Intervista Z Nation - Pisay Pao e Russell Hodgkinson

In esclusiva per EveryEye, a margine di un evento per i fan organizzato a Milano, i due attori di Z Nation hanno anticipato alcuni dettagli della seconda stagione e qualche anticipazione sui loro progetti futuri

intervista Z Nation - Pisay Pao e Russell Hodgkinson
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A margine dell'evento per la community organizzato nel corso del Fumettopoli di Milano, abbiamo avuto l'occasione di intervistare in esclusiva due dei protagonisti del cast di Z Nation, l'atipica serie tv americana sul mondo zombie, che vede i protagonisti impegnati in una ostica battaglia per la sopravvivenza. Con noi c'erano Pisay Pao e Russell Hodgkinson, rispettivamente Cassandra e Doc, che si sono messi a nudo raccontandoci sensazioni nonché difficoltà che si incontrano per affrontare gli zombie in un contesto apocalittico.
I quindici episodi inediti che compongono la seconda stagione andranno in onda, in prima visione assoluta per l'Italia, dal 6 gennaio su AXN Sci-Fi, ogni mercoledì alle 21, con un doppio episodio.

Il cambiamento della seconda stagione: Pisay Pao parla di Cassandra

Dopo degli sviluppi sorprendenti avvenuti sul finale della prima stagione, Pisay Pao ha dovuto affrontare una nuova sfida nell'interpretare il suo personaggio: «Cassandra è alle prese con una trasformazione che mi ha provato molto, a livello fisico più che altro. Mi sono esercitata moltissimo con degli stunt-man per imparare tanti movimenti e soprattutto per apprendere molto del loro lavoro. Ho guardato molti video, anche su History Channel per esempio, ma soprattutto Pina Bausch, una coreografa tedesca tra le più famose. Da lei ho imparato molto attraverso i suoi video: mi ha permesso di dare più espressività al mio corpo, quasi come se potessi parlare attraverso i miei movimenti. Non sembra una cosa volgare, giusto? (ride, ndr). Qualcuno pensa che il non poter parlare mi abbia creato qualche disagio, invece no: mi sono trovata molto a mio agio. Anche perché bisogna tener conto che l'inglese non è la mia prima lingua, ma la seconda, quindi avere molte linee di dialogo spesso non mi aiuta, soprattutto quando poi mi riascolto con la voce di Cassandra: mi viene spesso da dire "davvero questa è la mia voce?!". E poi parlare meno mi permette di mettere in risalto quanto detto prima sulle movenze del corpo, comunicare attraverso i gesti: sono soddisfatta di questo aspetto perché ci ho lavorato molto e voglio continuare a potenziarlo e migliorarlo».
Cassandra, però, oltre alle sue condizioni da zombie sta anche facendo risaltare i suoi aspetti umani, tenendo presente anche quello che è il suo passato: «Ritengo sia molto importante continuare a far notare il lato umano del personaggio: la sua battaglia sta finalmente venendo a galla, viene mostrata sempre di più e anche lei deve prendere una decisione. Essere completamente zombie o se far prevalere il suo lato umano. C'è da dire che è fondamentale che lei continui a mostrarsi con dei sentimenti umani, deve farsi vedere umana più di quanto possa. La sua storia in ogni caso sta andando sempre più avanti, in un'unica direzione, seguendo la sua trasformazione e aumentando anche i rapporti con altri personaggi: il suo passato appartiene, appunto, al passato, è morto. Lei ha ucciso delle persone e non vuole ripensarci, quindi il focus della sua evoluzione è tutto sul futuro, cosa le sta facendo il virus e come le cose andranno a cambiare nel corso degli episodi».

