Recensione Black Mirror - Stagione 2

La seconda stagione della serie antologica britannica mantiene intatto tutto il suo feroce fascino: tre episodi che tra satira e genere graffiano ferocemente temi importanti, dalla politica ai reality show all'esasperazione tecnologica.

recensione Black Mirror - Stagione 2
Articolo a cura di

Arriva, questa volta nell'ordine cronologico esatto, anche la seconda stagione di Black Mirror sugli schermi di RAI4 in prima free. A partire dalle 23.15 di martedì 30 giugno saranno infatti trasmessi i nuovi del serial, che a livello qualitativo non hanno fatto certo rimpiangere i fasti della precedente. Come in passato ritornano alcuni temi ciclici dell'opera antologica, tutti osservati nuovamente con sguardo critico, in alcuni passaggi assai feroce: la politica, l'eccessiva rincorsa tecnologica e i reality show vengono infatti di nuovo scannerizzati e mandati al macello con una satira lucida e intelligente che apre sempre a spunti di riflessione, più o meno condivisibili ma quanto mai attuali nel nostro contemporaneo.

Return to me

E' Torna da me ad aprire le danze della seconda stagione. In questo primo episodio Martha e Ash sono una giovane coppia di innamorati che vive in una casa isolata in campagna. Lui è drogato di social network mentre la compagna è una moderna pittrice digitale. Proprio durante un appuntamento al quale la ragazza non ha potuto partecipare a causa del suo lavoro, il fidanzato perde la vita in un'incidente d'auto. Distrutta dal dolore, nonché scopertasi incinta, Martha viene iscritta da una cara amica a un innovativo servizio che permette di chattare con versioni computerizzate delle persone scomparse, basando il background culturale e/o caratteriale sugli interventi ripresi da internet. Dapprima titubante Martha si fa presto coinvolgere nei passaggi successivi, che le danno anche la possibilità di dialogare al telefono con una voce "identica" a quella di Ash e inoltre un ulteriore, costosissimo, grado di evoluzione ben più drastico. Sembra, con le dovute distinzioni e diversi accorgimenti in fase di narrazione, di assistere ad un mix tra due recenti film di fantascienza umanistica degli ultimi anni: stiamo parlando di Womb e del giustamente osannato Her. Sotto la regia di Owen Harris i cinquanta minuti di visione scorrono con una certa, dolorosa e trattenuta, inquetudine che con costanza ci trascina infine fino all'emblematico epilogo. Pemane forte la critica sia allo sviluppo tecnologico sempre più vicino alle capacità di creare surrogati di umanità, sia a un vuoto morale che trasforma l'eleborazione e la catarsi del lutto in una scappatoia di semplice e disumanizzante terrore della solitudine. Ottimi sia la Hailey Atwell di Capitan America che il Domnhall Gleeson di Ex Machina, in un ruolo quasi invertito rispetto a quello del film diretto da Alex Garland.

Run for your life

L'etichetta di puntata più estrema di questa seconda stagione spetta sicuramente alla numero 2, intitolata Orso Bianco. In questi quaranta minuti, diretti da Carl Tibbetts, Victoria si risveglia completamente priva di memoria. In giro nella casa dove si trova rinviene la foto di una bambina, che pensa essere sua figlia. Uscita dalle quattro mura scopre però che tutte le altre persone sembrano ignorare la sua richiesta di aiuto, riprendendola inoltre con i telefonini. La donna, spaventata e scossa dagli sporadici flashback che la assalgono, viene aggredita da un uomo mascherato e armato di fucile; trovato rifugio in un centro commerciale, riceve l'aiuto di Jem, una ragazza in fuga come lei. La giovane rivela a Victoria l'atroce verità: la maggior parte della popolazione è stata vittima di un virus, diffuso sui dispositivi elettronici, ed è diventata totalmente drogata dalla compulsiva mania di riprendere tutto e tutti. In questo nuovo mondo anestetizzato la frangia di gente più violenta si è ritagliata il ruolo di spietati assassini, a caccia di coloro che non hanno subito il contagio. Con l'aiuto di Victoria, Jem ha intenzione di distruggere il trasmettitore Orso Bianco, dal quale provengono gli strani segnali destabilizzanti.
Feroce attacco al mondo dei reality show, questo secondo episodio spicca per una brutalità secca e senza sconti che si rivela infine in un cliffhanger straziante, arrivando al contempo a criticare con forza la pena di morte e le torture sui prigionieri. Con un colpo di scena originale, capace di spiazzare con una notevole dose di imprevedibilità, i momenti di cieca violenza etica e morale fanno ancor più paura del dolore fisico, offrendo una sorta di versione riveduta e corretta in chiave pseudo fantastica / sociale dell'action-movie cult di John Woo intitolato Senza tregua.

Election

Ancora la politica, come nell'esordio della prima stagione, torna ad essere protagonista nel terzo e conclusivo episodio della seconda. In Vota Waldo Jamie Salter è un comico fallito che presta la voce e le movenze (attraverso un avanzato sistema di motion capture) a Waldo, un cartone animato dalle fattezze di un orso blu irriverente e volgare. La creatura digitale pone domande a politici in vista delle imminenti elezioni e proprio durante l'intervista con il candidato favorito, i produttori del programma si accorgono dell'influenza che Waldo potrebbe avere sul pubblico. Incredibilmente l'orsetto viene candidato alle successive elezioni, mentre Jamie inizia una relazione con una delle altre candidate alla poltrona. Ma gestire sia la vita privata che la sua incarnazione animata diventa ben presto un problema per l'uomo, che si troverà dinanzi ad un bivio morale proprio quando Waldo nei sondaggi viene dato per possibile vincitore.
Lo hanno addirittura paragonato ad un'involontaria parodia della situazione italiana contemporanea, nella lotta tra i vecchi politicanti e l'anti-politica, ma senza entrare in diatribe sull'argomento, bisogna dire che questa terza puntata affonda bene i suoi colpi con una millimetrica precisione, trovando nell'uso sempre maggiore di internet, smartphone e tablet il suo spunto di critica verso la realtà che ci circonda: proprio su questi mezzi si diffonde infatti viralmente il successo di un personaggio inventato, creato ad hoc per attirare le simpatie di grandi e piccini e conquistare tramite il marketing sempre maggiori fonti di guadagno. Laddove colpisce dal punto di vista sociale però dal punto di vista emotivo / empatico la puntata si rivela forse la più debole del trittico, colpa anche di caratterizzazioni appena accennate dei personaggi umani, banalizzate in favore di quella di Waldo.

Black Mirror - Stagione 2 Due episodi ottimi e uno, soltanto, buono per la seconda stagione di Black Mirror, che con una tagliente ironia e uno sguardo thrilling ci trascina in molti dei controsensi contemporanei. Sci-fi, horror e satira sono di nuovo al servizio di uno sguardo sociale acuto e sprezzante che non ha paura di osare oltre i limiti, fregiandosi di ottimi interpreti e di registi capaci di arrivare dritti al punto con ammirabile efficacia. E l'attesa della terza stagione si fa sempre più spasmodica.