Recensione Battlestar Galactica - Stagione 1

L'ultima odissea della razza umana verso un pianeta chiamato Terra

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Battaglie nello spazio

“I Cyloni furono creati dall’uomo; si ribellarono; essi oggi appaiono come umani e provano sentimenti umani; alcuni sono programmati per pensare di essere umani; ci sono molte copie e hanno un piano”

Battlestar Galactica non nasce da un’idea originale. Seppur buono, infatti, come alcuni dei lettori meno giovani potranno ricordare, lo spunto trae origine da una celebre serie di fine anni ’70, Galactica, sospesa dopo una sola stagione a causa degli elevati costi di produzione. Gli elementi principali dell’originale vengono ripresi in questa nuova versione ma l’intreccio è arricchito da elementi più consoni agli attuali canoni dello sci-fi. Nel 2003 il canale televisivo canadese Sci Fi Channel trasmette un antefatto in due episodi, di un’ora e mezza ciascuno, i cui successi commerciali e di critica danno il via alla realizzazione di una serie completa ( 13 episodi ) trasmessa poi due anni più tardi ( 2005 ) dalla stessa emittente. L’ideatore della serie è una vecchia conoscenza per gli amanti del genere, quel Ronald D. Moore già veterano di Star Trek, opera dalla quale, tuttavia, Battlestar Galactica prende decisamente il largo.

La lunga via verso casa, la Terra.

Gli eventi narrati in questa prima serie sono la diretta conseguenza di quelli raccontati nella miniserie introduttiva del 2003. In seguito all’attacco a sorpresa dei cyloni alle dodici colonie, l’intera razza umana è ridotta a poche decine di migliaia di unità sparse in una variegata flottiglia, difesa strenuamente dall’ultima nave da guerra coloniale: la base stellare Galactica. Al comando dell’unica forza militare troviamo il comandante William(Bill) Adama (Adamo nella versione italiana), il più anziano della flotta coloniale, che in gioventù aveva combattuto i cyloni e destinato, come la sua nave, alla pensione prima dell’attacco. Il suo istintivo desiderio di combattere, solo, una guerra già persa e di vendicare la sua gente, verrà placato ed indirizzato verso più nobili intenti da Laura Roslin, sottosegretario per l’educazione nel governo coloniale, divenuta frattanto presidente delle dodici colonie nonostante fosse solo quarantatreesima in linea di successione. Questo, come le foto dei caduti e dei dispersi puntellate sulle fredde pareti d’acciaio del Galactica contribuiscono, più di mille parole, a delineare il tono drammatico e disperato della vicenda. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, ogni trentatrè minuti, come suggerisce il primo episodio, i superstiti devono avere a che fare con gli attacchi dei cyloni, chiamati anche con spregio "tostapane" per via delle loro lucenti e cromate livree. Ma i nemici si sono evoluti e ora possono avere sembianza umane, comportarsi e provare emozioni come gli umani; chiunque potrebbe essere un cylone e scovarli diventa una priorità per la flotta. Il compito di studiare un modo per individuarli viene affidato al dottor Gaius Baltar, scienziato e indiretto complice dello sterminio della sua specie, lasciando intravedere numerose zone d’ombra. Così ci troveremo a seguire le gesta dei vari Apollo, Starbuck e Boomer lungo la via verso la Terra, patria della tredicesima tribù di Kobol e unica via di salvezza per il genere umano, e di Helo, abbandonato al suo destino su Caprica.

Realizzazione

C’è un aspetto di questa serie che farà certamente felici i fan della versione originale, stiamo parlando del design del Galactica e dei caccia viper mark II, solo marginalmente rivisti in questo remake. Tale scelta è legittimata dallo script, in virtù dell’oggettivo status obsoleto di una nave concepita per operare contro un nemico in grado di distruggere anche i più semplici sistemi informatici, simbolo di un’età in cui l’uomo era così spaventato dai sui nemici da guardare indietro in cerca di protezione. Generalmente buone le prestazioni degli interpreti, in particolare Edward James Olmos, perfettamente a suo agio nella parte di padre-comandante, in grado di far valere il proprio carisma senza disdegnare episodici momenti di empatia ad affetto verso i suoi sottoposti. Da segnalare anche Mary McDonnel nel ruolo di Laura Roslin, perfetta nel risultare la giusta controparte del comandante.
Una vera chicca è rappresentata dall’inserimento nella serie di Richard Hatch, l’originale Apollo della serie originale del ’78, nel ruolo di Tom Zarek, ex terrorista ed ora leader popolare avversario della Roslin. Valido il doppiaggio italiano anche se questi risulta parzialmente penalizzante per i personaggi chiave di Starbuck ( Skorpion in Italia ) e Baltar. Il giudizio sull’aspetto sonoro non può che essere più che positivo, se Kubrick ci ha insegnato come la musica classica ben si sposi con un certo tipo di fantascienza, Battlestar Galactica dimostra che anche le suggestioni celtico-folk possono dire la loro in quest'ambiente. Ottima la sceneggiatura, che consente alla serie di non perdere mai quota neanche nei momenti in cui l’attenzione è spostata lontano dagli eventi riguardanti il Galactica, come nel caso delle gesta di Helo su Caprica, invasa dai cyloni. La caratterizzazione dei personaggi è buona e piuttosto variegata, in grado di regalare la sensazione di vivere realmente su una nave popolata da miglia di persone; siano esse militari, meccanici o civili, troveremo sempre qualcuno in grado di attirare le nostre simpatie. L’ambientazione è quella tipica del genere, quindi avremo perlopiù a che fare con interni, fortunatamente abbastanza diversificati, suggestivi scorci spaziali e qualche rara digressione sulla terraferma, peraltro ampiamente giustificata dal plot.

Galactic Style

Lo stile di ripresa di Battlestar Galactica è di tipo documentaristico, questo significa che dovremo fare l’abitudine a repentini cambi di inquadrature, telecamere traballanti, scene girate con inquadrature multiple e primi piani estremi, apparentemente non impeccabili. Questo tipo di registro ha il pregio di rendere viva e credibile la scena, di imporre un ritmo più frenetico aumentando così il senso di drammaticità degli eventi.

Battlestar Galactica - Stagione 1 Battlestar Galactica riscrive le coordinate della fantascienza televisiva e prende le distanze dai classici del genere, persino dall’illustre predecessore. Ora tutto è più drammatico, i tempi più serrati lo avvicinano a produzioni moderne del calibro di “24” ( si pensi all’episodio iniziale "33 minuti"), il senso di disperazione è costantemente presente e sempre più pressante e necessaria, si fa la ricerca della Terra. Una sorta di odissea fantascientifica cui non mancano riferimenti all’esodo del popolo di Israele verso la terra promessa. Proprio questo aspetto "fantarealistico" potrebbe convincere anche chi del sci-fi non fa il proprio pane quotidiano. Perderselo per oscuri pregiudizi sul genere sarebbe imperdonabile.