Recensione Bloodline - Stagione 1

Al centro di Bloodline ci sono i: Rayburn sono una rispettabile famiglia delle Florida Keys: è il 45° anniversario del loro resort, le celebrazioni stanno per cominciare, quando Danny fa ritorno dopo anni, portatore di scomode verità.

recensione Bloodline - Stagione 1
Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

È uno dei gioiellini targati Netflix del 2015 ma, forse complici i nomi altisonanti di altre serie della stessa piattaforma (pensiamo a Narcos, Sense8, Daredevil e Jessica Jones, per limitarci alla stessa annata), è passata leggermente inosservata, e a torto. Bloodline , con i suoi 13 episodi da 60 minuti, è un ottimo prodotto (Sony Pictures), capace di condensare thriller e dramma in un contesto familiare e apparentemente (ma solo apparentemente) amichevole, di accostare la dimensione locale dell'arcipelago delle Florida Keys e quella globale, l'ingombrante confine messicano e il problema dell'immigrazione, le rotto del narcotraffico, le "incursioni" settentrionali dei capitalisti newyorchesi e di assetati imprenditori edili. Il tutto coordinato dal cuore narrativo del classico dramma di famiglia, fatto di rancori mai sopiti e scheletri nell'armadio: antiche ostilità sono destinate a tornare alla luce e a segnare il punto di non ritorno per i personaggi dell'agiata borghesia della Florida, in una sfilata di incomprensioni e degrado umano.

We are the Rayburn

L'intero plot ruota attorno alle vicende della famiglia Rayburn, una rispettabile famiglia delle Florida Keys che gestisce da decenni un resort sulla spiaggia e si è guadagnata un certo prestigio locale. Il 45° anniversario della struttura dei Rayburn sta per essere celebrato con tutti i crismi, il capofamiglia Robert insieme alla moglie Sally e ai figli John, Meg e Kevin è pronto alle decorazioni dei politici locali e all'intitolazione di un pontile in onore della famiglia. Ma proprio quel giorno, senza preavviso e circondato dallo stupore generale, ritorna Danny (uno spettacolare Ben Mendelsohn), la pecora nera della famiglia. L'aspetto è scapestrato, quello di uno sbandato con alle spalle storie che non vuole raccontare, e in tasca ha una lettera: un discorso, che vuole leggere a cena. Tra lui e il padre non scorre buon sangue, e il resto della famiglia è spaventato dal suo ritorno. Vecchie ostilità, insabbiate ma ancora brucianti, sono destinate a rivelare le crepe di una famiglia apparentemente perfetta e a avviare un percorso di declino. Del cui esito lo spettatore è già al corrente: con un flash-forward iniziale e la voce narrante del fratello John (Kyle Chandler, l'agente FBI di The wolf of Wall Street), vero protagonista della serie, sappiamo da subito che il punto di arrivo sarà la morte dello sbandato Danny. «We are not bad people - dice John agli spettatori - but we did a bad thing»: Bloodline è il racconto del passaggio dal punto A al punto B, dal punto alfa di apparente purezza al punto B in cui esplodono il male e il rancore, la violenza e l'irrazionalità. Dietro, un mondo di segreti mal celati pronti ad essere rivelati e a far divampare un incendio.

Quel cavalluccio marino...

Bloodline è emblematico fin dal titolo: letto come "legame di sangue", perché legato alla famiglia Rayburn e a un motore narrativo incentrato sulle inimicizie interne, ma anche come "linea di sangue", come una scia, una storia che sarà segnata dal sangue e dall'escalation di violenza. Come alcune altre opere seriali degli ultimi anni, anche in questo caso si segue un canone che troviamo ricorrente in Netflix: c'è la voce narrante, il dico-non-dico che intriga lo spettatore e suscita un teasing dosato, un mix di thriller e dramma, il piano personale/familiare e quello criminale/internazionale, più grande del singolo individuo. E c'è inoltre tutto un canone estetico e stilistico, una predilezione per la vita quotidiana da seguire anche nelle sue banalità, per una narrazione a tratti lenta e descrittiva, a tratti incline alla spettacolarità.
Le immagini e il comparto sonoro favoriscono un ritmo rallentato, tipico di un'area - le Florida Keys - dove sembra di essere sempre in vacanza, a cui i turisti si riferiscono come il paradiso in Terra, ma che per i protagonisti è un autentico inferno. Qua e là nella serie sono disseminati simboli ricorrenti e misteriosi, lo spettatore non sa più di quel che non gli viene mostrato. E in particolare, fin dalla prima scena, fa la sua comparsa il ciondolo di un cavalluccio marino, destinato a fare da fil rouge all'intera narrazione.

Bloodline - Stagione 1 Ultima fatica di Todd A. Kessler (una delle leve provenienti dalla “factory” de I Soprano), Bloodline è una delle serie meno note di Netflix ma non per questo meno apprezzabile o inferiore per qualità. Più vicina ai topos narrativi dei romanzi drammatici e familiari, riadattati al canone seriale contemporaneo, diretto con maestria ma soprattutto scritto accuratamente, può contare su una narrazione verosimile e coinvolgente, aiutata dalla magistrale interpretazioni dei suoi attori, soprattutto quelli chiamati a interpretare i quattro figli Rayburn: oltre ai già citati Mendelsohn e Chandler, anche Linda Cardellini e Norbert Leo Butz. T redici ore di thriller familiare, glocale e drammatico, un mix di misteri e sangue avvelenato che trascinano lo spettatore fin dalla prima puntata, senza mai stancarlo.

7.5

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