Recensione American Horror Story: Hotel

Una conclusione malinconica ed elegiaca, quella messa in scena nell’episodio Be Our Guest, per American Horror Story - Hotel, a suggello di una quinta stagione penalizzata da numerosi problemi a livello narrativo.

recensione American Horror Story: Hotel
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Nonostante la sua natura di serie antologica, l'estrema varietà di ambientazioni ed epoche storiche e perfino alcuni cambiamenti nel registro narrativo adottato di anno in anno (dal puro horror della stagione inaugurale, Murder House, al connubio fra gore, kitsch ed eros di quest'ultima stagione), fra i diversi capitoli di American Horror Story è possibile rintracciare pure alcune significative analogie. Una di queste riguarda proprio i finali: ciascuno degli episodi conclusivi delle prime quattro stagioni, infatti, costituisce quasi una sorta di post scriptum, con un epilogo che spesso si prolunga anche dopo che i principali conflitti al cuore della storia si sono risolti (perlomeno in apparenza). Un format analogo è quello adottato da Ryan Murphy e dai suoi co-sceneggiatori per Be Our Guest, dodicesima puntata di American Horror Story: Hotel: mentre l'undicesimo episodio, Battle Royale, aveva già chiuso in pratica quasi tutte le storyline e segnato la sorte dei personaggi, il season finale è stato costruito come un "veicolo di malinconia", una sorta di elegia per l'Hotel Cortez e i suoi occupanti (in carne e ossa o in ectoplasma), addirittura con una ‘coda' narrativa collocata parecchi anni più tardi.

The Ballad of Liz Taylor

Ad occupare il centro dell'attenzione nella prima metà di Be Our Guest è una delle figure tutto sommato più interessanti e riuscite di una quinta stagione tutt'altro che impeccabile: Liz Taylor, transessuale di mezza età e dall'abbigliamento molto appariscente, a cui presta il volto uno dei "fedelissimi" del team di Murphy fin dai tempi di Murder House, Denis O'Hare (potenziale candidato come miglior attore non protagonista alla prossima edizione degli Emmy Award). L'evoluzione del suo personaggio, al di là di alcuni passaggi davvero troppo forzati e sbrigativi (come la relazione-lampo con il giovane modello Tristan Duffy, interpretato da Finn Wittrock), ha costituito una delle poche storyline di spessore di American Horror Story: Hotel, e l'ultima puntata celebra con toni commossi la dipartita di Liz Taylor, diventata nel frattempo la proprietaria dell'Hotel Cortez insieme alla concierge Iris (Kathy Bates): affetta da un cancro alla prostata, Liz organizza un "addio" alla presenza di tutte le creature dell'hotel, chiedendo loro di ucciderla in modo da renderla un fantasma e regalarle un'eterna esistenza post mortem fra le pareti dell'edificio. Ad assolvere il compito, in un'affettuosa riconciliazione dopo tradimenti, rancori e feroci vendette, sarà lo spettro della Contessa, donna vampiro altera e fascinosa per la quale l'esordiente Lady Gaga ha da poco ricevuto il Golden Globe come miglior attrice (premio francamente ingiustificato, per una performance dignitosa ma non all'altezza di quelle delle altre candidate). In sottofondo, durante la scena che rappresenta il clou emotivo del finale, risuona la voce meravigliosamente roca di Marianne Faithfull sulle note di una delle sue canzoni più belle, quella stupenda The Ballad of Lucy Jordan registrata nel 1979 per l'album Broken English.

Un epilogo fra medium, serial killer e social network

Il resto dell'episodio, sfortunatamente, non è risultato altrettanto convincente, difettando del pathos necessario ad un season finale pienamente riuscito; ma del resto, neppure una puntata finale ben scritta e confezionata sarebbe stata capace di ‘redimere' una stagione tutt'altro che impeccabile, che già all'epoca della nostra recensione midseason ci aveva dato l'impressione di costituire il punto più basso nel percorso altalenante del progetto American Horror Story. L'episodio intitolato Be Our Guest rispecchia appieno la natura disorganica di Hotel: una stagione nel corso della quale non sono mancati momenti e sequenze di indubbio valore, ma in cui l'amalgama delle varie (troppe) componenti di questo racconto corale è apparso di frequente confuso e raffazzonato. E così, per gli "ultimi fuochi" dell'Hotel Cortez, ecco ricomparire all'improvviso una vecchia conoscenza di Murder House, la medium Billie Dean Howard, trascinata in un'angosciosa devil's night alla presenza del diabolico James Patrick March (Evan Peters) e della sua banda di serial killer fantasma. L'eccellente Sarah Paulson, altra colonna portante di American Horror Story fin dalle origini, riprende dunque il ruolo di Billie Dean Howard, oltre a portare a compimento quello di Sally McKenna, decadente vampiressa che, agli sgoccioli della stagione, decide di contrastare il proprio "male di vivere" attraverso i social network: l'ennesimo, bizzarro ‘svarione' di uno script che non sempre ha saputo rendere giustizia ai talenti a disposizione.

American Horror Story: Hotel Una delusione, quella nei confronti di Hotel, che al di là del poco comprensibile successo ai recenti Golden Globe sembra aver accomunato la critica e il pubblico, con ascolti, negli Stati Uniti, scesi per la prima volta sotto la soglia dei due milioni (mentre Be Our Guest ha registrato 2,24 milioni, esattamente un milione in meno rispetto al finale di American Horror Story: Freak Show).