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Bloodline: Recensione della terza stagione Recensione

Bloodline di Netflix giunge al termine, trascinandosi verso una chiusura che ormai sembrava decisamente inevitabile...

recensione Bloodline: Recensione della terza stagione
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«Non siamo persone cattive, ma abbiamo fatto una cosa cattiva.» Questa la frase ricorrente fin dalla prima stagione, quando con la sua voce fuoricampo John Rayburn (Kyle Chandler) ci raccontava a posteriori le prime disgrazie della sua famiglia. Adesso, arrivati alla terza e ultima stagione, ci troviamo ancora lì, a quel mantra che ha caratterizzato l'andamento della serie targata Netflix. Sappiamo che inizialmente la storia doveva spalmarsi su cinque o sei stagioni, per poi essere ufficialmente cancellata lasciando alla serie di episodi appena usciti il compito di chiudere le vicende. La saga familiare prese le mosse dal ritorno della pecora nera, Danny (Ben Mendelsohn), prima vera vittima della famiglia così intenta a difendere il buon nome e il posto di rilievo nella propria comunità.
Non soltanto uno "sbandato", Danny rappresentava il costante ricordo delle terribili azioni del passato: dalle violenze su di lui da parte del padre, al silenzio colpevole della madre, fino alle menzogne impaurite dei fratelli. Non poteva che risolversi con la morte del figliol prodigo, così come la seconda stagione non poteva che affrontare le conseguenze e la devastazione interiore dei fratelli, colpevoli dell'omicidio. Apparentemente il ciclo poteva sembrare chiuso, e avrebbe avuto anche senso, ma come dicevamo i creatori volevano raccontarci una storia più ampia ed ecco il secondo omicidio che ci lanciava verso la terza stagione. Per ostacolare le indagini sulla morte di Danny, il più piccolo dei fratelli Rayburn decide di uccidere il nuovo sceriffo, Marco (Enrique Murciano), ex-compagno di Meg Rayburn (Linda Cardellini).

Il ciclo continuo dell'inconsistenza

Ce n'era veramente bisogno? No. La terza stagione non fa che reiterare meccanismi messi in scena nelle prime due, portando all'esasperazione se non alla caricatura i principi di fondo su cui la serie si manteneva. «Non siamo cattivi, ma facciamo cose cattive» è una frase che non può stare più in piedi. I Rayburn cattivi lo sono, così come sono assolutamente inconsistenti. Siamo di fronte a qualcosa di già visto, con la logica consequenziale omicidio-bugia-insabbiamento-crollo che continua a ripetersi, uguale a se stessa e mai del tutto convincente.

Non c'è più sviluppo nei personaggi, che rimangono nei loro schemi ormai saldamente fissati, declinazioni granitiche del travaglio interiore. John rimane quello responsabile, quello pronto a sobbarcarsi il peso della famiglia; Kevin (Norbert Leo Butz) quello rabbioso, impulsivo, completamente vinto dal panico; Meg colei che fugge, non affronta la difficoltà, non si espone, scelta caratteriale questa volta aggravata dal fatto che il morto di turno era il suo partner di vita.

Per chiudere non è mai troppo tardi

Un more of the same che ha il compito di chiudere e cercare di dare un senso e una spiegazione a tutti quei rimandi che fin dalla prima stagione circondano le vite della famiglia Rayburn. Si cerca allora di ampliare le vicende passate, di far chiarezza sui segreti oscuri, ma quella che permane è una sensazione di pochezza. Se al suo esordio Bloodline creò un certo interesse, soprattutto grazie alla figura di Danny e quello che conseguiva il suo ritorno, sembra che la spinta narrativa si sia esaurita lì, procedendo per inerzia in una forzatura di un prodotto che quel poco che aveva da dire lo aveva già detto ampiamente a suo tempo. Si assesta quindi sulla mediocrità l'intera saga, risultando qualcosa di confezionato bene ma dall'essenza anonima; non qualcosa di cui vergognarsi, ma nemmeno di cui andare fieri. Se pure ci hanno tenuto compagnia discretamente ci dimenticheremo presto, dei Rayburn.

Bloodline - Stagione 3 Riciclando soluzioni e sviluppi già rivisti nelle scorse stagioni, le vicende della famiglia Rayburn si chiudono lasciandoci una sensazione di pochezza. Visti i risultati e i risvolti finiamo la visione domandandoci se fosse veramente necessaria questa terza stagione ma con la consapevolezza che finalmente sia tutto finito.

6

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