Recensione 24: Live Another Day

Il ritorno di Jack Bauer non rende giustizia all'originalità del progetto originale targato Fox

recensione 24: Live Another Day
Articolo a cura di
Tommaso Tocci Redattore Serie Tv

Quando l’occhio del drone-telecamera si è spento sul destino di Jack Bauer al termine dell’ottava e ultima stagione di 24, nel 2010, la serie targata Fox era da tempo priva della rilevanza e dell’inventiva degli anni d’oro. Lo sapevano gli spettatori, calati di numero ma soprattutto in coinvolgimento, e lo sapevano gli sceneggiatori, finalmente convinti di non poter resuscitare un corpo narrativo esanime a forza di strappi.
Accantonate le velleità da grande schermo, ci è voluto il “nuovo corso” della stessa Fox - incentrato su serie-evento più corte e in teoria di maggior prestigio rispetto al consueto ciclo stagionale - per far tornare in vita Jack Bauer e le sue avventure in tempo reale. Era lecito aspettarsi molti cambiamenti: i 12 episodi di 24: Live Another Day dimezzavano le ore a disposizione e promettevano una nuova ambientazione, salti temporali, freschezza e libertà narrativa.
A messa in onda conclusa, purtroppo, si può dire che le promesse siano state ampiamente disattese.

Tutti a Londra

Abbandonato (è il caso di dirlo) dalla serie regolare mentre era in fuga dalle autorità statunitensi e ricercato dai russi, Jack Bauer (Kiefer Sutherland) riemerge a Londra, quattro anni più tardi, per gli avvenimenti di 24: Live Another Day. James Heller (William Devane), già Segretario alla Difesa, capo di Jack e padre della sua ex-compagna Audrey (Kim Raver), è nel frattempo diventato Presidente e si trova nel Regno Unito per la firma di un trattato volto a consolidare la presenza di droni militari USA in Europa. Dopo aver scoperto indizi di un possibile attentato ai danni di Heller, Jack decide di uscire allo scoperto rischiando la cattura da parte della divisione londinese della CIA. Struttura, uffici e modi di quest’ultima sembrano incredibilmente simili al CTU dei bei tempi, ma gli agenti sono nuovi al mondo di 24 e forse non del tutto preparati a dare la caccia a un “terrorista” come Jack. Il pragmatico boss Steve Navarro (Benjamin Bratt), lo zelante agente operativo Erik Ritter (Gbenga Akinnagbe) e l’intraprendente Kate Morgan (Yvonne Strahovski) si aggiungono al folto gruppo di agenti federali specializzati nel mettere i bastoni tra le ruote a Jack invece di occuparsi della vera minaccia - nello specifico, una famiglia di terroristi inglesi guidata da Margot Al-Harazi (Michelle Fairley), in cerca di vendetta su Heller mediante quegli stessi droni che il Presidente ritiene ultra-sicuri.
Completa il cast principale l’immancabile Chloe O’Brian (Mary Lynn Rajskub storico braccio destro di Jack e ora divenuta attivista/hacker in nome della libera informazione.

Formato nuovo, storia vecchia

La grande attrattiva di 24:Live Another Day stava proprio nella riduzione degli episodi, da 24 a 12. Pur continuando a raccontare una storia lunga un giorno intero, la serie avrebbe potuto “saltare” alcune delle ore. Sembra un dettaglio, eppure consente alla narrazione delle aperture incredibili di cui le otto stagioni di 24 avrebbero avuto a tratti un bisogno disperato. Peccato che - dopo averne parlato a lungo - Howard Gordon, Evan Katz e Manny Coto (già responsabili delle più deludenti annate di 24) ne abbiano fatto uso soltanto una volta, con un salto di 12 ore negli ultimi dieci minuti della serie. Il resto è rimasto invariato, precipitando Live Another Day nel più profondo dei déjà vu.
Se già dalla quarta stagione la serie si era dedicata alla ripetizione costante di una serie di ingredienti di base, ritrovare gli stessi problemi dopo un’assenza dagli schermi di quattro anni fa un effetto ancora più stridente. Perfino lo schema dei cattivi “a matrioska”, svelati uno dietro l’altro nell’arco delle lunghe stagioni da 24 episodi, è ancora al suo posto. Pensavate che un’attrice di talento come Michelle Fairley (Catelyn Stark in Game of Thrones) potesse bastare per un’unica linea narrativa più breve? Niente da fare.
Lo stesso vale per gli altri cavalli di battaglia di 24, tra talpe in fuga, collaboratori fedifraghi, testimoni chiave da interrogare e tutto il resto. Se non fosse una terribile sceneggiatura, sarebbe un perfetto gioco da fare con gli amici: indovina il riferimento alla stagione.

Un'occasione sprecata

Anche a livello emotivo, Live Another Day ha ben poco da offrire. Kiefer Sutherland ha un tale livello di simbiosi con il ruolo da infondergli vitalità anche nei momenti peggiori, ma Jack Bauer è ormai un’effigie di sofferenza più che un personaggio: continua a pagare per i nostri peccati, ma il suo patrimonio è esaurito da tempo.
Tra i molti bravi attori sprecati al suo fianco (Gbenga Akinnagbe di The Wire, il talento in ascesa di John Boyega, perfino lo stunt casting di Stephen Fry nel ruolo del primo ministro inglese) qualcosa di nuovo, e di vero, viene dal fascino ruvido di William Devane, a cui la serie ha già fatto capitare di tutto ma che qui trova nuovi risvolti nel lato più intimo del suo James Heller.
Perfino da un punto di vista tecnico, Live Another Day è ancora fermo ai vecchi standard del regista Jon Cassar: tante esplosioni e una messa in scena approssimativa. Cassar non è mai stato al pari di Stephen Hopkins, suo predecessore nella prima stagione, ma nel frattempo è stato anche superato. Se non per la profondità narrativa, all’epoca si poteva contare su 24 per il ritmo e la gran quantità di azione. Oggi, i riferimenti sono cambiati. Il montaggio e la complessità action di Live Another Day impallidiscono a confronto di serie dal budget inferiore come Strike Back di Cinemax.

24: Live Another DaySaresti dovuto rimanere nascosto”, urla rabbioso Jack a una sua vecchia conoscenza nell’ultimo episodio di 24: Live Another Day. E forse lo stesso consiglio vale per lui, vecchia conoscenza di un periodo storico ormai passato. Per una serie che tanto ha ragionato sul concetto di tempo, è ironico constatare quanto 24 sia stato condizionato e maltrattato dai tempi che corrono: nato come thriller pre-9/11, elevato con violenza a simbolo di un America in guerra, e infine mollato come un reperto scomodo. Da queste contraddizioni la serie non si è mai ripresa: come Jack Bauer durante una delle sue giornate campali, ha subito gli eventi senza mai potersi fermare e riaffermare la propria identità smarrita. Live Another Day cerca disperatamente un nuovo contatto con l’attualità (Obama e i droni che ne hanno definito la presidenza), suggerisce l’ennesima transizione per il martire Jack, pronto a un eterno ritorno, ma rifiuta di cambiare la sua stessa sostanza. Ed è questo che più di tutto condanna il celebre orologio digitale: ancora acceso, ma perso in un loop sempre più silenzioso, sempre più irrilevante.