Recensione 12 Monkeys - Stagione 1

La serie targata Syfy ispirata all'omonimo film diretto da Terry Gilliam riesce a trovare una sua personalità grazie al buon lavoro degli autori, offrendo una storia sci-fi in grado di coinvolgere e appassionare

recensione 12 Monkeys - Stagione 1
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Uno dei primi insegnamenti impartiti nei corsi di cinema è sicuramente che da un buon soggetto si possono tirare fuori anche una decina di sceneggiature. Il discorso si può anche ampliare a ulteriori media e linguaggi, arrivando a dire che se un soggetto vale, sicuramente può essere sfruttato in molte maniere facendolo transitare per il grande schermo, televisione, libri e fumetti, anche se, estremizzando il concetto, si arriva a strozzarlo fino a risultati improbabili, si prenda ad esempio, per poi dimenticarlo molto velocemente il musical di Spider-Man. Questa idea alla base riguarda da vicino anche quanto accaduto con L'Esercito delle dodici scimmie, pellicola realizzata da Terry Gilliam nel 1995 che immergeva l'attore Bruce Willis in atmosfere post apocalittiche con una forte dose di viaggio nel tempo. SyFy si è ricordato del film e lo ha ridotto nel formato che più ci piace: quello della serie televisiva.

Apocalisse non vuol dire solo zombie

Il panorama televisivo può far pensare che se un giorno il mondo dovesse morire, lo farà sbranato da qualche vagante lento ed inesorabile, ma, come i fan del cinema catastrofico sanno, esistono altri eventi di livello estintivo da cui l'umanità dovrebbe guardarsi. In 12 Monkeys la razza umana lo ha capito fin troppo bene: nel 2043 è stata quasi tutta spazzata via da un virus che ha decimato il 93 per cento della popolazione sulla Terra. Per fortuna il futuro ha portato con sé anche un'invenzione che potrebbe cambiare il corso degli eventi: con una macchina del tempo i sopravvissuti hanno deciso di inviare indietro nel tempo un loro agente per impedire lo scatenarsi dell'epidemia.
Il fortunato, o lo sfortunato secondo punti di vista, prescelto è James Cole (Aaron Stanford), che dovrà individuare il paziente zero e...ucciderlo.
Ovviamente la missione non sarà così semplice: le notizie del passato sono poche e frammentarie e Cole scoprirà sulla propria pelle che la situazione che ha portato all'epidemia non è del tutto cristallina e lineare.
L'unica certezza è che tra i responsabili dell'apocalisse biologica c'è sicuramente L'Esercito delle dodici scimmie, ma cosa esso sia non è dato sapere ai pronipoti del 2043.
Le peripezie temporali di Cole lo porteranno a conoscere persone che gli crederanno e gli daranno una mano, come la Dott.ssa Cassandra Railly (Amanda Schull), la cui scoperta del destino del mondo la porterà a scardinare gli equilibri della sua vita apparentemente perfetta.
Intanto nel 2043, anno da cui viene Cole, il virus non è l'unico problema che l'umanità sta affrontando, essendo divisa in fazioni che, tanto per mantenere lo spirito tipico della razza umana dei bei tempi, non fanno altro che darsi battaglia tra loro.

Molta attenzione ai paradossi temporali

Benchè il viaggio nel tempo sia un archetipo piuttosto abusato, sia dal punto di vista letterario sia da quello cinematografico e televisivo, con 12 Monkeys esso viene riportato in auge con molta verve, suscitando l'interesse dello spettatore sin dal primo episodio. Chi ha amato il film, sicuramente troverà che la serie rispetta quanto già mostrato da Terry Gilliam ed amplifica i concetti, adattandoli ad un mezzo di comunicazione che lascia maggiore respiro agli autori per arricchire la storia di elementi e trame. Proprio con questo spirito vengono sfruttati tutti gli artifizi narrativi che il tema del viaggio nel tempo permette, dal paradosso temporale all'impossibilità di incontrare determinate persone per non cambiare la storia.
Cole viene sballottato per le epoche recenti, sottointendendo che davvero nel futuro brancolano nel buio e che si stia provando a realizzare davvero un ultimo disperato tentativo per assicurare all'umanità un futuro.
Le storie raccontate nella prima tornata di episodi del serial targato Syfy, inoltre, seguono parecchie trame parallele: si va dalla storia personale di Cassandra agli scontri tra fazioni nel futuro, senza considerare l'elemento misticheggiante, nonché la possibilità di rovesciare gli scenari a 360 gradi, grazie alle potenzialità del viaggio del tempo e del suo poter cambiare le realtà in modo totale.
Questo potrebbe rivelarsi, sul lungo periodo, un boomerang, perché la narrazione risulta appesantita dalla quantità di eventi che gli autori, Terry Matalas e Travis Fickett si sono ripromessi di raccontare: se da una parte, infatti, l'attenzione del pubblico viene costantemente tenuta alta, dall'altra gli spettatori più "casual" potrebbero stancarsi ed abbandonare 12 Monkeys, ritenendolo ridondante.
Per fortuna, nel corso della prima stagione, la trama si assottiglia ed anzi i briefing nel futuro per fare il punto della situazione risultano degli ottimi riassunti per il pubblico la cui memoria e la cui capacità di ragionamento possono tirare il fiato e godersi un recap gratuito e perfettamente inserito nella trama. I colpi di scena sono poi tanti e la struttura da serial, con tanta trama orizzontale, riesce a solleticare in modo perpetuo la curiosità dello spettatore.
Altro motivo di apprezzamento è sicuramente il taglio investigativo dato alla serie: Cole è completamente ignaro degli eventi che hanno portato all'epidemia e li scopre in prima persona proprio come fa il pubblico che si accosta a 12 Monkeys. Si crea così inevitabilmente un'empatia tra personaggio e spettatore: entrambi si ritrovano stupiti innanzi ai colpi di scena pensati dagli autori e messi sul piccolo schermo.
Il protagonista è, però, è ben lungi dall'essere un mero strumento nelle mani degli autori per orchestrare i salti temporali e legare gli indizim e con sapienza ci viene mostrata la vita nel futuro del protagonista e gli eventi che lo hanno portato ad essere un "naufrago del tempo".

