Giffoni 2014

Intervista Dylan O'Brien al Giffoni 2014

Potere ai telefilm: Dylan O’Brien ha vissuto un momento piuttosto delicato della sua vita, come spiega al Giffoni Film Festival

Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Friends gli ha letteralmente salvato la vita: Dylan O’Brien deve tutto ai telefilm e non solo come fan. Lo racconta, un po’ divertito, al Giffoni Film Festival quando una ragazza del pubblico gli confessa: “Ti vogliamo bene come se fossi il nostro migliore amico e non solo perché sei un attore strepitoso”. A lui, l’interprete di Stiles in Teen Wolf (FOX), è già successo qualcosa di simile da bambino. Ecco perché ha deciso di lanciarsi nello show business e di lasciare la creatività a briglia sciolta. Prossimamente, il 18 settembre, sarà la star di Maze Runner - Il labirinto, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato in Italia dalla casa editrice Fanucci, ma nel frattempo cerca di non abbandonare nessuna delle sue passioni, tra cui quella per la musica. E, tra un giro in Vespa e l’altro con i due amici in Costiera Amalfitana, racconta le sue vicende personali anche ai piccoli giurati del Festival.
La delegazione del Qatar gli regala un ritratto, le fan gli lanciano peluche sul red carpet e lui ricambia con il sorriso, persino sotto il diluvio che l’ha accolto alla Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana (SA). “Voi mi rendete felice”: ha detto ai presenti, che intanto hanno intonato in coro “Sei bellissimo”. Difficile mantenere un contegno davanti a simili esternazioni. Lui, comunque, ci prova: “Non potevo mancare, questo posto e magico e pensare che sia nato tutto dall’idea di un diciottenne (il fondatore Claudio Gubitosi, ndr.) mi lascia esterrefatto. D’altronde il cinema vive dello spirito di bambini, del loro stupore, a prescindere dalla realtà. Siamo stati tutti piccoli, abbiamo fantasticato e immaginato e quella passione per la quale tutto ci sembrava possibile ci ha portato qui. Vorrei che negli Stati Uniti ci fossero manifestazioni del genere, che ti facciano stare bene con te stesso, incoraggino a fare quello che si ama e ad esprimersi senza limiti”.

Il potere della tv e The Maze Runner

Perché dici che la tv ti ha cambiato totalmente la vita?
Tutto merito di Friends: anch’io, come i ragazzi di Giffoni, ho un debole della tv. Guardavo e riguardavo i loro episodi talmente tante volte che alla fine consideravo quei personaggi parte della mia vita. Da adolescente ho vissuto un periodo di solitudine: nuova città, zero conoscenze. È così che poi ho capito cosa avrei amato davvero fare.

Che importanza ha per te la rete?
Oggi molto succede via internet e Youtube e se vuoi lavorare nel mondo dello spettacolo devi iniziare da bambino senza spaventarti se ti ignorano. Il mio canale non se lo filava nessuno prima di Teen Wolf. Eppure se lo fai con amore, non deve importanti il successo. A me ha insegnato moltissimo... e mi ha reso felice quando poco altro mi dava gioia durante l’adolescenza.

Tutte le urla e le lacrime dei fan ti rendono orgoglioso?
Onorato di fare questo mestiere da un lato e sopraffatto dall’altro. Oggi per me l’anonimato è un sogno, non posso fare finta che sia tutto nella norma. Però so che loro sono qui per me, mi supportano, e anche se l’attenzione a volte può schiacciarti, io sono grato di quello che mi circonda.

Quanto sopravviveresti nel Labirinto del tuo film?
Vorrei fare lo spavaldo e dire che anch’io come Thomas tirerei fuori il coraggio invece di seguire i consigli prudenti degli altri e mantenermi lontano dal pericolo. Invece credo che mi limiterei a fare le domande su quello che succede. A un certo punto, comunque, sceglierei di non campare nella paura: vivere nel terrore è peggio della morte, è come restare in prigione per sempre.

I punti in comune con il suo personaggio in Teen Wolf

Hai spazzato via i dubbi su te stesso?
La tua individualità te la devi tenere stretta e smettere di pensare che gli altri siano migliori di te, al mondo non c’è nessuno come te, anche se da teenager invece pensi di non essere mai abbastanza.

Come ti sei preparato alla trasformazione per Teen Wolf?
Non è che si possano fare molte ricerche su una malattia che non esiste, ho attinto dalle antiche leggende e mi sono ispirato alla forza distruttrice e al caos in natura.

Chi è il tuo miglior amico sul set?
Tyler Hoechlin: ci siamo conosciuti al provino e da allora siamo inseparabili. Tutti ci prendevano in giro sul set perché facevano sempre tutto insieme e ci dicevano che con l’evolvere dei nostri personaggi i rapporti sarebbero cambiati, invece no.

Se non fossi stato Stiles quale personaggio avresti interpretato?
Mi sembrano tutti divertenti, ma forse mi orienterei su Derek, o al massimo su Scott.

Cosa vorresti per lui fra dieci anni?
Magari un telefilm spin-off incentrato su di lui, che diventa sceriffo e prende il posto del padre.. non sarebbe divertente?

Quanto somigli a Stiles?
Di me in lui c’è un 50%: mi sembra giusto e naturale che sia così, visto il legame profondo che si crea stagione dopo stagione. Stiles è più estroverso di me, ma alcune mie caratteristiche le ha acquisite.

L’anno scorso a Giffoni è arrivato Logan Lerman: ti piacerebbe lavorare con lui?
Anche se siamo quasi coetanei, lo vedo come un punto di riferimento, quindi farei qualsiasi film con lui, da uno di guerra ad una commedia, magari potremmo interpretare due fratelli. È talentuoso e brillante, in una parola.. fenomenale.