Recensione Agent Carter - Stagione 2

L'Agente Peggy Carter torna a combattere il crimine e a dover affrontare una nemica ancora più temibile e potente... e, a fine stagione, è anche tempo di bilanci: è stata ottima oppure dimenticabile?

recensione Agent Carter - Stagione 2
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Fabio Mucci Fabio Mucci è un superappassionato di fumetti (di ogni tipo, ma prevalentemente Marvel) e, di conseguenza, di cinefumetti. Ciò nonostante non disdegna il cinema d'autore. È un patito di GTA e sebbene non sia interessato al calcio, passa le ore a giocare a Fifa. Gestisce una pagina sui cinefumetti su Facebook: visitatela!

Quella di Agent Carter - intesa come 'progetto' - è una storia che deve essere raccontata. Dopo essere apparsa in Captain America - Il primo vendicatore, la Marvel ha pensato bene che quel personaggio, che tanto era piaciuto ai fan, non poteva non comparire più sul grande o piccolo schermo. Cosi il co-presidente dei Marvel Studios, Louis D'Esposito, ha girato un cortometraggio, chiamato proprio Agent Carter, che ha sorpreso i fan, è stato acclamato e ha convinto la Casa delle Idee e il network statunitense ABC ad approvare la produzione di una miniserie dedicata totalmente all'agente Peggy Carter. Da allora, la Carter è stata citata in The Avengers, è apparsa brevemente in Avengers: Age of Ultron ed Ant-Man, l'abbiamo rivista totalmente invecchiata in Captain America: The Winter Soldier... insomma, un bel po' di presenza per un personaggio che sarebbe dovuto apparire in un solo film! E la prima stagione della serie tv - andata in onda di recente anche in Italia, con netto ritardo, su Sky Cinema - ha totalmente catturato l'attenzione del pubblico, contro ogni pronostico, conquistando un posto nelle classifiche delle migliori serie tratte da fumetti del 2015 o, comunque, rivelandosi una sorpresa davvero graditissima. Il network ABC ha immediatamente dato il via libera ad una seconda stagione, appena conclusasi in USA, e, al termine della messa in onda, la domanda sorge spontanea: è stata all'altezza della precedente? Oppure era meglio relegare Agent Carter a semplice miniserie autoconclusiva? Ovviamente... attenzione ai tanti spoiler!

Agent Carter Returns

Qualche tempo dopo gli eventi narrati nella prima stagione, l'Agente Peggy Carter sta ancora lavorando per l'S.R.R. a New York, al fianco di Jack Thompson, nuovo capo del distretto che, nonostante tutto quello che sia accaduto, continua a trattarla non poi cosi bene. Nella prima sequenza la vediamo catturare la rediviva e fuggitiva Dottie Underwood, in una delle scene migliori (forse, l'unica) dell'intera stagione. Ma un nuovo caso nella soleggiata Los Angeles porta la Carter ad un trasferimento nel dipartimento gestito dal suo ex collega (e interesse sentimentale) Sousa. Un caso di omicidio davvero insolito, obbliga l'Agente Carter ad indagare sulla Isodyne e sul losco Calvin Chadwick. Ma quel che sembra un caso piuttosto semplice da risolvere, si complica quando la moglie di Chadwick, la stella del cinema - e scienziata - Whitney Frost viene a contatto con la Materia Zero, diventando potente e temibile, e Jason Wilkes, per cui Peggy prova qualcosa, viene tramutato in un simil-fantasma. Per risolvere il caso e far tornare Wilkes 'tra i vivi', Carter dovrà architettare un piano enorme, aiutata dal fedele maggiordomo di Howard Stark, Jarvis, e da Sousa... ma ben presto, verrà intralciata da Vernon Masters, membro del misterioso Consiglio dei Nove di cui fa parte anche Chadwick, che coinvolgerà, suo malgrado, Jack Thompson.

Buona la prima, non la seconda

Tutto ciò che c'era di buono nella prima stagione, si perde nel marasma della noia e di una storia non all'altezza della precedente. Il secondo ciclo di episodi di Agent Carter parte alla grande, con una sequenza d'azione che coinvolge Dottie Underwood e il conseguente interrogatorio che ci ricorda perché abbiamo amato la miniserie, per poi perdersi in una storyline molto più fantascientifica ma meno affascinante.
In primis, negli episodi iniziali vengono dati ampi spazi ai siparietti comici tra Peggy e Jarvis che, alla lunga, stonano eccessivamente e si cerca di spingere l'acceleratore sul triangolo amoroso tra Sousa, Peggy e Wilkes, a discapito un po' di tutto il resto. In particolare, la grossa delusione riguarda il personaggio di Whitney Frost. Seppur interpretata in maniera brillante da Wynn Everett, il personaggio risulta sempre scritto in maniera confusionaria e senza quel carisma che aveva Dottie Underwood; il dotarla di poteri (la Materia Zero) non è stata proprio una scelta felice e i fan del fumetto originale resteranno delusi dal non vederla sdoppiarsi in Madame Masque con tanto di iconica maschera.
Tutto convince poco, il ritmo è molto più lento e sono troppi i momenti morti: sembra quasi che l'aver dato due episodi in più rispetto alla precedente stagione (10 puntate contro le 8 della prima) sia stato un handicap per le showrunner e, piuttosto che giovarne, abbia dato problemi alla narrazione.
Il serial si risolleva in parte negli ultimi 3-4 episodi, ma è troppo poco. Il finale di stagione, poi, è quanto di più anonimo ci sia stato in una produzione televisiva Marvel, il che fa rimpiangere persino le puntate più noiose di Agents of S.H.I.E.L.D.; ed è un peccato, perché c'erano molti spunti interessanti: ad esempio rendere Whitney Frost la leader dell'organizzazione criminale dei Maggia (Joseph Manfredi appare nella serie, tra l'altro) avrebbe dato alla narrazione una marcia in più.
La reazione del pubblico e il rating non hanno aiutato Agent Carter e, almeno ad ora, una terza stagione è improbabile, suscitando del dispiacere perché le showrunner hanno comunque lasciato delle domande aperte che, in mano a ottimi sceneggiatori, potrebbero ricevere risposte piuttosto intriganti; senza dimenticare la situazione di Whitney che potrebbe far presupporre un suo possibile ritorno e un'apprezzata trasformazione in Madame Masque.

Agent Carter - Stagione 2 La seconda stagione di Agent Carter è un bel passo indietro rispetto alla precedente: è a tratti noiosa, con una storyline non del tutto affascinante e sviluppata in maniera pessima, che decide di spingere l'acceleratore eccessivamente sul triangolo sentimentale dei protagonisti e le gag tra Peggy e Jarvis. Un vero peccato perché gli spunti c'erano tutti e la scelta di Whitney Frost come villain poteva fornire allo show uno sviluppo interessante che non c'è stato.