La vera anima dello show: Doc

Non meno complicato da portare sullo schermo è stato il personaggio di Doc, un ex spacciatore che ha preso la vesti di un dottore, pur non essendolo, grazie alle sue capacità di elaborazione delle medicine: «Del mio personaggio apprezzo molto il senso dell'umorismo, ma anche il modo che ha di comportarsi con Murphy, molto diretto, senza fronzoli e senza preoccupazioni di alcun tipo, ma allo stesso tempo con grande compassione, che è un aspetto fondamentale. Poi Doc è anche molto bravo a fare squadra, a creare un team, che è anche quello che mi piace fare nella vita vera: mi piace esser parte di una famiglia, come d'altronde è il nostro cast. Penso che Doc sia l'anima di questo show e questo a me piace moltissimo, senza dimenticare la sua resistenza e anche la sua elasticità. Nella seconda stagione, diversamente da come accade a Cassandra, ci sarà occasione di vedere un po' del mio passato: ci sarà un'intera puntata di flashback nella quale spiegheremo un po' di cose e potremo vedere anche cosa facevamo prima dell'apocalisse, il nostro lavoro, le nostre occupazioni, tutto». Russell ha poi rivelato come si prepara per le giornate sul set: «Certo, essere un ex militare mi ha permesso di avere meno difficoltà in alcuni momenti in cui la fisicità prendeva il sopravvento. Ogni mattina mi alleno, ma senza andare in palestra per fare pesi, perché non mi diverte, ma semplicemente con dei push up, tecniche di yoga e così via: mi piace tenermi in allenamento e d'altronde allenarsi aiuta a farlo». ?

La collaborazione tra cast e autori

Entrambi gli attori hanno voluto dare il proprio apporto alla serie, con dei suggerimenti agli sceneggiatori, ma tra Cassandra e Doc c'è stato un personaggio che è riuscito a conquistare più fiducia da parte degli autori: «Gli autori sono stati molto generosi con me - ha detto Russell Hodgkinson - perché sono stato invitato a unirmi a loro per alcuni consigli, per dire la mia e proporre alcune idee. Un esempio? Nella seconda stagione vedrete un nuovo tipo di medicina: l'ho pensata io, agli autori è piaciuta e l'abbiamo mantenuta. A volte mi permetto di suggerire anche dei cambiamenti nei dialoghi perché so che Doc non direbbe quelle cose o comunque non in un certo modo, così suggerisco di fare qualche modifica. Ovviamente lo faccio per avere il meglio dal dialogo, non per un capriccio personale». «Preferisco seguire tutte le indicazioni che Karl Schaefer mi dà. Gli showrunner, d'altronde, hanno un'idea specifica di come vogliono che lo show vada avanti: sapete che Z Nation è stato preparato per cinque stagioni, no? Quindi hanno già un'idea su come portarlo avanti e non c'è bisogno che io dica qualcosa. I cambiamenti di Cassandra sono già noti, così come tutti gli intrecci. A me tocca solo eseguire le indicazioni e utilizzare la mia interpretazione per soddisfarli a pieno» ha detto, invece, Pao.
Pensare al dietro le quinte di uno show del genere fa sempre effetto, d'altronde se davanti allo schermo si racconta di un apocalisse zombie, dietro la macchina da presa ci sono delle persone come noi che vivono il nostro intrattenimento come un lavoro: «Ho trovato una grande famiglia in questo cast - ha detto Pao - sto benissimo con tutti quanti loro. Ci vediamo spesso dopo il lavoro per uscire, passiamo molto tempo insieme, andiamo al cinema, organizziamo dei barbecue. Si sta proprio bene insieme. Poi indossare i panni di Cassandra è comunque una soddisfazione: mi permette di fare cose che non potrei fare nella vita reale, indossare vestiti sempre sensuali, accattivanti. Avrei voluto essere una Cassandra nella vita reale. Però facendo l'attrice sono comunque riuscita a coronare i miei sogni: speravo di poter viaggiare tanto un giorno, per lavoro, e adesso è possibile. Tra due settimane andremo in Germania, ma già essere qui in Italia è magnifico». «Non c'è cosa più bella che incontrare tutti questi fan, niente riesce a darmi più soddisfazione» ha aggiunto l'intepretazione Doc, che poi sottolinea anche un aspetto importante di Z Nation: «L'ambientazione. È fantastico lavorare a Spokane, tutte le persone lì sono meravigliose: voglio che questa cosa si dica assolutamente perché ci tengo tantissimo. Poi il fatto che si possa girare a Washington è di una comodità estrema: piuttosto che spostarci a Los Angeles o vivere addirittura lì, possiamo fare tutto in quella che è la mia città. Lo ammetto, è veramente fantastico poter lavorare e vivere nella stessa città». «D'altronde non siete felici anche voi di lavorare e vivere a Milano? (ride, ndr)» aggiunge Pisay.

