Intervista Fortunato Cerlino

L'interprete del boss Savastano ha raccontato al Giffoni Film Festival le emozioni provate al ritorno sul set di Gomorra, il motivo per cui ha accettato un ruolo in Inferno e il suo legame con la città di Napoli

intervista Fortunato Cerlino
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Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

La deferenza che il boss Savastano esige da sottoposti e sconosciuti non si applica alle interazioni quotidiani del suo interprete Fortunato Cerlino, che al Giffoni Film Festival ha calamitato l'attenzione dei giovani giurati, tutti appassionati di Gomorra - La serie (non solo gli italiani, ovviamente, dal momento che il prodotto è già approdato in oltre 40 nazioni al mondo). Cita le battute cult del telefilm, zittisce un ragazzino che prova a prendere il giro il compagno prima di una domanda e improvvisa provini con gli aspiranti attori under 18. Si fa dare del tu e chiama tutti per nome (ricorda ogni singola persona che gli parla), eppure gli basta guardare dritto negli occhi l'interlocutore per far tremare le ginocchia.
Formazione teatrale, successo televisivo e ora ritorno al cinema con un piccolo ruolo in Inferno diretto da Ron Howard, ma non prima di aver conquistato il pubblico di Hannibal nella parte che nella pellicola Il silenzio degli innocenti fu di Giancarlo Giannini, l'ispettore Rinaldo Pazzi.

Ritorno sul set

Come è stato il ritorno sul set di Gomorra 2?

Il regista Stefano Sollima è ormai un compagno di giochi, chiede come penso di fare una cosa. Nella prima stagione per l'arrivo in carcere di Savastano era previsto un dialogo di tre pagine a copione, gli ho detto che non funzionava e che secondo me non si doveva parlare affatto, mi ha dato fiducia e me l'ha fatto fare.

I dettagli della lavorazione sono top secret, ma che atmosfera si respira sul set?

Si è creata una piccola famiglia con gli altri attori, da Marco D'Amore a Salvatore Esposito (quest'ultimo quest'anno in concorso al GFF con il corto Carvina e presente alla manifestazione assieme al regista Luca Marcionelli, al collega Andrea Carpinteri e al resto del cast, ndr.). Si sta bene, Sollima ha capito che diventi un uomo se decidi di restare un bambino, che non vuol dire comportarsi in maniera infantile. Ormai tra di noi del cast si è stabilito un codice attoriale simile per cui in previsione di un certo ciak già all'inizio della giornata non ci parliamo, o ci trattiamo in maniera brusca. Non puoi ridere e scherzare un attimo prima e pretendere di trasmettere disprezzo o terrore subito dopo, la macchina da presa cattura gli sguardi...

Come ha dato vita al boss?

Savastano lavora con la morte, che non vuol dire solo uccidere. È distratto dalla bellezza che lo circonda e prima o poi lo capirà che questo porta alla fine. Non sa cosa sia la vita perché non è abituato ad un destino d'amore. Il metodo che applico è quello della maschera interiore: lo vesto dall'interno, il testo diventa l'ultima cosa da fare, insomma come una vela che senza vento non ha nulla e rende vuote le parole. Allora per mesi prima del ciak leggo, credo un contesto, imposto come respira e come guarda. Difficile, allora, scrollassero di dosso a fine riprese, quel respiro lo continuavo a sentire addosso e le sue emozioni mi continuavano a vestire anche dopo ore dal ritorno in hotel, d'altronde il personaggio prende di fatto possesso di te e ti rimane addosso.

Un respiro internazionale

Dopo Gomorra - La serie è arrivato il debutto in Hannibal, quante volte ha guardato Il silenzio degli innocenti prima del ciak?

In quel caso ho usato la tecnica dello struzzo, non ho riguardato il lavoro di Giancarlo Giannini, altrimenti mi sarei vergognato... anche se l'ho incontrato ai David di Donatello e mi ha detto di aver rifiutato la parte e che pensava fossi stato più bravo persino di lui! (Ride) Non l'ho emulato, ho voluto un personaggio tutto nuovo.

Omar Sy su Twitter ha svelato anche la sua presenza in Inferno. Com'è andata?

Non prendetela per arroganza, ma avevo detto di no. Molti attori invece si rivendono come esperienza internazionale due battute in un film americano. Poi però Ron Howard mi voleva conoscere e ho ceduto, abbiamo parlato e chissà che non ne nasca qualcosa anche dopo.

Come si è approcciato alla lingua?

Avevo un coach in inglese, ma molto ha contato l'istinto. In realtà a scuola ho sempre studiato francese, ma ho viaggiato tanto, quindi ho imparato a buttarmi. Se fai un salto mortale senza tecnica però ti fai male...

Vedi Napoli e poi muori

L'arrivo di Gomorra - La serie ha permesso ad un bacino di artisti napoletani di avere visibilità maggiore. Cosa la lega alla sua terra?

Amo Napoli, ma sono convinto che alcuni aspetti vadano denunciati e non bisogna aver paura di farlo. Se hai un padre violento gli vuoi bene e non ne parli, invece devi alzare il telefono e denunciarlo perché va fermato.

Quale artista napoletano le è rimasto nel cuore?

Totò: a volte è stato sottovalutato, quando in realtà ha capito il valore del sorriso e fa parte della categoria di Charlie Chaplin, lo considero il vero principe della risata. Prendi Totò e Peppino divisi a Berlino: ho avuto modo di vedere la sceneggiatura e nella scena dell'hotel diceva "Totò e Peppino entrano in una stanza", il resto lo hanno fatto loro.

A quale film da spettatore non sai resistere?

Al genere di film alla Guerre Stellari: mi diverto come un pazzo, scateno il bambino interiore in me, cerco la sala con l'acustica migliore per non perdermi nessun rumore, compro i popcorn e me lo godo.

Una curiosità: ma la gente non si agita quando la vede? Ad esempio, cos'ha detto ai giurati di Giffoni quando li ha incontrati?

"Mo per affetto vi sparo a tutti quanti".