Tempus fugit

Prima dell'inevitabile giudizio finale, non si può non dedicare un paragrafo al vero protagonista di 12 Monkeys: il tempo. Il susseguirsi degli eventi, il loro tornare indietro, l'arrotolarsi su se stesso, la sensibilità rilevante dalle condizioni iniziali, la legge del caos, sono tutti elementi che nascondono l'elemento più importante del progetto. Cole va indietro nel tempo perché inviato nel futuro, e in quella dimensione temporale sanno che un uomo di nome Cole è andato inel passato e lo attendono perché sanno che solo lui può viaggiare nei meandri cronologici senza avere effetti collaterali, creando così quei tipici loop del genere. Il tempo nello show è un animale che i protagonisti tentano di dominare più del virus che ha distrutto il mondo, ma ne vengono irrimediabilmente risucchiati ed avviluppati insieme agli spettatori che, pur tentando di seguire in modo lineare la storia, ne vengono assolutamente rapiti. Non sono poche le volte in cui la "bestia temporale", secondo un preciso disegno autoriale, infonde un gradevole disorientamento nella mente dello spettatore. Gli anni si susseguono, gli eventi pure, ma il cambiamento è dietro l'angolo perché basta poco per rimettere tutto in discussione secondo un caos ordinato che solo il tempo può concepire; persino i concetti di vita e di morte diventano relativi innanzi allo strapotere del dio crono.
Il merito degli autori è proprio questo: aver saputo piegare il tempo e le sue meccaniche e dinamiche alla storia creando un telo pieno di richiami, rimandi ed eventi perfettamente incastonato in un ricamo coerente e privo delle tipiche contraddizioni che può creare il maneggiar col tempo cronologico e riuscendo persino a non scadere, almeno non completamente, nella tipica dialettica tra destino e libero arbitrio.
L'emblema della serie è una frase messa in bocca non a caso dagli sceneggiatori ad un personaggio: "C'è voluto un viaggio nel tempo per creare i viaggi nel tempo". Tutto è spiegato in modo preciso, ogni singolo evento ha una connessione con quello che è successo prima e quello che sta per succedere ed il cliffhanger finale inizia con un colpo di scena davvero ben studiato.

12 Monkeys - Stagione 1 Per 12 Monkeys il giudizio è sicuramente positivo. La serie si presenta ben confezionata e realizzata, la trama è interessante e costruita mattone su mattone con perizia narrativa. Resta comunque una serie di genere, per cui forse non potrà essere apprezzata da coloro che già odiano la fantascienza o comunque il fantastico in generale. Come difetto potrebbe evidenziarsi la mancanza di originalità rispetto all’archetipo: gli autori sfruttano la tematica del viaggio nel tempo senza ricercare nuove strade, ma accontentandosi di quelle già battute dai tempi di Wells e del suo celebre romanzo. Da rilevare però che l’uso fatto dell'espediente narrativo è di una maestria invidiabile: il bagaglio di occasioni offerte dal genere sono una scatola di attrezzi usati con perizia da tecnici davvero bravi. La serie ha inoltre il merito di non essere un copia/incolla da altre opere, film compreso, ma è armonizzata con altri elementi, quale ad esempio quello investigativo, che ben si sposano con l’atmosfera generale, permettendo di apprezzare alcune intuizioni che si traducono in ottimi colpi di scena che ne rendono la visione accattivante e, a tratti, emozionante. Unico neo è proprio il cliffhanger finale che non definisce alcuna trama in particolare, lascia porte fin troppe aperte e fa rimestare tra le papille gustative un sapore dolce amaro che attenua il piacere della visione di 12 Monkeys.