Oltre gli zombie

Prima di Z Nation i due attori non erano molto vicini al genere horror: «Ho molta paura degli zombie: tra tutti gli esseri fantasy sono sicuramente quelli che più mi spaventano perché si avvicinano molto alla realtà. Mi fanno molta più paura dei vampiri, per esempio. Però sono un'attrice e mi piace tutto ciò che viene fatto bene, quindi anche un film horror, se ben realizzato, riesco a farmelo piacere. D'altronde guardo qualsiasi cosa, dalla più melensa delle commedie sentimentali all'action di turno, non ho pregiudizi su alcuna cosa». Anche per Doc vale lo stesso discorso: «Ci sono dei film horror che ho apprezzato, ma non sono un grande fan: mi è piaciuto molto Poltergeist, per esempio».

Con Pisay Pao e con Russell Hodgkinson abbiamo voluto chiudere l'intervista affrontando un argomento abbastanza attuale, parlando del successo delle serie tv, oramai da anni sulla cresta dell'onda e capaci di ribaltare quelle che erano le tradizioni, passando da un prodotto di serie B a un prodotto da serie A: «Per quanto riguarda gli attori - inizia Pao - c'è poca differenza perché puoi essere non bravissimo tanto nel cinema quanto nella televisione. Molte persone mettono il cinema su un piedistallo più alto, dicendo che è più importante della televisione, ma è facile rendersi conto che oramai i fan non la pensano così: si possono apprezzare benissimo entrambi gli aspetti. Non penso dipenda molto dagli attori, poi, ma soprattutto da quello che racconti, dai personaggi. Pensiamo un attimo a Breaking Bad: anni fa una storia così non si sarebbe mai potuta fare, poi invece arriva in televisione. Sicuramente le cose sono cambiate». «Certo, sono cambiate, ma tu vedresti mai un George Clooney recitare adesso in una serie tv?» ribatte Russell. «Beh, perché no? Probabilmente non sarebbe uno standard character, ma sarebbe un valore aggiunto, come d'altronde anche Gwyneth Paltrow ha partecipato a un episodio di Glee ed è stata sicuramente un valore aggiunto. I film restano più costosi, è chiaro, danno anche più remunerazione per gli attori, però oramai ci sono talmente tante produzioni che un attore può recitare ovunque». «Sì, però, ricordiamoci che l'esperienza più completa e bella, per me, resta il teatro - aggiunge Doc, che nel suo curriculum annovera tantissimi anni da attore di teatro - hai la possibilità di avere subito un feedback, senza dover attendere un anno dalle riprese, leggere le recensioni, attendere cosa dice il pubblico. Lì sei sul palcoscenico e gli attori subito ti dicono se sei piaciuto o meno».

Dopo Z Nation, che comunque continuerà fino a una quinta stagione, salvo cancellazioni anticipate, e che presto vedrà arrivare la terza in America, Pisay Pao ci ha voluto confessare che si sta preparando per alcuni episodi di NCIS Los Angeles, quest'anno rinnovata per una settima stagione: «Non ho ancora firmato il contratto, però, quindi niente di ufficiale».