American Horror Story 6x03: arriva la delusione

La terza puntata di American Horror Story non mostra quasi niente di buono, nonostante la regia della figlia di David Lynch.

recensione American Horror Story 6x03: arriva la delusione
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Ryan Murphy aveva promesso una stagione con i fiocchi, una di quelle indimenticabili in cui non solo il tema, ma ogni momento sarebbe stato una sorpresa. Riuscirci con il primo episodio era piuttosto facile, ogni spettatore era infatti concentrato a causa della famigerata scoperta dell'argomento principale della serie antologica, di cui si è parlato tutta l'estate: farlo anche con le puntate successive, però, è un altro conto. Altre due puntate sono passate, e di fronte a questo terzo episodio sembra proprio che il nostro incubo peggiore inizi a realizzarsi, ovvero un progressivo rallentamento della serie e un calo qualitativo che, come negli ultimi tre anni, sembra essere la maledizione principale della punta di diamante di FX, ormai inesorabilmente destinata ad un lento decadimento. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una narrazione doppia, che vede da una parte la realtà del documentario "My Roanoke Nightmare" e dall'altra la ricostruzione dei fatti, interpretata da Sarah Paulson e Cuba Gooding Jr. oltre alla straordinaria Angela Bassett.


L'ennesima delusione?

In questo terzo giro di giostra di American Horror Story tuttavia qualcosa inizia a scricchiolare e, forse, ad anticipare un futuro che unito alle parole di Ryan Murphy riguardo una serie con tre momenti diversi ben definiti, inizia a farsi più chiaro. La rottura della quarta parete, nel momento in cui Lee fa fatica a parlare della sua prima figlia e il segmento ambientato nella colonia di Roanoke, che funge da background story per il rapimento della piccola Flora. Nonostante i due momenti principali di quest'ultimo episodio abbiano annunciato con ogni probabilità lo svolgimento futuro della serie (due puntate sicuramente ambientate a Roanoke, e alcuni momenti al di fuori del set televisivo per i veri protagonisti della storia), quello che all'inizio appariva come un vantaggio inizia a diventare, nella sua ossessiva ripetizione, un problema non da poco: la forma documentaristica sacrifica infatti l'estetica a favore di un'essenzialità registica che non riesce a far emergere nemmeno Jennifer Lynch, figlia del ben più famoso David, dietro la macchina da presa di questo episodio. Una scelta stilistica ben precisa, che sarebbe profondamente apprezzabile se servisse per lasciare spazio ad una sceneggiatura corposa, ma nemmeno James Wong sembra riuscire a far decollare l'episodio. La ricerca di Flora scade spesso in classici cliché di genere, così come la seduta spiritica che non aggiunge nulla ad un momento che lo spettatore medio conosce bene (al contrario di come ad esempio è stato gestito l'esorcismo in American Horror Story: Asylum).

Speranze per il futuro

L'intero segmento ambientato a Roanoke inoltre appare quasi posticcio, chiaramente inserito per dare allo spettatore una spiegazione di cui non necessita, e che al contrario in quel contesto appare esageratamente elementare, quasi ovvia. La maniera quasi elementare che Ryan Murphy ha iniziato ad adottare per comunicare il suo pubblico purtroppo non premia gli appassionati, che abituati a stagioni molto più complesse (seppur con i loro difetti) come Asylum e Murder House non riescono a connettere con questo linguaggio, un problema che purtroppo ha affondato anche la stagione precedente. Ad esclusione di qualche momento che potrebbe far sperare in un roseo futuro, ormai sempre più un miraggio, questo terzo episodio si prefigura come il più deludente della stagione, in preda ad una parabola discendente che possiamo solo sperare si fermi presto.