fonte di preoccupazione perché non sai con certezza cosa potrebbe causare dei problemi.

Sono emersi ostacoli inaspettati?
Alla fine della prima stagione Stephanie Leonidas, che interpreta Irisa, si è ferita alla cornea a causa delle lenti a contatto e abbiamo dovuto ideare un modo per modificare in digitale i suoi occhi. Quando ci hanno detto che non poteva più indossare le lenti abbiamo avuto un dilemma: lasciare che si vedesse il colore naturale degli occhi di Stephanie o modificare le immagini digitalmente. E così nella seconda stagione ogni inquadratura in cui è presente Irisa è stata modificata in post-produzione, situazione che ha influito moltissimo sul budget perché sono centinaia e centinaia di scene. Nella terza stagione abbiamo dovuto fare lo stesso con Trenna Keating e per fortuna siamo migliorati tecnicamente, la tecnologia, i software sono più avanzati e quindi siamo riusciti con più facilità a risolvere il problema. La grande sfida dello show è però superare ogni ostacolo perché non si sa veramente cosa potrebbe accadere ed è per questo che avere un grandioso team di artisti ed esperti è fantastico: permettono di risolvere tutto.

Avete già pensato al numero di stagioni che volete realizzare?
Risponderò nel modo di Community: "Sei stagioni e un film". Io considero il videogioco come un valore aggiunto perché non tutti gli spettatori sono anche giocatori, la maggior parte sembra non lo sia. Se si sceglie di immergersi in un mondo va bene, se ci si avvicina anche al videogioco si scoprono nuovi dettagli e si capisce maggiormente il contesto, ma non è necessario farlo. Nella seconda stagione si tratta di affrontare l'occupazione e ci sarà una svolta sorprendente, successivamente nella terza ci si concentra maggiormente sulla storia di una razza aliena e ci si inizia a muovere maggiormente nello spazio. La quarta, invece, sarà ambientata nello spazio e nel passato, mentre la quinta non abbiamo ancora deciso.

Vi siete mai posti dei limiti narrativi?
Quello che è meraviglioso è che Defiance si tratta di un intero mondo, non è concentrato su un luogo in particolare o su un solo personaggio. Se pensate a Game of Thrones è una serie più grande di ogni suo singolo protagonista, è su Westeros e sulla sua storia. Star Wars è qualcosa in più rispetto a Han Solo e Luke Skywalker, ci sono storie ovunque. In Defiance ci sono racconti sui Votan, sul periodo prima che arrivassero sulla Terra, storie dedicate alle varie razze aliene, sulle guerre, su quanto avvenuto sul nostro pianeta... o si potrebbe affrontare quello che sta accadendo in Sud Africa, in Europa, a San Francisco... Ci sono così tante storie potenziali, potrebbe non esserci mai una fine.

Lo sviluppo dei personaggi e della storia

C'è un personaggio che si è evoluto in modo inaspettato rispetto alle idee iniziali?
Doc Yewll ne è un esempio perché Trenna non era molto conosciuta e lavorava per il nostro direttore del casting in Canada. Si occupava di leggere i dialoghi con gli attori quando venivano a fare le audizioni. Ha chiesto se poteva partecipare al casting perché pensava di essere adatta a uno dei personaggi, Doc Yewll, che stava creando molte difficoltà nella ricerca dell'interprete giusta. Avevamo dei problemi perché inizialmente la parte era stata ideata come una donna più anziana, con un'anima antica, ma abbiamo poi scoperto che creare il look giusto era un problema perché avevamo bisogno di qualcuno che avesse una pelle di un certo tipo e una fronte alta... Trenna ha fatto l'audizione e sono rimasto colpito, l'ho adorata. I responsabili del network però non l'amavano e ho dovuto scrivere sette diverse scene e fare sette prove diverse per lei, ma sembrava sempre troppo divertente. Quindi ho reso il personaggio un po' più dark perché volevo dare il ruolo a Trenna e ho pensato a questa idea che avesse fatto degli esperimenti sugli esseri umani. Il motivo per il suo essere così cortese e affascinante è che ha sviluppato questo comportamento venendo a contatto con i bambini e gli umani prima di compiere terribili cose. Ho scritto quindi una scena dedicata a questa idea in cui emergeva anche il suo rimorso e nel processo di ideare la parte per Trenna ho delineato meglio chi era Doc Yewll rispetto a quanto previsto inizialmente; ora è uno dei personaggi più importanti.

Quali sono state le fonti di ispirazione per la storia?
Ho due grandi fonti di ispirazione. La prima sono le opere di Robert A. Heinlein, il mio autore preferito di sci-fi, perché amo il fatto che nei suoi libri ci siano questi patrioti determinati e senza tregua che non credono nella politica, nella religione, ma nell'aiutare il proprio vicino e che ogni governo debba essere legato al luogo in cui vivi. Penso che se vedete il serial si noti la sua influenza nello stile e negli elementi. La seconda grande fonte d'ispirazione per me molto importante è il film Paper Moon con Ryan e Tatum O'Neal in cui i due protagonisti viaggiano ingannando la gente e non potendo contare su nessun altro oltre se stessi, proprio come accade a Nolan e Irisa. E' uno dei miei film preferiti e davvero ho rubato quel tipo di rapporto per usarlo nella serie.

Spesso le serie sci-fi devono fare i conti con alcuni pregiudizi da parte dei potenziali spettatori, perché secondo lei anche chi non ama la fantascienza dovrebbe seguire la storia di Defiance?
E' una storia universale. Si tratta di una serie sci-fi, di un genere particolare, ma è anche un racconto dedicato a persone che non sanno adattarsi, sono costrette a vivere in un mondo in cui non si sentono a proprio agio e non capiscono del tutto. I protagonisti collaborano per sopravvivere, non perché prima di quanto accaduto fossero amici. In altri show sci-fi si assiste a uno scontro "loro contro loro", alle guerre tra uomini e alieni, ma il nostro riguarda sette razze di alieni e gli umani, e alle volte ci sono stati dei vincitori e dei vinti, siamo in guerra. Tutti possono capire quello di cui si parla: chiunque alle volte si è sentito un outsider perché se sei un cittadino americano è qualcosa che fa parte della tua storia, se si vive in Europa si pensa all'immigrazione perché è una questione anche molto attuale. Si tratta di storie universali e al centro della cronaca perché chiunque abbandoni la propria nazione d'origine deve reinventare la propria vita. Tutte le persone in Europa ora devono affrontare questa situazione e tra dieci anni accadrà lo stesso, ma con popolazioni diverse. Defiance, proprio per questo, tratta di questioni universali e in grado di coinvolgere le persone di tutto il mondo.