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Anne Recensione: la serie Netflix tratta dal romanzo di Lucy Maud Montgomery

Moira Walley-Beckett, già sceneggiatrice di Breaking Bad, firma la serie TV Anne, dedicata alla rossa eroina nata dalla penna di Lucy Maud Montgomery.

recensione Anne Recensione: la serie Netflix tratta dal romanzo di Lucy Maud Montgomery
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Era il 1908 quando la scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery pubblicò il romanzo Anna dai Capelli Rossi, il primo di una saga di libri dedicati alle avventure dell'orfanella Anna Sherley. Per chi è figlio degli anni '80, la triste storia di questa eroina è nota soprattutto per l'anime prodotto dalla Nippon Animation e facente parte di quel filone di serie animate giapponesi che narravano le (dis)avventure di giovani donne dal destino infausto come Candy Candy e Georgie. Non è un caso, infatti, che proprio l'autrice dei manga dedicati a questi due personaggi, Yumiko Igarashi, abbia deciso nel 1998 di adattare a fumetti anche la storia della rossa Anna. Di trasposizioni cinematografiche e televisive della storia di Anne of Green Gables (questo il titolo originale dell'opera della Montgomery) ce ne sono state tante, ma oltre a quella giapponese la più nota è sicuramente la serie del 1985 andata in onda originariamente sulla CBC Television. Ed è proprio in collaborazione con la stessa emittente che Netflix ha deciso di produrre un nuovo progetto seriale, in chiave decisamente (melo)drammatica, del lungo racconto di formazione della Montgomery ora disponibile sulla piattaforma on demand.

Anne, eroina d'altri tempi

Fedele alla trama del romanzo di Lucy Maud Montgomery, se non per alcuni piccoli particolari e per dei flashback atti a spiegare il complesso vissuto della protagonista, Chiamatemi Anna ha il grande limite di risultare una serie decisamente anacronistica, soprattutto in virtù del target al quale è riferito, ovvero quello delle coetanee della pre-adolescente eroina.

È difficile che i 13/14enni di oggi possano riuscire ad empatizzare con il personaggio di Anna, la cui caratterizzazione è decisamente eccessiva nell'enfasi in cui la protagonista interpretata da Amybeth McNulty, fisicamente perfetta per il ruolo della rossa ragazzina, reagisce alle gioie e ai dolori che la sua nuova vita sull'Isola del Principe Edoardo le regala. Anche le tematiche sociali affrontate nel percorso di formazione della piccola "pel di carota" - dal bullismo alla difficoltà di essere una donna in un società ancora fortemente patriarcale - sono gestite in maniera da non risultare familiari alle Anna del XXI secolo, per le quali sarà impossibile immedesimarsi in colei che avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare il loro nuovo alter ego televisivo. La loro catarsi.

[titolo]Un'occasione persa

È un peccato che Chiamatemi Anna non sia stato capace di tradurre in un linguaggio più contemporaneo le vicissitudini che l'eroina di Montgomery riesce ad affrontare nel suo viaggio umano che da "diversa" la porta ad integrarsi, senza però mai omologarsi, tra i bigotti abitanti di Avonlea i quali col tempo riescono ad apprezzare l'unicità della sua persona.

Ma al di là di qualsiasi anacronismo, la serie ha comunque dei buoni punti di forza. Apprezzabili sono infatti (quasi) tutti i personaggi che ruotano intorno alla protagonista, a partire dalla coppia di fratelli che decidono di adottarla, Marilla (Geraldine James) e Matthew Cuthbert (R.H. Thomson), come lodevole è la ricostruzione storica degli ambienti e dei costumi del primo ‘900 e le tante carrellate sugli splendidi paesaggi dell'Isola del Principe Edoardo che lo show regala agli spettatori. Che Chiamatemi Anna sia un prodotto curato in ogni particolare risulta chiaro da molte interessanti sfaccettature, che però da sole non bastano a rendere questa nuova versione di Anna dai Capelli Rossi degna di nota. Senza alcuno sforzo di scrittura atto a rinfrescare il mood di un'opera che sente il peso dei suoi oltre 100 anni, si è persa l'occasione di mettere in scena la perfetta versione edulcorata e "under 13" di Tredici, in cui la capacità di sopravvivere al giudizio degli altri ha la meglio sulla tragica (non) scelta di diventarne vittima.

Anne L'orfana più amata dagli (ex) bambini degli anni '80, Anna dai Capelli Rossi, torna in una serie inedita la cui sceneggiatura e linguaggio è però troppo legato a quello del romanzo di Lucy Maud Montgomery, scritto ormai cent'anni orsono. È per questo che le pre-adolescenti di oggi, a cui il prodotto targato Netflix è dedicato, non riusciranno a provare empatia per la bizzarra ed eccessiva Anne, e questo è un peccato in quanto lo show (in virtù di alcune delle tematiche affrontate) sarebbe potuto diventare un'alternativa, altrettanto pedagogica ma non vietata ai minori, dell'idolatrata Tredici.

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